Visualizzazione post con etichetta Intervista con l'autore. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Intervista con l'autore. Mostra tutti i post

lunedì 2 maggio 2022

"Il varcaporta" di Laura Costantini - Intervista all'autrice

Come accennato nel post della recensione del libro (qui) insieme alle altre partecipanti all'evento, abbiamo fatto un paio di domande a testa all'autrice e oggi vi proponiamo l'intervista completa.

Il libro:
Autrice: Laura Costantini
Titolo: Il varcaporta
Editore: Dark Abyss Edizioni
Data di pubblicazione: 7 marzo 2022
Pagine: 581

Trama:
Corre l'anno 1897 e l'Inghilterra prevale su tutti i paesi d'Europa grazie alla scoperta del Kh-Ram, misteriosa sorgente di energia che l'ha liberata da carbone e vapore. Certo, la sostanza ha un costo ma il regno di Vittoria agisce in maniera pragmatica: nasconde le proprie difformità e le sfrutta al bisogno. Di miserabili le strade son piene. Una parte diventa carne da macello per processare l'energia. Un'altra, selezionata, entra in un corpo d'elite che padroneggia il Kh-Ram, cosa possibile solo per un binomio, ossia una coppia di giovani con determinate caratteristiche, tra cui un legame esclusivo, assoluto e rigorosamente maschi. La sostanza, infatti, aborre le donne, il movimento e il calore. L'Inghilterra chiude volentieri un occhio su tali unioni, ne chiude anche due sulla sorte dei disgraziati. Ma se non fosse solo questo il prezzo da pagare? Aster Paul, Astrea Lucinda, Zachary Tucker, Devereux Willoghby e alcune vecchie conoscenze lo scopriranno e dovranno decidere da che parte stare. Sarà una lotta per la sopravvivenza segnata da alleanze imprevedibili e inganni, in cui i sentimenti più intensi e puri diventeranno l'unica guida.





mercoledì 15 settembre 2021

"La sindrome di Rubens" di A.I.Cudil - Recensione e intervista all'autrice

Vi ho parlato di questo libro in questo post (link) dandovi anche 5 motivi per leggerlo, oggi vi lascio la mia recensione e qualche domanda posta all'autrice, che ringrazio ancora.

Il libro:
Autrice: A.I. Cudil
Titolo: La sindrome di Rubens
Editore: Triskell Edizioni
Data di pubblicazione: 3 settembre 2021
Pagine: 251

Trama:
Matthias Sallmann è un carismatico astro nascente nel panorama della critica d’arte europea. Durante una conferenza, attira l’attenzione del grande pubblico menzionando un’intrigante teoria, “La sindrome di Rubens”, in cui l’arte e il sesso si fondono in un legame piccante.
Quella che credeva una trovata per incuriosire i media, assume tutto un altro significato quando il professore viene contattato da una ragazza veneziana che sostiene di aver sperimentato di persona la sindrome. Dapprima è scettico nei confronti di Lidia, quando scopre che l’uomo che l’ha sedotta è niente meno che suo fratello, Karl, Matthias cambia approccio e decide di scrivere un saggio sull’argomento, facendosi aiutare proprio dai due ragazzi.
Tanja è l’assistente di Matthias da anni, lo ammira per il suo lavoro ma non può credere che la sindrome di Rubens esista davvero, soprattutto perché questa ricerca rischia di compromettere la sua amicizia con Karl.
Per Karl invece la sindrome di Rubens è stata una rivelazione, da sempre ha vissuto nell’ombra del fratello, ma quello che è successo con Lidia ha sconvolto tutto il suo mondo mostrandogli una parte di sé che soffocava. Adesso è deciso a prendersi quello che più desidera senza esitare.
Matthias è determinato a dare una svolta decisiva alla sua carriera grazie allo studio approfondito sulla sindrome di Rubens ma si ritroverà sempre più coinvolto da Lidia che con le sue stoccate e battute pungenti non sembra per nulla intimorita dalla fama del professore.
Tra le calli e i canali che bagnano Venezia quattro persone molto differenti tra loro, ma unite dalla comune passione per l’arte, dovranno fare i conti con una sindrome molto diversa da quella di Rubens e che assomiglia pericolosamente all’amore.



mercoledì 24 giugno 2020

Fiera virtuale del romanzo italiano - Intervista a Emma Black

Sui social negli ultimi giorni vi ho parlato tanto di questa fiera virtuale alla quale partecipo come organizzatrice e blogger. Ringrazio ancora tantissimo Tania per tutta la gestione e l'organizzazione e le mie socie Susy, Leryn e Franci.




