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venerdì 25 novembre 2022

Recensione "La donna da mangiare" di Margaret Atwood - Questa volta leggo

Oggi è il momento di questa rubrica 
 
Come sempre grazie a Dolci, Queen della grafica
 
 
Ogni mese verrà scelta una parola e nell'ultima settimana troverete le recensioni sui vari blog partecipanti. Ognuno quindi avrà un titolo diverso, scelto in relazione alla parola data, tutti con un comun denominatore.

La parola di novembre è:

 D O N N A 

Oggi è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne e io, approfittando di questa rubrica, ho voluto rendere omaggio all'occasione leggendo un'autrice simbolo del femminismo. Ho letto proprio uno dei suoi primi lavori, scritto a metà degli anni '60 e pubblicato la prima volta nel 1969, ancora oggi molto attuale.
Il libro:
Autrice: Margaret Atwood
Titolo: La donna da mangiare
Data di pubblicazione: questa edizione 5 novembre 2020 (prima pubblicazione 1969)
Editore: Ponte alle Grazie
Pagine: 396

Trama:
Marian è una ragazza ben educata e istruita, vive negli anni Sessanta a Toronto, ed è fidanzata con Peter, un promettente avvocato. Lavora in un'azienda che si occupa di ricerche di mercato, dove i posti di responsabilità sono tutti ricoperti da uomini. Ambiziosa, ma anche desiderosa di essere normale, Marian decide di assecondare le richieste del suo fidanzato e della società e attende fiduciosa il matrimonio, che pensa le conferirà un ruolo. La svolta inattesa giunge quando incontra Duncan, un dottorando in Letteratura inglese che ignora le regole ed è profondamente determinato, a differenza di Marian, a esprimere la propria individualità. La ribellione parte dal corpo della ragazza, che inizia a rifiutare il cibo: prima la carne, poi le uova, infine le verdure, finché la sua personalità, tenuta così a lungo a freno, esplode in una serie di comportamenti inappropriati e sovversivi, modificando per sempre la sua rassicurante, stabile routine. Spregiudicato, esilarante e acuto, La donna da mangiare è il primo romanzo di Margaret Atwood e contiene già tutti i temi delle sue opere successive, presentandola come un'osservatrice consumata delle ironie e delle assurdità generate dal conformismo. Questo primo libro dell'autrice diventerà anche una serie tv, la cui uscita è prevista per il 2021
 

Durante la lettura di questo libro ho continuamente pensato al periodo storico in cui la Atwood l’ha scritto e a come sia ancora oggi sempre attuale (purtroppo).
L’autrice, all’inizio della sua carriera (nella postfazione para di 23 anni di età), ha scritto questo testo, il secondo della sua carriera, che per vari disguidi non è stato pubblicato fino al 1969 (lei lo ha scritto qualche anno prima). Lo ha definito il suo libro più protofemminista, in quanto il movimento femminista è nato negli anni della pubblicazione; quando l’ha scritto lei ne respirava già l’aria, ma non era ancora venuto alla luce.

A mio avviso è stata pioniera anche dei problemi di disturbi alimentari legati alla discriminazione di genere e il suo lavoro per me che l’ho letto così tanti anni dopo, ha proprio elementi che ritrovo puntuali nella società attuale (di nuovo purtroppo).

Questo libro racconta la storia di Marian, una ragazza laureata canadese dei primi anni ’60, la cui scelta per il futuro si riduce alla scelta di un marito oppure a un lavoro insoddisfacente. Racconta anche come la società di allora vedeva la figura femminile, anche attraverso i personaggi secondari, ognuno con caratteristiche peculiari, forse un po’ esasperate, ma che lanciano un messaggio. Passa proprio il messaggio che le donne possono essere madri oppure zitelle, che se studiano sono svantaggiate in quanto si illudono di poter ambire ad altro.

L’autrice nel raccontare tutto questo usa un parallelismo con il cibo, che sfocia nel finale che determina il titolo. La donna in quanto oggetto, in quanto sostanza da usare, da mangiare.

Ho trovato messaggi in ogni capitolo, ho proprio letto questo libro consapevole di leggere non una storiella da evasione, ma un’opera quasi sociologica, pregna di significati e denunce, che spero lascino a tutti molti insegnamenti.

Non è però una storia pesante, tutt’altro. Lo stile è incisivo e pungente, risulta molto scorrevole e non mi ha lasciata devastata (come con Il racconto dell’ancella).

Insomma anche all’inizio della sua carriera la Atwood si è rivelata una portavoce della questione femminile e un’autrice dalle grandi capacità comunicative, oltre che un precursore dei tempi.

Sono contenta di aver letto questo libro in questi giorni, trovo che mi abbia proprio arricchita e lo consiglio a chi cerca un testo di altissima qualità che tratta un tema purtroppo ancora terribilmente attuale.
Voto: 4.5*


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6 commenti: