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sabato 25 gennaio 2020

Cosa vuoi che ti dica #49

Buongiorno lettori, oggi l'appuntamento è con questa rubrica nata da una mia idea in collaborazione con Dolci Le mie ossessioni librose, Chicca Librintavola, Erica Libri al caffè e Manuela Letture a pois.




La rubrica avrà cadenza bisettimanale e vi verrà consigliato un libro dell'argomento scelto da voi tramite sondaggio, qui in basso sul blog e in pagina facebook.

L'argomento che ha vinto il sondaggio è:


sabato 26 gennaio 2019

Recensione "Avevano spento anche la luna" di Ruta Sepetys

Buongiorno lettori, oggi vi parlo di un libro che esula un po' dalle mie solite scelte. Domani è la Giornata della memoria e ogni anno in questo periodo sento l'esigenza di leggere qualcosa riguardo, proprio per onorare l'intento di questa giornata, ricordare.
Ma guardando i libri comprati e non letti, che sono sempre troppi, sono stata attirata da questo titolo che non parla di persecuzione degli ebrei ma della deportazione dei lituani effettuata dal regime russo sempre nello stesso periodo.

Autrice: Ruta Sepetys
Titolo: Avevano spento anche la luna
Editore: Garzanti
Data di pubblicazione: 22 marzo 2011
Pagine: 338

Trama:
Lina ha appena compiuto quindici anni quando scopre che basta una notte, una sola, per cambiare il corso di tutta una vita. Quando arrivano quegli uomini e la costringono ad abbandonare tutto. E a ricordarle chi è, chi era, le rimangono soltanto una camicia da notte, qualche disegno e la sua innocenza. È il 14 giugno del 1941 quando la polizia sovietica irrompe con violenza in casa sua, in Lituania. Lina, figlia del rettore dell'università, è sulla lista nera, insieme a molti altri scrittori, professori, dottori e alle loro famiglie. Sono colpevoli di un solo reato, quello di esistere. Verrà deportata. Insieme alla madre e al fratellino viene ammassata con centinaia di persone su un treno e inizia un viaggio senza ritorno tra le steppe russe. Settimane di fame e di sete. Fino all'arrivo in Siberia, in un campo di lavoro dove tutto è grigio, dove regna il buio, dove il freddo uccide, sussurrando. E dove non resta niente, se non la polvere della terra che i deportati sono costretti a scavare, giorno dopo giorno. Ma c'è qualcosa che non possono togliere a Lina. La sua dignità. La sua forza. La luce nei suoi occhi. E il suo coraggio. Quando non è costretta a lavorare, Lina disegna. Documenta tutto. Deve riuscire a far giungere i disegni al campo di prigionia del padre. È l'unico modo, se c'è, per salvarsi. Per gridare che sono ancora vivi. Lina si batte per la propria vita, decisa a non consegnare la sua paura alle guardie, giurando che, se riuscirà a sopravvivere, onererà per mezzo dell'arte e della scrittura la sua famiglia e le migliaia di famiglie sepolte in Siberia. Ispirato a una storia vera, Avevano spento anche la luna spezza il silenzio su uno dei più terribili genocidi della storia, le deportazioni dai paesi baltici nei gulag staliniani. Venduto in ventotto paesi, appena uscito in America è balzato in testa alle classifiche del «New York Times». Definito all'unanimità da librai, lettori, giornalisti e insegnanti un romanzo importante e potente, racconta una storia unica e sconvolgente, che strappa il respiro e rivela la natura miracolosa dello spirito umano, capace di sopravvivere e continuare a lottare anche quando tutto è perso. 

mercoledì 5 ottobre 2016

Recensione "Ci proteggerà la neve" di Ruta Sepetys

Buongiorno! Oggi vi parlo di un libro molto intenso, ringrazio la Casa Editrice Garzanti per avermi dato l'opportunità di leggerlo.

Autrice: Ruta Sepetys
Titolo: Ci proteggerà la neve
Editore: Garzanti
Data di pubblicazione: 22 settembre 2016
Pagine: 364