Sul gruppo facebook relativo alla fiera potrete trovare le varie domande dell'intervista e anche dei sondaggi, passate a vedere! Intanto io ve la propongo anche qui.

lunedì 8 giugno 2020

Review Tour "Città di ottone" di S.A. Chakraborty - Intervista completa.

Buongiorno, state leggendo questo bellissimo libro? La mia recensione la trovate qui e come promesso oggi troverete l'intervista completa fatta all'autrice


Il libro:
Autrice: S.A. Chakraborty
Titolo: La città di ottone
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 16 giugno 2020 (posticipato)
Pagine: 528
Serie: #1 The Daevabad Trilogy

Trama:
EGITTO, XVIII SECOLO. Nahri non ha mai creduto davvero nella magia, anche se millanta poteri straordinari, legge il destino scritto nelle mani, sostiene di essere un'abile guaritrice e di saper condurre l'antico rito della zar. Ma è solo una piccola truffatrice di talento: i suoi sono tutti giochetti per spillare soldi ai nobili ottomani, un modo come un altro per sbarcare il lunario in attesa di tempi migliori.
Quando però la sua strada si incrocia accidentalmente con quella di Dara, un misterioso jinn guerriero, la ragazza deve rivedere le sue convinzioni. Costretta a fuggire dal Cairo, insieme a Dara attraversa sabbie calde e spazzate dal vento che pullulano di creature di fuoco, fiumi in cui dormono i mitici marid, rovine di città un tempo maestose e montagne popolate di uccelli rapaci che non sono ciò che sembrano. Oltre tutto ciò si trova Daevabad, la leggendaria città di ottone. Nahri non lo sa ancora, ma il suo destino è indissolubilmente legato a quello di Daevabad, una città in cui, all'interno di mura metalliche intrise di incantesimi, il sangue può essere pericoloso come la più potente magia. Dietro le Porte delle sei tribù di jinn, vecchi risentimenti ribollono in profondità e attendono solo di poter emergere. L'arrivo di Nahri in questo mondo rischia di scatenare una guerra che era stata tenuta a freno per molti secoli.


domenica 12 aprile 2020

Dystopian Day - Intervista a Maria Carla Mantovani



Continuano le interviste fatte in occasione del primo Dystopian Day!

Grazie ancora a Liliana e a Mariana della libreria Il covo della ladra di libri, che non hanno mollato mai, e limitazione dopo limitazione sono riuscite a organizzarlo lo stesso, con una forma diversa, attraverso video e dirette. Noi blogger (ero accompagnata da Red KediThe wee small hoursDiario di ErreBi) abbiamo potuto aiutare attraverso interviste video e domande sui social. 

Sulla pagina facebook della libreria Il covo della ladra di libritrovate le varie dirette e i video, potete guardare anche su You Tube, se vi foste persi qualcosa.



Oggi tocca a Maria Carla Mantovani, con il suo libro Il fulcro dell'universo. Durante il Dystopian Day è andato on line il video della mia intervista, ve lo ripropongo se ve lo siete perso.





sabato 4 aprile 2020

Dystopian Day - Intervista a Simone Colombo




Continuano le interviste fatte in occasione del primo Dystopian Day!

Grazie ancora a Liliana e a Mariana della libreria Il covo della ladra di libri, che non hanno mollato mai, e limitazione dopo limitazione sono riuscite a organizzarlo lo stesso, con una forma diversa, attraverso video e dirette. Noi blogger (ero accompagnata da Red KediThe wee small hoursDiario di ErreBi) abbiamo potuto aiutare attraverso interviste video e domande sui social. 

Sulla pagina facebook della libreria Il covo della ladra di libritrovate le varie dirette e i video, potete guardare anche su You Tube, se vi foste persi qualcosa.



Oggi tocca quindi a Simone Colombo, con il suo libro Radio Heads, edito Associazione Culturale Il Foglio. Durante il Dystopian Day è andato on line il video della mia intervista, ve lo ripropongo se ve lo siete perso.




martedì 31 marzo 2020

Recensione "Il gatto & gli stivali" di Marta Leandra Mandelli - Dystopian Day intervista all'autrice




Il Dystopian Day mi ha permesso di intervistare diversi autori, dopo averti già proposto Liliana Marchesi, autrice, fondatrice del sito Leggere distopico e organizzatrice dell'evento, e Delos Veronesi, autore e collaboratore del sito di Liliana, oggi vi propongo un'altra intervista, ma prima vi lascio la mia impressione sul suo libro, letto per l'occasione.



