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martedì 12 giugno 2018

Recensione "La regina del silenzio" di Paolo Rumiz - Premio Bancarella 2018

Autore: Paolo Rumiz
Titolo: La regina del silenzio
Editore: La nave di Teseo
Data di pubblicazione: 16 novembre 2017
Pagine: 214
Finalista premio Bancarella 2018

Trama:
Il malvagio re Urdal scende da Nord, invade col suo esercito la pianura dei Burjaki e proibisce loro ogni forma di musica. Con tre mostri – Antrax, Uter e Saraton – terrorizza la popolazione. Eco, il mago dai lunghi capelli bianchi che suscita i suoni della terra, viene fatto prigioniero e nella terra dei Burjaki cala il silenzio assoluto. Mila, la figlia del valoroso cavaliere Vadim, ha il dono innato della musica e cresce ascoltando la melodia della natura. Con il suono della sua voce sfida il divieto di Urdal e decide di cercare il bardo Tahir, l’uomo che le ha insegnato il canto, per guidare insieme la battaglia più importante, nel nome della musica e della libertà.
Paolo Rumiz regala ai suoi lettori una storia senza tempo sulla forza dell’arte e del coraggio, sull’importanza di credere nel proprio talento, contro ogni forma di violenza.

martedì 5 giugno 2018

Recensione "Nostalgia del sangue" di Dario Correnti - Premio Bancarella 2018

Autore: Dario Correnti
Titolo: Nostalgia del sangue:
Editore: Giunti
Data di pubblicazione: 17 gennaio 2018
Pagine: 544
Finalista Premio Bancarella 2018

Trama:
Il primo serial killer italiano è tornato. 
Certe mostruosità possono maturare solo in posti così: una provincia del nord Italia, dove soltanto pochi metri separano un gregge di pecore da un centro commerciale con sala slot e fitness, dove la gente abita in villette a schiera con giardino, tavernetta e vetrina con i ninnoli in cristallo, dove riservatezza è il nome che si attribuisce a un’omertà che non ha niente da invidiare a quella dei paesi dove comanda la mafia. 
Gli stessi luoghi che più di cento anni fa, infestati dalla miseria, dalla denutrizione e dalla pellagra, videro gli spaventosi delitti di Vincenzo Verzeni, il “vampiro di Bottanuco”, il primo serial killer italiano, studiato da Lombroso con la minuzia farneticante che caratterizzava la scienza di fine Ottocento e aggiungeva orrore all’orrore. 
Il serial killer che sembra citare il modus operandi di quel primo assassino non è però un giovane campagnolo con avi “cretinosi”, è una mente lucidissima, affilata, che uccide con rabbia ma poi quasi si diletta, si prende gioco degli inquirenti. 
A raccontare ai lettori le sue imprese e, a un certo punto, a tentare in prima persona di dargli la caccia, la coppia più bella mai creata dal noir italiano: Marco Besana, un giornalista di nera alle soglie del prepensionamento, disilluso, etico e amaro come molte classiche figure della narrativa d’azione, e una giovane stagista, la ventiseienne Ilaria Piatti, detta “Piattola”. Goffa, malvestita, senza neppure un corteggiatore, priva di protezioni, traumatizzata da un dolore che l’ha segnata nell'infanzia e non potrà abbandonarla mai, eppure intelligentissima, intuitiva, veramente dotata per un mestiere in cui molti vanno avanti con tutt’altri mezzi, Ilaria è il personaggio del quale ogni lettrice e lettore si innamorerà. 
Un uomo anziano e una ragazza rappresentanti emblematici delle due categorie più deboli della società italiana di oggi, uniscono la loro fragilità e le loro impensabili risorse per raccogliere la sfida lanciata dal male.

venerdì 18 maggio 2018

Recensione "Tutto questo ti darò" di Dolores Redondo - Premio Bancarella 2018

Autrice: Dolores Redondo
Titolo: Tutto questo ti darò
Editore: DeA Planeta
Data di pubblicazione: 17 ottobre 2017
Pagine: 517
Finalista Premio Bancarella 2018

Trama:
Quando una coppia di agenti in divisa bussa alla sua porta, Manuel, scrittore di successo impegnato nella stesura del prossimo bestseller, intuisce all’istante che qualcosa di grave deve essere accaduto ad Álvaro, l’uomo che ama e al quale è sposato da anni. E infatti il corpo senza vita del marito è stato ritrovato al volante della sua auto, inspiegabilmente uscita di strada tra le vigne e i paesaggi scoscesi della Galizia, a chilometri di distanza dal luogo in cui Álvaro avrebbe dovuto trovarsi al momento dell’incidente. Sconvolto, Manuel parte per identificare la salma ma, giunto a destinazione, si ritrova presto invischiato in un intrico di menzogne, segreti e omissioni che ruota attorno alla ricca e arrogante famiglia d’origine del marito. Con l’aiuto di Nogueira, poliziotto in pensione dal carattere ruvido, e di Padre Lucas, il prete locale amico d’infanzia di Álvaro, Manuel indaga sulle molte ombre nel passato dei Muñiz de Dávila e sulla vita segreta dell’uomo che si era illuso di conoscere quanto se stesso. Serrato, sorprendente e ricco di atmosfera, Tutto questo ti darò è un thriller psicologico dalla sensibilità finissima, capace di indagare con la stessa lucidità le dinamiche del cuore e quelle – troppo spesso malate – della società.

martedì 8 maggio 2018

Intervista a Guido Marangoni - Finalista Premio Bancarella 20018

Buongiorno! Oggi torno a vestire i panni di #bancarellablogger e vi faccio conoscere meglio Guido Marangoni, autore di "Anna che sorride alla pioggia" edito Sperling & Kupfer, uno dei sei libri finalisti del Premio Bancarella.


