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sabato 4 febbraio 2017

Recensione "Orfani bianchi" di Antonio Manzini

Buongiorno, oggi vi lascio il mio pensiero su questo romanzo che ho subito comprato ma che poi ho avuto timore di leggerlo (fondatissima paura!). Grazie a Laura e alla sua challange ho dovuto farlo, per fortuna. Spero che la recensione si capisca e di essere riuscita in qualche modo ad esprimere il mio pensiero, cosa per niente facile in questo caso.

Autore: Antonio Manzini
Titolo: Orfani Bianchi
Editore: Chiarelettere
Data di pubblicazione: 20 ottobre 2016
Pagine: 256

Trama:
Mirta è una giovane donna moldava trapiantata a Roma in cerca di lavoro. Alle spalle si è lasciata un mondo di miseria e sofferenza, e soprattutto Ilie, il suo bambino, tutto quello che ha di bello e le dà sostegno in questa vita di nuovi sacrifici e umiliazioni. Per primo Nunzio, poi la signora Mazzanti, “che si era spenta una notte di dicembre, sotto Natale, ma la famiglia non aveva rinunciato all’albero ai regali e al panettone”, poi Olivia e adesso Eleonora. Tutte persone vinte dall’esistenza e dagli anni, spesso abbandonate dai loro stessi familiari. Ad accudirle c’è lei, Mirta, che non le conosce ma le accompagna alla morte condividendo con loro un’intimità fatta di cure e piccole attenzioni quotidiane.
Ecco quello che siamo, sembra dirci Manzini in questo romanzo sorprendente e rivelatore con al centro un personaggio femminile di grande forza e bellezza, in lotta contro un destino spietato, il suo, che non le dà tregua, e quello delle persone che deve accudire, sole e votate alla fine. “Nella disperazione siamo uguali” dice Eleonora, ricca e con alle spalle una vita di bellezza, a Mirta, protesa con tutte le energie di cui dispone a costruirsi un futuro di serenità per sé e per il figlio, nell'ultimo, intenso e contraddittorio rapporto fra due donne che, sole e in fondo al barile, finiscono per somigliarsi.
Dagli occhi e dalle parole di Mirta il ritratto di una società che sembra non conoscere più la tenerezza. Una storia contemporanea, commovente e vera, comune a tante famiglie italiane raccontata da Manzini con sapienza narrativa non senza una vena di grottesco e di ironia, quella che già conosciamo, e che riesce a strapparci, anche questa volta, il sorriso.

Ho iniziato questo libro preparata, sapevo che era tosto e che le probabilità di stare male sarebbero state alte. Alla fine ci sono stata malissimo lo stesso, quindi se decidete di leggerlo, e io ve lo consiglio dal profondo del cuore, sappiate che comunque non sarete mai preparati abbastanza.
E' un libro che parla di immigrazione, è vero, infatti la protagonista è Mirta, una ragazza moldava che lavora come badante mentre cerca di risparmiare abbastanza per poter far venire in Italia suo figlio Ilie, di dodici anni, rimasto con la nonna in patria.
I soldi, sempre loro. Sono cani arrabbiati che quando li hai per le mani ti mordono e li devi lasciare andare subito via. Sono molle che rimbalzano, sono l'incubo, Nina, l'incubo di questa vita.
Ma non è solo un testo sui problemi che devono affrontare queste persone e, soprattutto, non c'è per niente buonismo. Forse questo è l'aspetto che più mi ha stupito e che più ho apprezzato. Non ci sono frasi buttate lì per far provare pena, assolutamente mancano i luoghi comuni. C'è un pizzico di ironia e lo sguardo attento su un sistema sbagliato in tutto. E non ne esce vincente nessuno. Non gli italiani, che si lamentano che gli stranieri rubano il lavoro ma non farebbero mai certe mansioni, soprattutto non con quelle paghe. Non gli stranieri, che nella miseria criticano tutto ma poi appena riescono approfittano pure loro. Non  le persone anziane, che non riescono ad avere dignità nell'ultima parte della vita rimasta. Insomma la società ha un problema, e grande. Ma in questo libro non c'è commiserazione, né frasi fatte. E' uno spaccato su un problema che spesso non vogliamo guardare, anche se ci riguarda.
Però su una cosa vorrei farla ragionare. Che paese è quello che ti costringe a partire e andare a vivere in una famiglia straniera incapace di badare ai propri anziani costringendoti a sputare sulla tua?
Lo stile dell'autore mi ha nuovamente conquistata quindi, mi piace proprio il suo modo di dire le cose. 
La prima cosa che mi è venuta in mente è una canzone di Guccini, Piccola storia ignobile, che parla di tutt'altro, ma ha alla base una cosa comune: è talmente una questione ignorata che ai nostri occhi non ha più significato. La gente la vede e non prova nemmeno più dispiacere. Infatti l'epilogo è proprio così, anonimo e volutamente senza riferimenti, da dimenticarsi dopo due minuti.
Mi ha toccata tantissimo questo. L'indifferenza della gente e nella gente mi ci metto pure io. Per esperienza personale sono prossima alla critica contro un determinato popolo, ho preconcetti e ogni volta che capita mi arrabbio perché io non voglio essere così. Questo libro mi ha ricordato che non bisogna generalizzare mai e che dietro ogni persona c'è un vissuto, spesso tragico. Il mio obiettivo è di ricordarmelo ogni volta che mi viene da fare polemica. Ed estendo questo invito a tutte le persone, di ogni nazionalità.
Che razza di madre sei se sei costretta a mettere tuo figlio in orfanotrofio? Che razza di madre sei? Non lo sapeva. Era una madre sola, e il mondo era un masso, un enorme masso che rotolava per una discesa e lei poteva solo scappare e cercare un posto dove nascondersi.
Ve lo consiglio? Senza ombra di dubbio, andrebbe letto da tutti quanti anche solo per invogliare a passare a salutare il parente anziano che vive aspettando un nostro cenno d'affetto.