Autrice: Marta Leandra Mandelli
Titolo: Il gatto & gli stivali
Editore: A.CAR.
Data di pubblicazione: 24 ottobre 2018
Pagine: 328

Trama:
Secoli dopo l'Olocausto nucleare, i sopravvissuti vivono al riparo delle Città Scudo. Tra grattacieli futuristici e parchi lussureggianti, si aggrappano alla vita del passato. Eppure, fuori dalle cupole, il deserto post atomico, popolato da mostri mutanti, li tiene sotto assedio. La torre più alta di New Seelia appartiene alla Van Der Moon, polo tecnologico che si batte per l'avvenire dell'umanità. Ed è qui che Myra, una ragazza in cerca di riscatto, dà una svolta al proprio destino. Armata di un'incrollabile forza d'animo e dell'inaspettata amicizia con uno strano gatto randagio, Myra conosce Alain Van Der Moon. Tra i due scocca subito la scintilla. Tuttavia, Alain custodisce un segreto terribile, che potrebbe riscrivere la storia dell'Olocausto e rovesciare il fato dei sopravvissuti. Non è l'unico: anche il misterioso Chris è arrivato a New Seelia armato di buoni propositi e colpe infamanti. Vuole riabilitare il suo nome e la via della redenzione lo conduce dritto dai protagonisti. Intanto, i Perduti diventano sempre più audaci e i loro attacchi gettano un'ombra sugli abitanti delle Città Scudo.

lunedì 30 marzo 2020

Dystopian Day - Intervista a Delos Veronesi




Il Dystopian Day mi ha permesso di intervistare diversi autori, venerdì è stata la volta di Liliana Marchesi, autrice che adoro e fondatrice del sito Leggere distopico, organizzatrice dell'evento, oggi vi propongo invece Delos Veronesi, autore e collaboratore del sito di Liliana, .

Grazie ancora a Liliana e a Mariana della libreria Il covo della ladra di libri, che non hanno mollato mai, e limitazione dopo limitazione sono riuscite a organizzarlo lo stesso, con una forma diversa, attraverso video e dirette. Noi blogger (ero accompagnata da Red KediThe wee small hoursDiario di ErreBi) abbiamo potuto aiutare attraverso interviste video e domande sui social. 

Sulla pagina facebook della libreria Il covo della ladra di libri, trovate le varie dirette e i video, potete guardare anche su You Tube, se vi foste persi qualcosa.


ATTENZIONE! Cliccando qui potrete scaricare GRATIS, grazie a Watson Edizioni, l'antologia di racconti Cross War (racconti dell'universo Newman) 

Oggi tocca quindi a Delos Veronesi, di cui ho letto Winter, che oltre a essere un autore dell'elenco, è stato anche moderatore del Panel relativo all'editoria, inoltre fa parte del sito Leggere distopico, braccio destro di Liliana nell'organizzazione di tutto quanto.



venerdì 27 marzo 2020

Dystopian Day - Intervista a Liliana Marchesi




Era ottobre quando ricevetti un messaggio da Liliana Marchesi, autrice che adoro e fondatrice del sito Leggere distopico, nel quale mi accennava all'idea di questa meravigliosa iniziativa e mi chiedeva di partecipare in qualità di blogger ufficiale (devo ancora una volta dire grazie a Liliana, mi sono sentita, e mi sento tutt'ora, onorata di questo).

In quei giorni mai più avrei creduto di vivere uno scenario distopico, ma la realtà a volte supera la fantasia e quindi il programma iniziale purtroppo non è potuto essere svolto. Liliana però, aiutata da Mariana della libreria Il covo della ladra di libri, non ha mollato mai, e limitazione dopo limitazione è riuscita a organizzarlo lo stesso, con una forma diversa, attraverso video e dirette. Noi blogger (ero accompagnata da Red KediThe wee small hoursDiario di ErreBi) abbiamo potuto aiutare attraverso interviste video e domande sui social. 
Ci sembrava però bello trasferire anche qui sul nostro angolino le varie interviste. Noi blogger ci "siamo divise" gli autori, così da riuscire a leggere e parlarvi di tutti.

Sulla pagina facebook della libreria Il covo della ladra di libritrovate le varie dirette e i video, potete guardare anche su You Tube, se vi foste persi qualcosa.


Ho deciso di iniziare proprio con Liliana, l'organizzatrice di questo evento. Ci tenevo inoltre a farle di nuovo i miei complimenti per tutto, non è semplice ideare e gestire le cose e lei in questo caso ci è riuscita benissimo.

Qui il panel su eroine distopiche e femminismo al quale ha partecipato



martedì 8 maggio 2018

Intervista a Guido Marangoni - Finalista Premio Bancarella 20018

Buongiorno! Oggi torno a vestire i panni di #bancarellablogger e vi faccio conoscere meglio Guido Marangoni, autore di "Anna che sorride alla pioggia" edito Sperling & Kupfer, uno dei sei libri finalisti del Premio Bancarella.