Per il tipo di argomento trattato questo libro mi è particolarmente caro, in quanto genitore di figlio speciale. Guido è riuscito a trasmettere un messaggio di gioia e accettazione così profondo che lo ringrazio da subito e invito voi tutti a guardare la sua pagina facebook, Buone notizie secondo Anna, in cui trovate le date dei vari eventi.



venerdì 27 aprile 2018

Recensione "L'assassinio di Florence Nightingale Shore" di Jessica Fellowes - Premio Bancarella 2018

Buongiorno, secondo appuntamento con la sestina finalista del premio Bancarella 2018, rieccomi quindi in veste di #bancarellablogger. Oggi vi lascio la mia opinione su questo libro, dalla copertina bellissima.


Autrice: Jessica Fellowes
Titolo: L'assassinio di Florence Nightingale Shore
Editore: Neri Pozza
Data di pubblicazione: 16 novembre 2017
Pagine: 317
Serie: #1 serie I delitti Mitford
Finalista premio Bancarella 2018

Trama:
Il 12 gennaio 1920 linfermiera Florence Nightingale Shore arriva a Victoria Station nel primo pomeriggio, in taxi, un lusso che ritiene di meritare a un passo dalla pensione e dopo una vita di sacrifici. Il mezzo di trasporto si intona, infatti, alla sua pelliccia nuova, regalo che si è concessa per il compleanno e che ha indossato per la prima volta solo il giorno precedente. Dopo aver acquistato un biglietto di terza classe per Warrior Square, Florence Nightingale Shore si accomoda nellultimo vagone, dove attende che il treno si metta in movimento. Poco prima della partenza nel suo scompartimento entra un uomo con un completo di tweed marrone chiaro e un cappello. È lultima volta che qualcuno la vedrà viva.
Il giorno stesso, sulla medesima tratta, la diciottenne Louisa Cannon salta giù da un treno in corsa per sfuggire allopprimente e pericoloso zio, che vorrebbe sanare i propri debiti «offrendo» la nipote a uomini di dubbia reputazione. A soccorrerla è un agente della polizia ferroviaria, Guy Sullivan, un ragazzo alto e allampanato, gli incisivi distanti e gli occhiali spessi e tondi che gli scivolavano sempre sul naso. Affascinato dalla determinazione della giovane, Guy si offre di aiutarla a raggiungere Asthall Manor, nella campagna dellOxfordshire, dove la ragazza deve sostenere un colloquio di lavoro come cameriera addetta alla nursery presso la prestigiosa famiglia Mitford. 
Louisa riesce a farsi assumere, divenendo istitutrice, chaperon e confidente delle sei sorelle Mitford, specialmente della sedicenne Nancy, una giovane donna intelligente e curiosa con un talento particolare per le storie, talento che le permetterà poi di essere una delle più sofisticate e brillanti scrittrici britanniche del Novecento.
Sarà proprio la curiosità di Nancy a spingerla a indagare, con laiuto di Guy, sul caso che sta facendo discutere tutta Londra: quello dellinfermiera assalita brutalmente sulla linea ferroviaria di Brighton. 
Basato sul vero omicidio, rimasto irrisolto, di Florence Nightingale Shore, questo è il primo romanzo di una serie di avvincenti gialli ambientati nellInghilterra degli anni Venti e Trenta, con protagoniste le sei «leggendarie» sorelle Mitford.


martedì 17 aprile 2018

Recensione "Anna che sorride alla pioggia" di Guido Marangoni - Premio Bancarella 2018

Buongiorno a tutti, oggi inizio a parlarvi dei finalisti del Premio Bancarella, vincitori del premio selezione Bancarella. Se mi seguite da un po' saprete che sono tra le fortunate a essere nella rosa delle #bancarellablogger, quelle ufficiali. Quindi da qui a luglio, quando ci sarà la serata di premiazione a Pontremoli, ogni tanto vi parlerò del premio e dei libri in gara. 
Se volete rivedere i post relativi alla scorsa edizione potete trovarli qui.

Autore: Guido Marangoni
Titolo: Anna che sorride alla pioggia
Editore: Sperling & Kupfer
Data di pubblicazione: 19 settembre 2017
Pagine: 191
Finalista premio Bancarella 2018

Trama:
Un'ora dopo aver letto l'esito del test di gravidanza, avevo già montato un canestro in giardino. «È un maschio, me lo sento!». Perché dopo due meravigliose figlie femmine era giusto, se non pareggiare i conti, almeno bilanciare un po' le parti. A Daniela l'ultima cosa che interessava era il sesso della creatura che portava in grembo. Bastava che fosse sana, diceva. Che poi è il pensiero di ogni genitore, solo che, quando la vita ti ha già messo alla prova, quel pensiero non lascia spazio a nessun altro. Poi ci fu il succo alla pera. Qualche sorso per svegliare a suon di zuccheri il piccoletto, in modo che si posizionasse a favore di ecografo. Fu quello il giorno in cui capii che mi dovevo preparare, perché qualcosa stava davvero per cambiare. Quando la dottoressa ci convocò e senza tanti preamboli ci disse: «Si tratta della trisomia 21», invece, capii un'altra cosa: che Daniela era già pronta. «È maschio o femmina?», chiese, lasciandomi a bocca aperta ancora una volta. Perché adesso sì, l'unica cosa che contava era sapere chi sarebbe arrivato nella nostra famiglia. Era Anna la buona notizia che stavamo aspettando.

lunedì 24 luglio 2017

#bancarellablogger a Pontremoli - La Ropolo c'era

Ciao a tutti, oggi sono qui per provare a raccontarvi l'incredibile esperienza vissuta nel weekend scorso quando, insieme alle mie socie, ho partecipato, in qualità di #bancarellablogger, alla serata conclusiva in cui è stato assegnato il 65° Premio Bancarella, a Pontremoli.