Trama:
Il vento solleva strati leggeri di fiocchi ghiacciati. Joana ha ventun anni e intorno a sé vede solo una distesa di neve. È fuggita dal suo paese, la Lituania. È fuggita da una colpa a cui non riesce a dare voce. Ma ora davanti a sé ha un nuovo nemico: è il 1945 e la Prussia è invasa dalla Russia. Non ha altra scelta che scappare verso l’unica salvezza possibile: una nave pronta a salpare verso un luogo sicuro. Eppure la costa è lontana chilometri. Chilometri fatti di sete e fame. E Joana non è sola. Accanto a lei ci sono altre anime in fuga, ognuna dal proprio incubo, in viaggio verso la stessa meta. Emilia, una ragazza polacca che a soli quindici anni aspetta un bambino, e Florian, un giovane prussiano che porta con sé il peso di un segreto inconfessabile. I due hanno bisogno di Joana. Perché lei non ha mai perso la speranza. Perché la guerra può radere al suolo intere città, ma non può annientare il coraggio e la voglia di vivere. È grazie a questa sua forza che Joana riesce ad aiutare Emilia nella gravidanza e a far breccia nel carattere chiuso e diffidente di Florian. I loro giorni e le loro notti hanno un’unica eco: sopravvivere. E quando la nave finalmente si intravede all’orizzonte, la paura vorrebbe riposare in un porto sicuro. Ma Joana sa che non si finisce mai di combattere per la propria vita, ed è pronta ad affrontare ogni ostacolo, ogni prova, ogni scherzo del destino. Finché guardando in alto vedrà un cielo infinito pieno di neve, saprà che quel candore le darà la forza per non arrendersi.



Questo libro è un pungo nello stomaco. All'inizio più volte mi sono chiesta il perché l'umanità arriva a certi livelli, perché alcune persone hanno determinati comportamenti. La guerra cambia le persone, è impossibile pensarla diversamente, ma perché alcune cambiano solo in peggio? Perché deve tirare fuori tutto il brutto e il peggio? Poi ovviamente non è così per tutti. E questo libro per me vuole proprio dire questo: non tutti diventano dei mostri in situazioni simili, anzi, c'è chi diventa un eroe.
La storia racconta di un gruppo eterogeneo di persone in fuga. I russi da una parte, i nazisti dall'altra, devono guardarsi da tutti, sono comunque sempre in pericolo. E ognuno di loro ha dei segreti, fugge da qualcosa, da ricordi che sarebbe meglio dimenticare per sopravvivere, ma che ne determinano i comportamenti.
La brutalità era scioccante, gli atti di una crudeltà disumana. Nessuno voleva cadere nelle mani del nemico. Ma stava diventando sempre più difficile riconoscere chi fosse il nemico.
Siamo nel 1945, la fine della guerra è vicina, i tedeschi stanno cedendo territori e nell'aria c'è un clima di resa, di disperazione. I civili sono abbandonati a loro stessi, in balia di chi verrà. E' una lotta tutti contro tutti per chi riesce a partire, perché restare vuol dire non sopravvivere agli invasori.
La guerra aveva fatto sbiadire tutti i colori, lasciando solo un'esplosione di grigio.
La trama quindi è molto d'impatto, sconvolge anche se, purtroppo, non racconta nulla di nuovo. Durante la lettura si rimane col fiato sospeso dall'inizio alla fine, più volte sono stata tentata di andarmi a leggere il finale.
E' il primo libro di questa autrice che leggo e ha uno stile molto diretto e fluido. E' narrato in prima persona con quattro punti di vista differenti: Joana, lituana che vorrebbe aiutare tutti, Florian, prussiano con una missione da compiere, Emilia, polacca e con un fardello troppo grande per la sua giovane età e Alfred, marinaio tedesco plagiato dalla filosofia nazista. I capitoli sono corti e l'autrice è veramente capace a mantenerti sulle spine, miscelando presente e passato, alternando riflessioni a colpi di scena.
Che gruppo eravamo! Una ragazza incinta innamorata, un calzolaio gentile, un bambino orfano, una cieca e una gigantessa che si lamentava perché tutti le stavano tra i piedi quando era lei stessa a occupare la maggior parte dello spazio. E io, una ragazza sola a cui mancava la famiglia e che chiedeva una seconda occasione.
E' un romanzo storico e si vede che dietro alla sua stesura c'è stato un enorme lavoro di raccolta dati. Oltretutto nel finale racconta una vicenda che personalmente non conoscevo e che mi ha fatto piacere scoprire. Le descrizioni quindi sono accurate ma mai pesanti o noiose, anzi le ho trovate accattivanti. 
E il messaggio finale mi ha colpito tanto. L'appartenenza, che può essere distrutta nel giro di pochi anni, è così importante? E' giusto avere delle radici, ma determinano davvero il nostro mondo e il nostro modo di essere? E soprattutto, dove c'è un grande dolore c'è anche chi trova la forza di sacrificarsi per gli altri, ma è giusto sopravvivere con questo rimorso? Di sicuro non è facile.
Non è un libro facile, ma posso dire che lascia un senso di speranza non di oppressione. E visto l'argomento non è una cosa scontata né semplice.
"Proprio quando pensi che questa guerra ti ha portato via ogni cosa che amavi, incontri qualcuno e ti rendi conto che, chissà come, hai ancora molto da dare."
Ho amato molto questo libro e ho scoperto un'autrice che mi ha conquistata col suo stile. Mi viene da dire :"Spiacente, dovete leggerlo!" Chi lo leggerà capirà.
Voi conoscete l'autrice? Vi incuriosisce questo libro?