Per il tipo di argomento trattato questo libro mi è particolarmente caro, in quanto genitore di figlio speciale. Guido è riuscito a trasmettere un messaggio di gioia e accettazione così profondo che lo ringrazio da subito e invito voi tutti a guardare la sua pagina facebook, Buone notizie secondo Anna, in cui trovate le date dei vari eventi.



mercoledì 18 aprile 2018

(Flash) Blogtour "Tutta la vita che vuoi" di Enrico Galiano - Intervista all'autore

Sorpresa! Come accennato ieri sulla pagina facebook, per presentarvi il nuovo libro di Enrico Galiano io e le altre blogger abbiamo pensato a una nuova formula, un blogtour flash. Quindi oggi troverete i post nei vari blog e più commenterete più avrete la possibilità di vincere la copia cartacea messa in palio dalla casa editrice. Io ho già letto il libro e vi consiglio proprio di provare a partecipare.


Se non volete perdevi qualche pezzo ecco il calendario:

Mercoledì 18 aprile:- Presentazione e incipit - La Libridinosa
- I personaggi: Filippo - La Biblioteca di Eliza
- I personaggi: Giorgio - Silenzio, sto leggendo
- I personaggi: Clo - La spacciatrice di libri
- I motivi per cui vale la pena vivere - Scheggia tra le pagine
- Intervista/i disagi adolescenziali - La Lettrice sulle nuvole


lunedì 18 settembre 2017

Intervista con l'autore - Emma Black

Buongiorno a tutti! Voglio cominciare la settimana parlandovi di un'autrice che apprezzo molto, Emma Black. Come già accennato in occasione dell'uscita del suo nuovo libro (post qui), lei non si è proposta, ma l'ho inseguita io, perché affascinata dalle sue storie.

Per fortuna il mio stalkerare non l'ha intimidita e ho scoperto così anche lati del suo carattere che me l'hanno resa ancor più simpatica. 
Mi ha poi proposto di moderare una serata autore su un gruppo facebook, scrittori e lettori fantasy, ed è venuta fuori un'intervista che mi ha divertita molto e che ho pensato di proporvi.





D: Partiamo dal frivolo. Le cover. Le tue le trovo molto belle e pertinenti con la storia, come i titoli.
Le trovo anche un po' diverse dalle solite del genere. Le fai tu? Ti fai consigliare? Hai ricevuto critiche o apprezzamenti? 
R: Le cover le ho ideate e realizzate io, senza sapere una emerita mazda su come si creassero! Ho la faccia tosta di rivelare che sono self anche in questo. Feci ricerche, all'inizio, per capire quali cover andassero di moda nel genere p/r, ma vedevo solo toraci nudi, manzi vari ed eventuali, che non c'entravano molto con niente! Allora presi una decisione: osare! Ogni mia cover ha un elemento che richiami il personaggio maschile principale: nel primo Tom, con la spada; nel secondo Tiberius, con la tazza di sangue; nel terzo Gus, con il cellulare sporco di sangue. Poi c'è sempre l'elemento rosso, chiaro riferimento al sangue, ma anche, se vogliamo, alla passione. Infine, il legno sullo sfondo: per evocare il paletto con cui di solito i vampiri vengono trafitti (non i miei). Svelato il mistero ;) Sono piaciute tutte moltissimo! In tanti mi hanno detto di aver comprato i libri proprio per le copertine diverse dal solito, ed io non potrei esserne più fiera! L'ultima non ha convinto tutti, e mi dispiace un po', perchè è stata opera di una persona che studia grafica e ne capisce più di me :( Però la terrò, ha un tono un po' più cupo che rispecchia bene la trama del libro. Azz, ho fatto spoiler!

giovedì 6 luglio 2017

Blogtour e Giveaway "Nyctophobia 2. Il cuore della notte" di Carlo Vicenzi. Intervista all'autore


Buongiorno! Lunedì vi ho parlato di questo libro (qui il post), oggi invece voglio farvi conoscere meglio l'autore, che ho intervistato e che è stato molto gentile e disponibile (e ha pure portato pazienza nonostante le mie scarse competenze informatiche).