Il progetto bancarella blogger nasce a fine febbraio quando Amanda, libraia facente parte del direttivo dell'associazione librai indipendenti, ha contattato Laura La Libridinosa e le ha chiesto di formare una squadra che seguisse la manifestazione anche sui social e sui blog. Io sono stata inclusa in questo gruppo e non potrò mai ringraziarle abbastanza per la fiducia che hanno riposto in me, ne sono onorata e commossa.


In questi mesi abbiamo fatto diversi post, tra recensioni, interviste, spiegazioni sul premio ecc. e il 16 luglio c'è stata la premiazione. Saprete ormai tutti che il vincitore è stato Matteo Strukul con "I Medici. Una dinastia al potere", edito Newton Compton, a cui vanno i nostri complimenti.

Vorrei raccontarvi come ho vissuto io questi giorni, che sono stati magici e indimenticabili.

Sono partita da casa in compagnia della mia famiglia che mi ha accompagnata e ne ha approfittato per passare del tempo in un campeggio, al fresco e in piscina. Mi sono stati vicini lasciandomi però libera di vivere questo evento senza preoccupazioni, quindi non posso che ringraziarli per il sostegno!

Sono arrivata il sabato e dopo cinque minuti mi sembrava di essere in gita scolastica, insieme alle mie migliori amiche. Laura mi ha fatto le unghie e abbiamo chiacchierato senza sosta. Non solo con lei, con tutte, pure con Amanda che ho sempre visto come un capo e alla cui approvazione ho sempre ambito.
La cosa che più mi ha colpito, di nuovo, è questo senso di appartenenza, di comunione. Persone che ho visto dal vivo pochissime volte o, addirittura, per la prima volta; amiche però che ho sentito vicine come se ci incontrassimo ogni giorno. L'amicizia virtuale può esistere, ve lo assicuro! Ho trovato le sorelle che mi sono sempre mancate, delle complici. Abbiamo una grande passione comune e questa esperienza ci ha legate e unite in una maniera che fatico a spiegare. Laura, Stefania e Lea, Cristina, Deborah vi adoro!

Tornando al resoconto, sabato sera abbiamo cenato a Montereggio, il paese dei librai. E' un borgo stupendo, molto suggestivo, con le vie e le piazze intitolate agli editori. Abbiamo mangiato molto (pure troppo povera la mia dieta!), assaggiando anche i testaroli al pesto, piatto tipico locale, e concludendo la serata in terrazza a casa di un libraio sorseggiando vino e piluccando gorgonzola.
E' stato interessante osservare qualche dinamica interna alla Fondazione e all'associazione dei librai ed è cresciuta la mia ammirazione per Amanda e i suoi colleghi e per la passione che ci mettono.
Fin da questa serata ho riscontrato la considerazione che hanno avuto per noi. Ci hanno trattate come professioniste (sì, lo so, sono la prima a esserne stupita). Ci hanno ringraziate tantissimo (loro!) e siamo state incluse nella manifestazione proprio come parte integrante. Non sono neanche in grado di dirvi quanto questo è stato appagante, la mia paresi penso abbia raggiunto livelli critici di non ritorno.

Il giorno dopo abbiamo visitato Pontremoli che è un paese molto bello, ricco di storia e di scorci interessanti. La vista dal castello è stupenda. Abbiamo passato la giornata a prepararci all'evento della serata, sia psicologicamente che fisicamente.
Il cameratismo di nuovo era al massimo: trucco, parrucco, prove generali per il discorso della serata, siamo state frenetiche. Abbiamo riso e scherzato, sempre supportate dal nostro Sherpa, il compagno di Deborah che ci ha sostenute e accompagnate come un perfetto badante (hai un futuro, sappilo!).
E poi è arrivata la sera. Che emozione, a pensarci ho ancora le palpitazioni. La piazza era pronta, gli autori arrivati tutti tesi e sorridenti, uffici stampa, agenti, tecnici, librai, tutti insieme per gli ultimi preparativi. Abbiamo anche recuperato Anna Rita e Alberto Zuccalà (autore delle graforecensioni) e ci siamo sistemati in seconda fila, tutte pronte a salire sul palco.

Sì perché ognuna di noi ha presentato un autore, raccontando in meno di due minuti il libro. Dire che ero tesa è minimizzare, ero pietrificata, nonostante Dario Vergassola, che conduceva la serata, sia un grande artista e sappia gestire benissimo gli interventi.


Laura è salita per prima, ha raccontato del nostro progetto, invece io ho introdotto il libro di Cristina Caboni, che è una persona stupenda.
La serata poi è proseguita con lo spoglio dei voti e dopo tutto quanto con la cena. E' stata lunga, intensa, entusiasmante. Noi #bancarallablogger siamo piaciute, così ci è stato riferito, ma non potete immaginare quanto noi l'abbiamo apprezzato. Ci siamo sentite parte del progetto, ci hanno fatto sentire volute, apprezzate è tutto ciò davvero non ha prezzo.



Ma bando ai sentimentalismi, all'inizio del progetto vi avevamo annunciato che noi #bancarellablogger avremmo effettuato una nostra votazione, lo Sbancarella. L'abbiamo fatta prima della serata del 16 e il nostro vincitore è stato Lorenzo Marone con Magari domani resto ed. Feltrinelli.