lunedì 28 novembre 2016

Recensione "Pista nera" di Antonio Manzini

Ciao, oggi inizio la settimana con una lettura che aspettava di essere letta da troppo tempo. Ormai è impossibile non conoscere Rocco Schiavone, di recente è pure uscita una serie TV, che spero di recuperare al più presto. 

Autore: Antonio Manzini
Titolo: Pista nera
Editore: Sellerio Editore Palermo
Data di pubblicazione: 2013
Pagine: 288

Trama:
Un vicequestore nato e cresciuto a Trastevere, che odia lo sci, le montagne, la neve e il freddo viene trasferito ad Aosta. Rocco Schiavone ha combinato qualcosa di grosso per meritare un esilio come questo. È un poliziotto corrotto, ama la bella vita. È violento, sarcastico nel senso più romanesco di esserlo, saccente, infedele, maleducato con le donne, cinico con tutto e chiunque, e odia il suo lavoro. Però ha talento.
Una rilettura della tradizione del giallo all’italiana, capace di coniugare lo sguardo dolente del neorealismo e la risata sfrontata di una commedia di avanspettacolo.
Semisepolto in mezzo a una pista sciistica sopra Champoluc, in Val d’Aosta, viene rinvenuto un cadavere. Sul corpo è passato un cingolato in uso per spianare la neve, smembrandolo e rendendolo irriconoscibile. Poche tracce lì intorno per il vicequestore Rocco Schiavone da poco trasferito ad Aosta: briciole di tabacco, lembi di indumenti, resti organici di varia pezzatura e un macabro segno che non si è trattato di un incidente ma di un delitto. La vittima si chiama Leone Miccichè. È un catanese, di famiglia di imprenditori vinicoli, venuto tra le cime e i ghiacciai ad aprire una lussuosa attività turistica, insieme alla moglie Luisa Pec, un’intelligente bellezza del luogo che spicca tra le tante che stuzzicano i facili appetiti del vicequestore. Davanti al quale si aprono tre piste: la vendetta di mafia, i debiti, il delitto passionale. Difficile individuare quella giusta, data la labilità di ogni cosa, dal clima alle passioni alla affidabilità dei testimoni, in quelle strette valli dove tutti sono parenti, tutti perfettamente a loro agio in quelle straricche contrade, tra un negozietto dai prezzi stellari, un bar odoroso di vin brulé, la scuola di sci, il ristorante alla mano dalla cucina divina.
Quello di Schiavone è stato un trasferimento punitivo. È un poliziotto corrotto, ama la bella vita. È violento, sarcastico nel senso più romanesco di esserlo, saccente, infedele, maleducato con le donne, cinico con tutto e chiunque, e odia il suo lavoro. Però ha talento. Mette un tassello dietro l’altro nell’enigma dell’inchiesta, collocandovi vite e caratteri delle persone come fossero frammenti di un puzzle. Non è un brav’uomo ma non si può non parteggiare per lui, forse per la sua vigorosa antipatia verso i luoghi comuni che ci circondano, forse perché è l’unico baluardo contro il male peggiore, la morte per mano omicida («in natura la morte non ha colpe»), o forse per qualche altro motivo che chiude in fondo al cuore.