Vi ricordo che legato a questo blogtour c'è anche un giveaway per poter vincere una copia di questa meraviglia di libro. La mia recensione arriverà a breve.


a Rafflecopter giveaway

Il libro:
Autore: Carlo Vicenzi
Titolo: Nyctophobia 2. Il cuore della notte
Editrice: Dunwich Edizioni
Data di pubblicazione: 3 luglio 2017
Pagine: 231
Serie: #2 Nyctophobia

Trama:
Sono passati anni da quando Eliana e la dottoressa hanno riportato la luce del sole. Ma il Buio, quell’entità viva e incomprensibile che aveva ridipinto il mondo a tinte abissali, ora è tornato e i suoi incubi sono a caccia.
Licia, la figlia adottiva di Eliana, bussa alla porta di Selene, l’unica ragazza che non ha paura di camminare sola durante la notte. Il Rifugio, la comunità fondata da Eliana nelle rovine di un vecchio castello, ha bisogno di lei e in fretta, perché il tramonto scende inesorabile e con esso torna l’Oscurità.



Recensione primo libro qui (sul blog La biblioteca del libraio, col quale collaboro)





D: Ciao Carlo, benvenuto. E’ passato un anno e mezzo dal primo libro e stiamo tutti aspettando questo secondo capitolo. Avevi già l’idea di questo libro prima di iniziare questa serie o ti è venuta scrivendo il primo?

R: Ciao! Sì è passato un bel po’ dal primo capitolo di Nyctophobia e devo ammettere che aspettavo con ansia l’uscita di “Cuore della Notte” perché aiuterà a mettere in prospettiva la situazione del mondo e dei personaggi, oltre che espandere il tutto su diversi livelli.
Quando ho iniziato a lavorare al progetto “Lunga Notte” non avevo in mente di cercare la serializzazione, ma a mano a mano che delineavo il mondo nel Buio e i suoi abitanti ho capito che il tutto stava diventando troppo grande e complesso per essere contenuto in una sola storia. Così ho cominciato a tracciare un grande arco narrativo, spezzato in diverse unità, ognuna con il suo inizio e la sua fine. Sempre che i lettori (che sono sempre i giudici più importanti) mi consentano di proseguire, s’intende.


D: Com’è nata l’idea di un mondo senza luce? Quanto è stato difficile creare l’ambientazione?

R: L’idea è nata mentre io e la mia fidanzata stavamo guardando una brutta e banale serie tv fantasy. C’era una scena in cui il prescelto di turno veniva colpito dal cliché tipico del genere, ossia la visione di come sarebbe stato il mondo se lui non fosse riuscito a completare la sua quest: “Il mondo verrà avvolto dalle tenebre!” (E ti pareva…)
Il problema di quelle tenebre era che pareva che in regia avessero solo applicato un filtro verde alla luce, tipo Instagram. A quel punto ho cominciato a farmi domande tipo: perché qualcuno dovrebbe volere un’oscurità perpetua? E come dovrebbe essere un mondo privo della luce del sole? Come potrebbe evolversi la vita per poter continuare? Da lì in poi il resto è stato facile (non semplice, distinguiamo.) ma ha richiesto un po’ di ricerca nella biologia delle creature abissali e qualche domanda sugli acceleratori di particelle fatta a professori di fisica all’università di Padova.


D: Oltre a quella che ti ha dato l'idea, ti sei ispirato a qualcosa, libri, film, serie? (C’è un particolare che mi ricorda I guerrieri della notte)

R: A parte la prova che anche il guardare robaccia a volte può risultare utile, direi che il numero di opere a cui un autore trae ispirazione è in realtà praticamente incalcolabile: credo che, proprio come con il cibo, tutto quello che leggiamo o che vediamo su schermo viene digerito dal nostro cervello, scomposto e riutilizzato in nuovi modi. Credo anche che le storie con cui veniamo in contatto da ragazzini ci influenzino in particolar modo, per esempio io sono sempre stato ghiotto dei cartoni animati passati sulle reti minori negli anni ’90, e infatti quando scrivo prediligo uno scenario post-apocalittico.


D: E’ difficile inquadrare questi libri in un genere specifico: ho trovato tratti che per me lo collocano come distopico, di fantascienza ma è anche epico. La parola phobia fa pensare a un thriller, ho visto commenti simili. Tu come lo definiresti? E leggi questo tipo di libri?

R: Leggo tutti i tipi di libro, perché quando una storia brilla lo fa indipendentemente dal suo “genere”. Hanno identificato Nyctophpbia anche col fantasy e con un mucchio di altre etichette, se è per questo. Certe volte è buffo vedere come a molti libri vengano affibbiate categorie improbabili, a volte dagli stessi autori, cercando di incorniciarne ogni minima sfumatura: ho assistito a nomenclature come “Cyber-dark-epic-lowfantasy-romance-punk”. Credo che il cercare di classificare sempre tutto sia un istinto comprensibile (anche perché altrimenti le librerie sarebbero solo in ordine alfabetico e sarebbe un inferno) ma non credo dovremmo esagerare: per cogliere le sfumature di un libro esistono le recensioni, no? E i consigli delle amiche.