Poco più di un anno fa ho aperto il blog, mi sembrava la giusta evoluzione di questa passione che mi riempie le giornate. Mi auguravo di poter incontrare qualche autore, di partecipare a qualche evento, ma neanche nella migliore delle mie speranze avrei immaginato di far parte di questo. E' stato magico!
La cosa che più mi ha colpita è come noi, io, Laura, Stefania, Lea, Deborah, Cristina, ma anche Amanda e lo Sherpa, siamo diventati una squadra. Siete un'altra famiglia per me.
Questa esperienza è stata eccezionale, mi sono sentita apprezzata e credo che ve ne parlerò ancora per molto. Sono grata per questa opportunità ed estremamente felice di essere riuscita a parteciparvi.

detta anche La Popolo

mercoledì 19 luglio 2017

Premio Bancarella - Le graforecensioni

Buon pomeriggio a tutti, oggi torno di nuovo in veste di #bancarellablogger. Come ormai saprete bene ho avuto l'onore di far parte del team di blogger che ha seguito l'evento e la scorsa domenica ero a Pontremoli per la serata della premiazione. Vi racconterò tutto presto, le emozioni sono state fortissime, è stata un'esperienza meravigliosa, fra le più intense che io abbia mai vissuto.
Oggi però voglio parlarvi di Alberto Zuccalà e delle sue Graforecensioni.
Io sono completamente incapace a disegnare, ma non riesco neanche a fare cosine semplici o stilizzate. I bambini dell'asilo fanno un lavoro migliore del mio, non sono solo negata molto di più!
Quindi quando guardo queste cose rimango a bocca aperta, perché per me è incredibile.
Alberto è bravissimo a disegnare ma anche a catturare l'essenza del libro stesso, io vi consiglio proprio di seguirlo, rimarrete ammirati come me. (Pagina facebook)


Alberto ha graforecensito anche i sei libri finalisti del Premio Bancarella 2017. Cliccando sotto la cover del libro rimanda al video su facebook.

































Bravissimo Alberto, le adoro! E a voi piacciono? 


lunedì 10 luglio 2017

Recensione "Niente è come te" di Sara Rattaro

Buongiorno! Avete passato una buona domenica? Io sono veramente tanto emozionata per il prossimo weekend, sarò a Pontremoli in qualità di #bancarellablogger, quando ci sarà la proclamazione del vincitore di quest'anno. In questi giorni ne sentirete parlare molto.
Rimanendo in qualche modo in tema, oggi vi lascio il mio pensiero su questo libro, vincitore del premio Bancarella nel 2015.

Autrice: Sara Rattaro
Titolo: Niente è come te
Editore: Garzanti
Data di pubblicazione: 4 settembre 2014
Pagine: 220

Trama:
Nessuno fa solo cose giuste o sbagliate. Siamo luce e ombra insieme. Due scatole colme di libri, pupazzi e tante fotografie. Tutto il mondo di Margherita è racchiuso in quelle poche cose. In spalla il suo adorato violino e tra le mani un biglietto aereo per una terra lontana: l’Italia. La terra dove è nata e che non rivede da quando è piccola. Ma ora è lì che deve tornare. Perché a quasi quindici anni Margherita ha scoperto che a volte è la vita a decidere per noi. Perché c’è qualcuno che non aspetta altro che poterle stare accanto: Francesco, suo padre. Il suono assordante dell’assenza di Margherita ha riempito i suoi giorni per dieci anni. Da quando sua moglie è scappata in Danimarca con la loro figlia senza permettergli di vederla mai più. Francesco credeva fosse solo un viaggio. Non avrebbe mai pensato di vivere l’incubo peggiore della sua vita. Eppure, ora che Margherita è di nuovo con lui, è difficile ricucire quello che tanto tempo prima si è spezzato. Francesco ha davanti a sé un’adolescente che si sente sbagliata. 
Perché a scuola è isolata dai suoi compagni e a casa passa le giornate chiusa nella sua stanza. Ma Francesco giorno dopo giorno cerca la strada per il suo cuore. Una strada fatta di piccoli ricordi comuni che riaffiorano. Perché le cose più preziose, come l’abbraccio di un padre, si possiedono senza doverle cercare. 
E quando Margherita ha bisogno di lui come non mai, Francesco le sussurra all’orecchio poche semplici parole per farle capire quanto sia speciale: «Niente, ma proprio niente, è come te, Margherita».




Non è il primo libro che leggo di questa autrice, quindi l'ho iniziato preparata, aspettandomi qualcosa di intenso. Per fortuna. Perché Niente è come te è un diretto nello stomaco e fa male. Leggerlo è stato devastante, ho provato una rabbia e un'angoscia incontenibile. 
Sono madre e per me il benessere dei miei figli viene prima di tutto. Ma chi lo sa cosa è giusto per loro? Solo perché la natura mi resa la loro madre non vuol dire che io abbia la verità in mano, o no? E' giusto tutto questo? 
Da fuori le cose sembrano molto più semplici. E' questa la differenza.
Leggendo questa vicenda mi sono fatta molte domande, alcune ancora non hanno una risposta netta. E' questa la bravura di Sara, per me. Riesce a farti interrogare su cose che non avresti mai pensato, mina i tuoi principi mettendo in discussione tutto, facendoti vedere anche gli altri punti di vista.
La storia raccontata, vera, è quella di Francesco, padre a metà, perché la sua ex moglie si è arrogata il diritto di decidere cosa fosse meglio per la loro figlia, Margherita. E così l'ha sradicata dalle sue certezze e portata in Danimarca, insegnandole tutto da capo, e proponendole nuovi padri.
"Fare il padre non è questione di coraggio. E' questione di cuore!"
Quanto ho odiato quella donna e anche se Francesco quasi la giustifica alla fine, io non riesco a farlo. Purtroppo ci sono tanti casi simili, di padri e di madri, che lo sono a metà, e questa è un'ingiustizia tremenda.
Le parole di Sara sono riuscite a entrarmi dentro, ho capito i disturbi di quella ragazza abbandonata da tutti, che non capisce, che ha paura e quindi reagisce come può.
Lo stile semplice e profondo, il fatto che i capitoli siano alternati e in prima persona da parte di Francesco e Margherita, mi hanno aiutata a farmi un quadro generale, ad avere una visione d'insieme. 
L'illusione è una distorsione della realtà. Illudersi è qualcosa di molto doloroso.
Ho provato tanta pena e affetto per tutti i personaggi che in qualche modo hanno sofferto per questa assurda decisione. Ma ho sentito anche la speranza e la voglia di vivere al meglio, nonostante tutto.
Ho avuto il piacere di sentire l'autrice dal vivo e mi è sembrata come stupita dal successo ottenuto. Leggendo questo libro ho avuto la conferma che invece è pienamente meritato, davvero.
Leggetelo, arricchirà anche voi.
Voto:



mercoledì 14 giugno 2017

Recensione "La locanda dell'ultima solitudine" di Alessandro Barbaglia

Ciao a tutti! Oggi torno a vestire la parte di #bancarellablogger che tanto mi piace e vi parlo di un altro libro della sestina finalista. Se non sapete cosa sto dicendo vi ricordo che qui c'è il post di spiegazione dell'evento e qui quello di presentazione della sestina.