Rocco Schiavone era così. Prendere o lasciare.
Questo libro me l'hanno consigliato tutti, ma proprio tutti quelli che l'hanno letto. E a tutti è piaciuto. E tutti quelli che sanno i miei gusti sono stati concordi nel dire che avrei adorato Rocco Schiavone, perché per nulla buono, perché si fuma le canne, perché usa le clarks, perché è un donnaiolo, perché è tormentato, perché è l'anti eroe per eccellenza. Io ho preso in mano il libro conoscendolo già, sapendo già cosa aspettarmi e con aspettative alle stelle. Dopo una quarantina di pagine avevo quasi le lacrime agli occhi. Non è scattata la scintilla, Rocco faceva esattamente quello che mi sarei aspettata e io dovevo a tutti i costi amarlo, non era possibile fare altrimenti. L'ho mollato. Ho letto fantascienza, fantasy, romance, ho cambiato genere del tutto. Però questo fallimento mi pesava, quasi mi vergognavo del fatto che io non fossi fra gli osannatori di questo libro. Poi ho fatto pace con me stessa e ho deciso che non me lo sarei fatto piacere a tutti i costi, poteva benissimo essere un altro Zafòn, oltretutto abito isolata è difficile raggiungermi.
E quindi sabato sera l'ho ricominciato, senza aspettative, convinta di stroncarlo e ieri mattina l'ho finito. Mi ha dato fastidio persino dormire, avrei voluto fare una tirata unica. 
Questa lunga premessa per dire che poi la magia è scattata anche per me, mi unisco alle fila di chi lo ama. Si perché questo libro è Rocco, è conoscere lui, il suo personaggio così particolare e anticonformista. E sì, avevate ragione, non può non piacermi.
Una telefonata sul cellulare a quell'ora di sera era una rottura di coglioni, sicuro come una raccomandata di Equitalia.
Una volta azzerati i preconcetti sono riuscita a godermi appieno sia il protagonista che la storia. E' un giallo e devo ammettere di non aver risolto il mistero, punto decisamente a favore. E l'ambientazione è molto suggestiva, questa vallata ricoperta di neve con gli abitanti così particolari. Io abito in una valle, in Piemonte, più in basso, ma riconosco molte analogie, soprattutto sul carattere degli abitanti. In fondo siamo tutti un po' imparentati no? Mi è piaciuto, mi sono riconosciuta. E devo dire che non svelare tutto il passato di Rocco, anche se in qualche modo capibile, aumenta l'aura di fascino che questo personaggio emana. Ho apprezzato soprattutto il finale, sia lo show nello svelare il colpevole sia la reazione del vice questore.
Ma non si può toccare l'orrore senza farne parte. E lui lo sapeva. Doveva per forza infilare le mani in quella melma appiccicosa, in quello schifo di palude per catturare i coccodrilli. E per farlo doveva trasformarsi inevitabilmente anche lui in una creatura di quei posti. Doveva sporcarsi. I fango diventava casa sua. E la puzza di decomposizione, il suo deodorante.
Penso che di questo personaggio si è parlato pure troppo, è il suo momento, non mi dilungherei oltre. Nonostante la partenza è riuscito a conquistarmi, ne sono contenta. Così come sono contenta di non essermi impuntata e aver atteso, questo è stato il momento giusto. Inutile dirvi che tra le mie letture prossime ci sarà La costola di Adamo.
Ah il voto, oggi al fondo, crea più suspense 

Voi l'avete letto? Sicuramente se non l'avete ancora fatto vi avranno consigliato di farlo. Ma io vi suggerisco di aspettare il momento giusto. 


venerdì 18 novembre 2016

Chi ben comincia #11

Ciao a tutti e buon venerdì. Oggi torno con una rubrica che ho un pochino trascurato, Chi ben comincia, ideata da Alessia del blog Il profumo dei libri. Ma ho in lettura un libro molto chiacchierato in questo periodo e vorrei parlarne anche io.


REGOLE:

- Prendete un libro qualsiasi contenuto nella vostra libreria
- Copiate le prime righe del libro (possono essere 10, 15, 20 righe)
- Scrivete titolo e autore per chi fosse interessato

- Aspettate i commenti

Il libro in questione è "Pista nera" di Antonio Manzini, Sellerio editore. E' il primo della serie avente per protagonista Rocco schiavone, di cui in questi giorni è uscita anche la serie TV. Questo personaggio ha il suo perché e io devo dire che mi accodo agli "imbecilli" che lo seguono.