D: Giusto! Quali sono i tuoi autori preferiti?

R: Oooooh. Sei sicura di voler intraprendere questa conversazione? Perché la cosa potrebbe sfuggirmi di mano e diventare un lungo e tedioso libro di testo su autori vari e i loro punti di forza… Ma se proprio insisti: di certo il primo che mi viene in mente è Jim Butcher, che purtroppo in Italia non è tradotto. Scrive principalmente Urban Fantasy nella sua declinazione più pura, diversa dal concetto che ne abbiamo qui, che è confuso col Paranormal Romance. Lo adoro perché dai suoi libri si può imparare molto su come strutturare una storia, ma soprattutto una serie di storie mantenendone la coerenza (a differenza di Laurell K. Hamilton che con il suo UF si è persa per strada…). Subito dopo per me vengono Patrick Rothfuss di cui adoro la prosa musicale (e che per me può prendersi tutto il tempo che gli serve, se la qualità del prodotto è quella che ci ha mostrato) e Brandon Sanderson, di cui ammiro sia la produttività che l’ampiezza della creazione, che il termine “Enorme” non inizia nemmeno a darne l’idea (per chi non conoscesse, cercate il termine “Cosmere” su Google). Poi Neil Gaiman. Perché? È Gaiman, punto.
Non cito nemmeno un autore classico perché A) non hanno bisogno di citazioni, altrimenti non sarebbero classici e B) la letteratura è in costate evoluzione e credo che i migliori di oggi siano la materia da studiare per poter migliorare. E se devo dire la verità, i signori che ho citato pubblicano regolarmente su internet materiale di insegnamento sul mestiere di scrittore, o tengono videoconferenze estremamente interessanti a riguardo, senza chiedere un centesimo. 


D: Come costruisci le personalità dei vari personaggi? Quanto c'è di te in loro?

R: La cosa che a volte si dimentica è che non si dovrebbe costruire un personaggio, ma una PERSONA: questo è l’unico modo che si ha per poter dare davvero uno spessore a chi vive nel mondo di cui un autore scrive.
Quanto c’è di me? Non saprei dire. È inevitabile che ogni modo di ragionare di ogni abitante delle mie storie sia contaminato dal mio, ma una delle cose più belle della scrittura è proprio il potersi calare in idee che non sono nostre, il vedere il mondo con altri occhi e trarre conclusioni che non mi sognerei neppure, nella norma. Quindi la risposta alla domanda dovrebbe essere “il meno possibile”.


D: Sia per il primo che per il secondo libro della serie Nyctophobia le protagoniste sono ragazze giovani. E’ voluto? Perché?

R: Certo, ho scelto di proposito questo tipo di persona: quando si passa quel periodo che va dai quattordici ai vent’anni, la vita è fatta di assoluti, le emozioni sono intense come scariche elettriche, gli amici sono per sempre, le piccole umiliazioni sono marchi a vita e le paure sono terrori insormontabili. Volevo parlare a queste persone per mostrare che un po’ alla volta, lottando ogni giorno con le proprie paure e le proprie debolezze per mostrare loro che è possibile superare ogni cosa. Credo al 100% in quello che ha scritto Neil Gaiman: “le fiabe sono più che vere, perché non ci dicono solo che i Draghi esistono, ma ci mostrano che i Draghi possono essere sconfitti”. E io credo che tutti noi abbiamo il nostro Drago personale da sconfiggere.


D: Scrivere è sempre stato il tuo sogno nel cassetto o la passione è nata per caso?

R: Da sempre, anche se me ne sono reso conto solo attorno ai 22 anni, grazie a mia moglie Federica. Ho sempre scritto storie lunghe e corte sin dalle scuole elementari, ma prima questa parte di me la vedevo solo come una componente del mio carattere. Ora invece credo di ave messo le cose nella giusta prospettiva e lo scrivere come professione è diventato un obiettivo che influenza ogni mia scelta. E poi io nella vita so fare 2 cose: cucinare e inventare storie strampalate, quindi in realtà non posso fare altro che questo. E ingrassare.


D: Qual è l’aspetto che ami maggiormente del “mestiere” dello scrittore e quale invece proprio non sopporti?

R: L’aspetto che amo di più dello scrivere è che parte integrante di questo lavoro è il dover leggere. Sono uno di quelli si mangia 30 libri all’anno e il fatto che sia necessario per poter scrivere al meglio mi da la scusa per spendere i miei pochi soldi in volumi su volumi. E audiolibri. Un sacco di audiolibri. La cosa che detesto sono le riletture. Non è che odio rileggere le cose che scrivo, è che sono mostruosamente pigro. Sì, lo so che sono fondamentali, infatti le faccio comunque, ma piango e sbuffo tutto il tempo.