Autore: Alessandro Barbaglia
Titolo: La locanda dell'Ultima Solitudine
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 17 gennaio 2017
Pagine: 163

Trama:
Libero e Viola si stanno cercando. Ancora non si conoscono, ma questo è solo un dettaglio...
Nel 2007 Libero ha prenotato un tavolo alla Locanda dell'Ultima Solitudine, per dieci anni dopo. Ed è certo che, lì e solo lì, in quella locanda tutta di legno arroccata sul mare, la sua vita cambierà. L'importante è saper aspettare, ed essere certi che "se qualcosa nella vita non arriva è perché non l'hai aspettato abbastanza, non perché sia sbagliato aspettarlo".
Anche Viola aspetta: la forza di andarsene. Bisogno, il minuscolo paese in cui abita da sola con la madre dopo che il padre è misteriosamente scomparso, le sta stretto, e il desiderio di nuovi orizzonti si fa prepotente. Intanto però il lavoro non le manca, la collina di Bisogno è costellata di fiori scordati e le donne della famiglia di Viola, che portano tutte un nome floreale, si tramandano da generazioni il compito di accordarli, perché un fiore scordato è triste come un ricordo appassito.
Libero vive invece in una grande città, in una casa con le pareti dipinte di blu, quasi del tutto vuota. Tranne che per un baule: imponente, bianco. Un baule che sembra un forziere, e che in effetti custodisce un tesoro, la mappa che consente di seguire i propri sogni.
Quei sogni che, secondo l'insegnamento della nonna di Viola, vanno seminati d'inverno. Perché se resistono al gelo e al vento, in primavera sbocciano splendidi e forti. Ed è allora che bisogna accordarli, perché i sogni bisogna sempre curarli, senza abbandonarli mai.
Libero e Viola cercano ognuno il proprio posto nel mondo, e nel farlo si sfiorano, come due isole lontane che per l'istante di un'onda si trovano dentro lo stesso azzurro. E che sia il mare o il cielo non importa. La Locanda dell'Ultima Solitudine sorge proprio dove il cielo bacia il mare e lo scoglio gioca a dividerli. La Locanda dell'Ultima Solitudine sta dove il destino scrive le sue storie. Chi non ha fretta di arrivarci, una volta lì può leggerle. Come fossero vita. Come fossero morte. Come fossero amore.
Con una scrittura lieve e pervasa di poesia, tra giochi linguistici, pennellate surreali e grande tenerezza, Alessandro Barbaglia ci racconta una splendida storia d'amore.


È fatta di poche stanze e una sola certezza: se sai arrivarci, facendo tutto quel sentiero buio che ci vuol poco a perdersi, quello è il posto più bello del mondo.
Faccio una premessa: questo è un buon libro, scritto molto bene, ma non è assolutamente il mio genere, non fa proprio per me. Me ne sono accorta subito ma ho voluto leggerlo lo stesso perché ci tengo a recensire tutta la sestina finalista, ma il mio giudizio è del tutto personale, per come sono io.
Per esempio odio le attese, mi danno un senso di frustrazione come poche altre cose nella vita. Preferisco affrontare le conseguenze, prendere di petto la situazione. Libero invece, il protagonista del libro, adora di più il cammino per raggiungere lo scopo, infatti prenota il tavolo della Locanda dell'Ultima Solitudine con dieci anni di anticipo e senza sapere con chi andrà. Perché il bello sta lì, nelle varie possibilità della vita.
Perché Libero delle attese ama ogni cosa, anche solo il dire, ogni volta che gioca a lasciarla indietro: “Eccoti: ti aspettavo”.
E' quindi un racconto che ha del surreale. L'altra protagonista, Viola, accorda i fiori. Sua madre insegna alla gente a urlare. Il cane, Vieniquì, sparisce e ricompare come per magia e mai a caso, sempre per un motivo preciso.
Ci ho messo un po' per ingranare con questo libro, il mio carattere molto razionale ha lottato con la scrittura poetica dell'autore. A metà libro però, mentre spiega l'origine della Locanda, qualcosa è scattato, sono riuscita a entrare in sintonia con la storia, ce l'ho fatta finalmente a prenderlo per il verso giusto. E l'ho finito in lampo.
Ci sono tre motivi per cui vale la pena andare alla Locanda dell’Ultima solitudine.
Il primo è perché si mangia bene.
Il secondo è perché ci si può andare solo in due.
Il terzo è perché laggiù ci impari a vivere. E quindi, anche, a morire.
Mi ha stupito, il finale l'ho trovato dolceamaro, mi aspettavo qualcosa di diverso. Nell'insieme mi è piaciuto e lo consiglio a chi ama fare voli pindarici e a chi apprezza questo tipo di scrittura, quasi onirica.
Voto:





mercoledì 10 maggio 2017

Recensione "I Medici. Una dinastia al potere" di Matteo Strukul

Ciao a tutti, oggi spunto un altro titolo della sestina finalista al Premio Bancarella, che sto seguendo in qualità di #bancarellablogger. Ah, lo sapevate già? Ihihih mi piace ricordarlo ogni tanto!