Giovedì


Gli sciatori se n’erano andati e il sole, appena sparito dietro le cime rocciose grigio azzurre dove s’era impigliata qualche nuvola, colorava la neve di rosa. La luna aspettava il buio per poter illuminare tutta la valle fino al mattino successivo.
Gli impianti di risalita erano fermi e gli chalet in quota avevano spento le luci. Si sentiva solo il brontolio dei motori dei gatti che andavano su e giù per risistemare il fondo delle piste da sci scavate tra boschi e rocce sulle costole delle montagne.
L’indomani sarebbe cominciato il week-end e la stazione sciistica di Champoluc si sarebbe riempita di turisti pronti a mordere la neve con le lamine. Andava fatto un lavoro certosino.
Ad Amedeo Gunelli era toccata la pista più lunga. La Ostafa. Un chilometro di lunghezza per una sessantina di metri di larghezza. La pista principale di Champoluc, quella che serviva ai maestri di sci con gli allievi alle prime armi come agli sciatori esperti per provare la superconduzione. Era quella che richiedeva più lavoro, che perdeva il manto nevoso già all’ora di pranzo. Infatti era scoperta in più punti. Sassi e terra, soprattutto al centro, la deturpavano.
Amedeo aveva cominciato dall’alto. Faceva questo lavoro da soli tre mesi. Non era difficile. Bastava ricordarsi i comandi del bestione cingolato e la calma. Quella era la cosa più importante. Calma e nessuna fretta.
Aveva infilato le cuffiette dell’iPod con i successi di Ligabue e s’era acceso la canna che gli aveva regalato Luigi Bionaz, il capo dei gattisti, il suo amico più caro. Era grazie a lui se Amedeo aveva un lavoro e portava mille euro al mese a casa. Sul sedile accanto aveva appoggiato la borraccetta con la grappa e il walkie-talkie. Tutto era pronto per le ore di fatica.
Amedeo recuperava la neve dai bordi, la spalmava sui punti più scoperti, la trinciava con la fresa mentre i pettini la appiattivano rendendo la pista una tavola da biliardo. Era bravo Amedeo, solo che stare lì da solo non gli piaceva. Spesso si pensa che la gente di montagna ami la vita solitaria e un po’ forastica. Niente di più falso. O almeno, niente di più falso per Amedeo. A lui piacevano le luci, il casino, la gente e chiacchierare fino all’alba.


Allora che ve ne pare? L'avete già letto tutti o qualcuno come me sta recuperando? O non vi ispira per nulla? Fatemi sapere, intanto vi dico già che presto ci sarà anche la recensione.



venerdì 9 settembre 2016

5 cose che... 5 nuove aggiunte alla wishlist





Buongiorno! Oggi finalmente inauguro questa rubrica, ideata dal blog Twins Books Lovers, alla quale mi sono iscritta già da tempo ma che fino ad oggi non sono riuscita a pubblicare. Ogni settimana viene scelto un argomento e si devono indicare le varie preferenze. Quindi la rubrica avrà cadenza settimanale, io ci provo, il venerdì.

L'argomento di oggi è:     5 nuove aggiunte alla wishlist



1. Pista nera di Antonio Manzini 

Ultimamente sento parlare tantissimo di Rocco Schiavone, in tantissimi blog che seguo e sono veramente curiosa di conoscerlo, sembra un personaggio veramente interessante.










2. Ultima: la città delle contrade di Carlo Vicenzi

Qualche tempo fa ho letto Nyctophobia. libro distopico scritto da questo autore (qui la mia recensione sul blog La biblioteca del libraio) e mi ha molto colpito. Quando ho trovato questo è finito subito in WL.










3. L'uomo che inseguiva i desideri di Phaedra Patrick
Uscito da pochissimo, questo libro ha conquistato diverse blogger che leggo e stimo. Dopo aver letto le loro recensioni mi è venuta molta voglia di leggerlo.










4. Il richiamo delle spade. La prima legge di Joe Abercrombie

Questo titolo è finito in lista perché verrei leggere qualcosa di epic fantasy dopo aver così tanto amato Anthony Ryan, ma conosco poco il genere. Allora ho chiesto in un gruppo facebook e questo è stato il titolo più gettonato. Sono molto curiosa anche se è difficile da reperire.







5. Il matrimonio di mio fratello di Enrico Brizzi
Dopo aver letto la recensione di Laura (qui) e di Lea (qui) non potevo non inserirlo. Poi io sono piena di foto simili alla cover, quindi...











Cosa ne dite di questa rubrica? E delle mie scelte?