D: Progetti futuri?

R: Sto progettando una piccola serie a fumetti da portare sulla rivista Il Lettore di Fantasia, sarà un prosieguo di un racconto che ho pubblicato su di essa dal titolo “Il Confine della Perfezione”. Poi sto cercando di trasformare Nyctophobia in una graphic novel, con l’aiuto di una disegnatrice bravissima, DiaXYZ, che sta cogliendo lo spirito della storia alla perfezione con i suoi disegni. Per il resto, sono anche al lavoro sul sequel di Madre della Notte. E ho pure terminato la prima stesura di un romanzo Romance, dovrei iniziare la rilettura (vedi il punto precedente sul perché non ho ancora cominciato) Ho un sacco di cose da fare. Caspita elencarle tutte mi sta facendo venire l’ansia.

Uh voglio la graphic novel, voglio vedere le creature! E naturalmente leggere tutto il resto.
Grazie Carlo, un pochino mi sembra di conoscerti meglio.

Vi lascio il calendario con le varie tappe:


I blog che partecipano:


Mi raccomando, leggete questi libri e seguite il blogtour, questa serie merita davvero e ogni libro ha una sua conclusione, non lascia con il nervoso.

martedì 4 luglio 2017

Blog Tour & Giveaway "Schegge di ricordi" di Monica Lombardi. Intervista all'autrice

Buongiorno, oggi vi parlo di Monica Lombardi, perché c'è la mia tappa del blog tour di "Schegge di ricordi" il seguito di Schegge di verità (recensione qui)


Sono felicissima di far parte del gruppo di questo blogtour, ho spinto per farlo e per esserci. Ho adorato Schegge di verità, tanto, e nella giornata milanese con Monica ho ascoltato il prologo di Ricordi. L'avete letto anche voi nelle prime tappe quindi capite bene il mio entusiasmo.
Le tappe già passate:

Ora invece facciamoci una chiacchierata con Monica, che oltre a scrivere benissimo è pure molto molto simpatica!



D: Ciao Monica, benvenuta. E’ passato un anno da Schegge di verità e stiamo tutti aspettando questo secondo capitolo. Avevi già l’idea di questo libro prima di iniziare questa serie o ti è venuta scrivendo il primo?

R: Ciao Chiara! Grazie a te per aver aderito subito al Blog Tour e per questo spazio. È vero, Schegge di verità ha appena compiuto un anno e sono stati dodici mesi meravigliosi, grazie ad Amazon Publishing e a tutti voi.
Capita che, quando inizio a lavorare a un nuovo progetto, io sappia già che la storia non si esaurirà in un solo libro. Questa volta, invece, sono partita pensando che si trattasse di un romanzo “stand-alone”, come si è soliti chiamarli. Poi, strada facendo, ho capito che la storia che stavo raccontando non si sarebbe esaurita alla fine di quello che stava diventando il “primo” libro. E la colpa è soprattutto di Livia, una delle due protagoniste. Alla fine di Schegge di verità, Livia si trova in una situazione tale per cui… non potevo lasciarla così. Ha vissuto un’esperienza tremenda ma, già in quel primo romanzo, abbiamo intravisto la sua incredibile forza. Volevo raccontare come si sarebbe rialzata dopo la bastonata che ha ricevuto. Glielo dovevo.


D: Com’è nata l’idea di Schegge?

R: In un bosco, non sto scherzando. Ero vicino a Chiavenna, a casa di un’amica. Con i nostri figli, che sono amici da sempre, abbiamo fatto un giro nel bosco dietro casa sua, alle Cascate dell’Acqua Fraggia. A un certo punto ho immaginato una donna che correva in quel bosco e mi sono chiesta: da che cosa sta scappando? Poi mi sono detta: e se non lo sapesse neanche lei? L‘idea di Schegge è nata così.


D: Livia è ferita, nel corpo e nell’anima. Come ti sei approcciata a questo? Hai fatto ricerche, esperienze, conoscenze?

R: Esperienze no, per fortuna. Purtroppo ci basta ascoltare il telegiornale o leggere le notizie su Internet per sentire storie di violenza sulle donne e femminicidi. Certi uomini non riescono a non prevaricare e questo, sebbene per farlo sfruttino la loro maggiore forza fisica, è un segno di debolezza. Schiacciano, feriscono, picchiano per sentirsi forti. Le donne oggi rappresentano una minaccia per l’uomo maschilista e misogino molto più di un tempo. È un tema complesso e sfaccettato e io non sono una psicologa né una sociologa. Ma rifletto e rimugino, e provo molta rabbia. Raccontare la storia di una donna che viene mandata al tappeto ma si rialza, raccontare non solo l’uomo bestia che ha incontrato sulla sua strada ma anche gli uomini che la rispettano, la sostengono, la amano, è il mio piccolo contributo a questo tema. L’uomo forte non si sente minacciato da una donna forte e non ha bisogno di prevaricare.