Autore: Matteo Strukul
Titolo: I Medici. Una dinastia al potere
Editore: Newton Compton
Data di pubblicazione: 13 ottobre 2016
Pagine: 382
Finalista premio Bancarella 2017

Trama:
Firenze, 1429. Alla morte del patriarca Giovanni de’ Medici, i figli Cosimo e Lorenzo si trovano a capo di un autentico impero finanziario, ma, al tempo stesso, accerchiati da nemici giurati come Rinaldo degli Albizzi e Palla Strozzi, esponenti delle più potenti famiglie fiorentine. In modo intelligente e spregiudicato i due fratelli conquistano il potere politico, bilanciando uno spietato senso degli affari con l’amore per l’arte e la cultura. Mentre i lavori per la realizzazione della cupola di Santa Maria del Fiore procedono sotto la direzione di Filippo Brunelleschi, gli avversari di sempre continuano a tessere le loro trame. Fra loro c’è anche una donna d’infinita bellezza, ma dal fascino maledetto, capace di ghermire il cuore di un uomo. Nell’arco di quattro anni, dopo essere sfuggito a una serie di cospirazioni, alla peste e alla guerra contro Lucca, Cosimo finirà in prigione, rischiando la condanna a morte. Fra omicidi, tradimenti e giochi di palazzo, questo romanzo narra la saga della famiglia più potente del Rinascimento, l’inizio della sua ascesa alla Signoria fiorentina, in una ridda di intrighi e colpi di scena che vedono come protagonisti capitani di ventura senza scrupoli, fatali avvelenatrici, mercenari svizzeri sanguinari…


Ho iniziato questo libro sentendomi molto ignorante. Storia è stata tra le materie a me più congeniali a scuola anche se il periodo del Rinascimento non è tra i miei preferiti. Ma ero convinta comunque di avere qualche ricordo in merito. Invece durante i primi capitoli ho annaspato: un sacco di nomi, di nozioni che proprio non sapevo o non ricordavo. E nella mia testa tanta confusione. Per fortuna proseguendo la lettura la nebbia si è un pochino dissipata e sono riuscita a godermi la storia, sorvolando però su diverse cose. 
Qui ammetto una mia mancanza: non amo i romanzi storici, non mi piace perdermi nel particolari, trovo spesso noiose le descrizioni minuziose delle varie epoche. Per intenderci io sono più da fantasy e fantascienza.

Matteo Strukul deve aver passato una quantità esorbitante di ore nella ricerca. Come ripeto non sono assolutamente un'esperta, anzi io alcune parti le ho scorse in fretta, ma non si può non notare l'enorme lavoro svolto. Dai dettagli fisici dei personaggi, agli atteggiamenti, ai modi di dire e soprattutto a quelli della città. Perché Firenze è il fulcro di tutto.
Firenze è come uno stallone selvaggio: magnifico ma bisognoso di essere domato. Ogni giorno. Troverai nelle sue strade persone disposte ad aiutarti e a supportare la tua opera, ma anche tangheri e perdigiorno, pronti a tagliarti la gola e nemici sofisticati che tenteranno di profittare del tuo buon cuore e della tua onestà.
L'ambientazione ha un ruolo essenziale, tutto si basa su questa città, sulla sua grandezza artistica e politica. In tutte le decisioni prese da Cosimo e Lorenzo traspare questo amore innato per la propria terra.

Lo stile dell'autore è molto diretto e di questo lo ringrazio. Nell'abbondanza di dettagli storici riesce a mantenere comunque l'attenzione sulla trama, soprattutto sugli intrighi politici e, complici anche i capitoli corti, si legge velocemente. Un pochino più di azione però io l'avrei gradita, a volte ho avuto quasi l'impressione di leggere un resoconto.
Cosimo scosse la testa. I suoi alleati cadevano uno dopo l'altro e le file dei nemici si facevano sempre più fitte e desiderose di sopraffare lui e i suoi.
Il personaggio che più mi è piaciuto è Laura Ricci, credo perché in realtà io cerco sempre la parte più romanzata e lei è veramente affascinante! Se un po' mi conoscete capite subito per chi parteggia.
Tutti i personaggi sono caratterizzati molto molto bene, ho capito meglio diverse figure che finora erano solo nomi in libri di storia.

Un romanzo adatto a chi ama gli storici, ricco di particolari, romanzato ma non eccessivamente. Molto avvincente.
Voto:





venerdì 5 maggio 2017

Recensione "La guardia, il poeta e l'investigatore" di Jung-myung Lee

Eccomi qui di nuovo in veste di #bancarellablogger, per lasciarvi il mio pensiero di un altro libro della sestina finalista, quello che noi abbiamo soprannominato "Il coreano" perché dire il cognome fa impappinare.

Autore: Jung-myung Lee
Titolo: La guardia, il poeta e l'investigatore
Editore: Sellerio 
Data di pubblicazione: 21 gennaio 2016
Finalista premio Bancarella 2017

Trama:
In un campo di prigionia giapponese durante la seconda guerra mondiale si può morire per amore dell’arte e della letteratura. Un omicidio, una intricata cospirazione, due guardie, un giovane poeta e i suoi versi clandestini. 
Nel 1944 la Corea è sotto l’occupazione giapponese, e nella prigione di Fukuoka non si permette ai detenuti coreani di usare la propria lingua. Un uomo, una guardia carceraria, viene trovato brutalmente assassinato, e un giovane collega dall’animo sensibile e letterario viene incaricato di condurre l’indagine e trovare il colpevole. La vittima era temuta e odiata per la sua brutalità, ma quando l’improvvisato investigatore avvia la sua inchiesta interrogando custodi e detenuti, ricostruendo poco a poco i movimenti degli ultimi mesi, un diverso e sorprendente scenario si impone alla sua attenzione. Dall’inchiesta sull’uomo emerge il passato di un povero analfabeta orfano dei genitori, il faticoso riscatto attraverso il lavoro, la carriera nella prigione, la scoperta di una passione inaspettata, il ruolo di «censore» con l’incarico di controllare la corrispondenza in entrata e in uscita dal carcere. E soprattutto il legame con un detenuto particolare, un famoso poeta coreano, autore di scritti sovversivi. E proprio attorno al poeta ruota l’intera vicenda: nel corso dei suoi interrogatori il giovane si trova a parlare sempre di più con il prigioniero e, come prima di lui la guardia assassinata, a immergersi in un dialogo fatto di letteratura, d’arte, di libertà. Si scopre a desiderare la bellezza dei suoi versi clandestini, a subire il potere eccitante e al tempo stesso rasserenante della parola poetica.
Calibrando suspense e ricostruzione storica, dolore e dolcezza, il romanzo dipinge un universo di contrasti: le condizioni dei detenuti obbligati ad abolire il proprio nome, la costante violenza fisica e psicologica alla quale sono sottomessi, il raggio di luce dei poemi del poeta realmente esistito Yun Dong-ju le cui parole diventano merce di contrabbando, balsamo di speranza, sfida provocatoria e coraggiosa alla crudeltà degli esseri umani.



Libro ambientato durante la seconda guerra mondiale nella prigione di Fukuoka, in Giappone. E qui inizio col dire che mi ci è servito del tempo prima di capirne l'ubicazione, così come la nazionalità del protagonista, la giovane guardia carceraria giapponese.
Il problema principale è proprio la mia ignoranza in fatto di nomi e luoghi che, essendo così lontani dal mio quotidiano, fatico anche solo a pronunciare.
"La vita è poesia", disse Hiranuma. "Le poesie che scrivi riflettono il modo in cui vivi la tua esistenza".
In questo carcere è stato commesso un crimine, o almeno ne è stato commesso uno che salta subito all'occhio perché non conforme alle leggi: è stata brutalmente uccisa una guardia, una di quelle più efferate e che meno avevano pietà con i prigionieri, soprattutto quelli di nazionalità coreana.
Un giovane libraio, arruolato da poco e spedito lì, ne prende il posto indagando nel contempo e scopre che non tutto è come sembra, partendo proprio dalla vittima: in realtà "il macellaio" era un poeta in erba e forse per questo è stato ucciso. Ma la guerra prosegue e le sorti cambiano e chi è controllore diventa detenuto. Non rimane che la verità, finalmente da svelare.
L'unica cosa che è cambiata è che ora dietro le sbarre ci sono io, la mia divisa marrone da guardia è diventata quella rossa da prigioniero e sul petto porto stampato un numero in cifre nere: D29745.
Ho faticato a leggere questo libro, è complicato, intenso. Innanzitutto per il motivo detto sopra, la difficoltà con nomi per me non facili. E' spiazzante. Poi ci sono diversi periodi temporali, prima, durante e dopo la guerra, che spiegano il racconto, ma non sono facili da capire. Spesso ho dovuto rileggere dei pezzi per raccapezzarmi e questo ha appesantito la lettura.

Una parte fondamentale è la poesia. Diverse composizioni sono inserite e formano parte integrante del testo che assume una connotazione quasi lirica. Molto profondo, ma non ha aiutato la scorrevolezza.

La storia però è interessante. Mi è piaciuto questo continuo scambio di ruoli, questo non focalizzare mai un personaggio come netto, un perpetuo scoprire il prossimo. Credo che un messaggio da trasmettere fosse questo: è sbagliato giudicare o cercare di capire una persona da pochi gesti.
Sugiyama viveva unicamente attraverso le dicerie. Solo con la sua morte riuscii finalmente a rendermi conto della sua esistenza. Compresi allora, per la prima volta, che non sapevo niente di lui.
E poi l'amore per lo scritto, la poesia e la letteratura. La guardia/libraio diventa censore ed è costretto a bruciare i libri definiti dal sistema come sovversivi. La sua sofferenza è palpabile.
Senza svelare troppo della trama anche l'idea dei prigionieri coreani mi è piaciuta. 
Mi mancò il respiro. In quel momento capii che erano quelle poche parole, non i proiettili o le bombe, a uccidere i soldati mandati a morire sul campo di battaglia. Una sola riga aveva il potere di capovolgere il mondo e di distruggere molte vite umane; ecco come i ragazzi diventavano soldati, venivano spediti al fronte a combattere.
Di sicuro fa riflettere molto, sulla tragedia della guerra e sulle condizioni disumane dei prigionieri. Sulle angherie che subivano, continuando a sperare nella libertà (bellissima la scena dell'aquilone).
Tanto anche sulla scelta giusta da fare e su quanto una persona può essere diversa, se solo lo vuole.
Un libro difficile da leggere, profondo e impegnativo che richiede molta concentrazione e pregno di spunti di riflessioni.
Voto:






martedì 25 aprile 2017

Recensione "Il giardino dei fiori segreti" di Cristina Caboni

Ciao a tutti, oggi torno in veste di #bancarellablogger e vi lascio il mio pensiero su questo libro che è nella sestina finalista che concorre per il premio. Se non sapete cosa sto dicendo vi ricordo che qui c'è il post di spiegazione dell'evento e qui quello di presentazione della sestina.

Autrice: Cristina Caboni
Titolo: Il giardino dei fiori segreti
Editore: Garzanti
Data di pubblicazione: 20 ottobre 2016
Pagine: 360
Finalista premio Bancarella 2017

Trama:
Londra, Chelsea Flower Show, la più grande mostra di fiori del mondo. Sotto gli archi carichi di rose, Iris Donati è felice: fra le piante si sente a casa. Una casa vera, quella che non ha mai avuto, perché fin da piccola ha vissuto in giro per il mondo sola con il padre. Mentre si china per osservare meglio una composizione, Iris rimane paralizzata. Si trova di fronte due occhi uguali ai suoi. Gli stessi capelli castani. Lo stesso viso. La ragazza che ha davanti è identica a lei. Viola è il suo nome. Anche lei ama i fiori e i suoi bouquet sono fra i più ricercati di Londra. Tutte le certezze di Iris crollano in un istante. Quella ragazza è la sua sorella gemella. Sono state divise da piccolissime, e per vent’anni nessuna delle due ha mai saputo dell’esistenza dell’altra. Perché? Ora che sono di nuovo riunite, Iris e Viola devono scoprirlo. Il segreto si nasconde in Italia, a Volterra, dove sono nate. Tra viali di cipressi e verdi declivi, sorge un’antica dimora circondata da un giardino sconfinato. È qui che i Donati vivono da generazioni. Ed è qui che Giulia Donati, la loro nonna, le aspetta. Solo lei può spiegare davvero perché sono state separate e aiutarle a trovare il sentiero giusto per compiere il loro destino. Iris e Viola non lo sanno, ma ogni coppia di gemelle della famiglia, da secoli, ha un compito da svolgere per salvaguardare la sopravvivenza del giardino. Devono imparare cosa significa prendersene cura, e soprattutto devono capire il suo grande potere: quello di curare l’anima. Ma c’è un mistero che affonda le radici nel passato della famiglia Donati, e che sta uccidendo il giardino. Solo Iris e Viola possono salvarlo. C’è una rosa nascosta che può spiegare tutto: perché è attraverso le spine che nasce il cuore più prezioso.



Non avevo ancora letto nulla di questa autrice che però conoscevo per fama. Ho avuto anche il piacere di incontrarla durante la presentazione della sestina finalista al Premio Bancarella e sono rimasta piacevolmente colpita dalla sua allegria e semplicità. Questo incontro mi ha fatto venire voglia di leggere tutti i suoi libri, cosa che credo farò presto.
Il giardino dei fiori segreti racconta la storia di una famiglia, i Donati, e di come a volte le aspettative che gli altri hanno ne rovinino la vita. Ma soprattutto parla di fiori, infatti per me il protagonista principale è il giardino di Villa Spinosa.
Solo a contatto con la natura l'uomo poteva prosperare. In quel rapporto assolutamente concreto ed esclusivo i fiori restituivano in bellezza - e in conforto - ciò che l'uomo era disposto a dare loro sotto forma di attenzioni e dedizione.
Iris e Viola Donati sono due gemelle che sono state separate da piccole. Una ha vissuto col padre, l'altra con la madre, ignorando l'esistenza degli altri. Questa premessa sembra un film, ma è la base del libro, perché ad un certo punto si incontrano e tutto si ricongiunge, il destino si compie, merito anche di nonna Giulia.
La trama è molto particolare, non vi svelo altro perché è bello assaporarla pian piano. C'è un mistero da scoprire che l'autrice magistralmente tiene in sospeso fino alla fine. Ammetto che l'ho capito ma poco prima che lo svelasse, anche se di indizi ce ne sono. 
L'ambientazione è una delle cose migliori. Siamo a Volterra, in questa villa magnifica, dal sapore di altri tempi, con questo giardino che sembra viva di vita propria. Tutto ruota intorno a questo, tutte le incomprensioni, i litigi, i misteri. Ma anche gli affetti e le riappacificazioni, tutto segue il ritmo imposto dal Giardino.
Giulia scosse la testa. "Gli errori sono come pietre sotto la sabbia: per quanto tu possa coprirle, loro resteranno sempre là, pesanti, innegabili. Tu lo saprai, chi guarderà lo saprà. L'unico modo di liberarsene è afferrarli e scagliarli via." 
Lo stile dell'autrice è proprio come l'impressione che mi ha fatto lei: semplice, dolce, delicato. La sua penna mi è piaciuta tantissimo, si fa leggere con facilità e lascia una sensazione di benessere.
Ho solo due appunti da fare: il primo sui personaggi. Non ho provato empatia, non sono riuscita a entrare in sintonia con nessuno. Sono ben caratterizzati ma non mi hanno colpita. Quella che più mi ha incuriosita, da subito, è Bianca, le sue parti in corsivo, con periodo temporale diverso, disseminate per tutto il libro mi hanno coinvolta molto.
Il mondo aveva bisogno di fiori. Quella era la sua unica certezza.
L'altro fattore è la mia mancata passione per i fiori. Credo che a mia madre o a qualche mia collega questo libro piacerà tantissimo (glielo farò leggere), loro adorano i fiori e le piante. Io ho il pollice nero, non ho pazienza, non mi sono mai interessata ai fiori. A casa è mio marito che cura i gerani e le piante. Da queste pagine traspare un amore assoluto che io non sono riuscita ad apprezzare come avrei voluto. Ma non è assolutamente pesante o noioso.
E' una lettura che consiglio, di sicuro io leggerò altro di suo.
Voto:




e ora la domanda per Cristina

D. Nel libro sono presenti due gemelle, Iris e Viola, che dopo un po' riescono ad avere un rapporto molto intenso, simbiotico. E' un argomento particolare e misterioso che mi incuriosisce molto. Da cosa hai preso ispirazione? Da un desiderio, da una curiosità, da un film?

R. L’idea parte da un concetto preciso che riassume il cuore del romanzo: l’uomo e il giardino sono gemelli. Insieme progrediscono, si sviluppano, si completano. Separati languiscono e soffrono. Per questo le protagoniste de Il giardino dei fiori segreti sono due gemelle. È la storia di un legame spezzato. E chi meglio di Iris e Viola gemelle separate da piccine, poteva rappresentarla? Ho studiato a fondo i gemelli e i loro complesso rapporto che ancora oggi conserva tanti lati misteriosi e straordinari. Purtroppo nella realtà molti gemelli vengono separati, e alcuni devono il loro riconoscimento e la conseguente riunione, proprio alla loro sorprendente somiglianza. Quando i gemelli si ritrovano, è come se le loro anime si riconoscessero. Finalmente uniti, ritrovano la loro condizione ideale. È stato questo a ispirarmi, la dualità che ci lega come esseri umani agli altri, e a luoghi per noi fondamentali come il giardino. L’uomo e la natura sono legati in modo indissolubile. Esattamente come i gemelli.