D: Un elemento fondamentale di questa serie è l’amicizia: quanto è importante per te? 

R: Direi che è fondamentale. Sono una persona estroversa, mi piace chiacchierare con i miei amici di tante cose, confrontarmi, ascoltare le loro storie e sì, anche parlare loro delle mie, reali e inventate. Soprattutto, ho bisogno di parlare con i miei amici, con le mie amiche, quando sono giù di corda, quando sono arrabbiata o quando ho qualche problema che mi assilla. E cerco di esserci per loro quando sono loro ad averne bisogno.


D: Una cosa che mi ha sempre incuriosita: i tuoi personaggi negativi sono caratterizzati alla perfezione e traspare una sorta di affetto da parte tua. Quanto ti piace crearli? E preferisci inventare loro o i buoni? (Qua si capisce il mio debole per i cattivi)

R: No, io sono tutta per gli eroi! Team Thor, per intenderci. Sono persino Team Superman, ecco. Però l’antagonista deve essere all’altezza, o non c’è storia. Come mi piace entrare nella testa dei miei protagonisti, renderli personaggi a tutto tondo e sempre diversi, così mi piace che anche gli antagonisti siano credibili. Al mio primo giallo, Scatole cinesi, ho avuto grossi problemi a immaginarmi che cosa possa spingere qualcuno a uccidere. Col tempo ho esplorato diversi scenari. Il “re nero” che sfida il “re bianco” David Langdon nella serie GD Team, per esempio, ha motivi molto personali, in parte posso perfino capirlo. Ma capisco anche come abbia mentito a se stesso per anni per non dover ammettere e portare la sua colpa. In Schegge abbiamo diversi livelli di cattiveria e di responsabilità. L’antagonista principale è un sociopatico. Ed è fuori come un balcone! Ma è anche tremendamente lucido, tagliente come una lama affilata. Non è affetto, il mio: lui è l’uomo nero, il nemico da abbattere. Ma dobbiamo capire il perché delle sue azioni o sarebbe solo un pupazzo, una marionetta funzionale alla storia che l’autore, l’autrice in questo caso, fa muovere a suo piacimento. I personaggi devono essere in grado di muoversi da soli.


D: Quando crei i personaggi prendi spunto da persone che conosci? Quanto c’è di te in loro?

R: Di me, poco. Del mio modo di vedere il mondo, parecchio. Il resto sono mattoncini che ho accumulato, assorbito in anni di letture, studi, passione per i film e i telefilm, con archetipi che si sono ormai radicati nella mia mente e nel mio modo di tessere le storie. I miei personaggi nascono da mille stimoli diversi. Il commissario Arco, per esempio, è ispirato a un mio amico che non fa il poliziotto: significa che c’è qualcosa di lui e qualcosa di altri. Come per le trame, anche per i personaggi noi autori abbiamo degli ingredienti a disposizione e li mescoliamo. Imparare a conoscere un personaggio, per un autore, non è molto diverso dall’imparare a conoscere una persona nella vita reale. Ci sono le apparenze, gli strati più superficiali, quelli più profondi. Si scava. Li si osserva, li si ascolta. I personaggi più riusciti sono quelli che, dopo un po’, si scrivono da soli. Parlano da soli. E le lettrici che mi seguono sul mio gruppo sanno chi è quello che più di tutti fa sempre quello che gli pare! (Lo adoro, il mio ragazzaccio!)


D: Qual è il tuo personaggio preferito di questa serie?

R: Domanda difficilissima. Non riescono a menzionarne solo uno. Sono innamorata di Claudio Sereni, poliziotto rude eppure intuitivo e sensibile nei momenti in cui serve. Sono molto legata a Livia, con il suo essere fragile e forte insieme; sono molto orgogliosa di lei. Ilaria è nata da non so dove e non so come, lei e Drago insieme, e come si può non amarli? CJ è l’amico che tutti vorremmo e Andrea è una roccia, è il “Benjamin Buckler” di questa serie. Una roccia ci vuole. Credo che questi siano i miei preferiti.


D: Tu sei un’autrice che spazia fra diversi generi, ma quale preferisci leggere?

R: Questa è più facile. Thriller, meglio se non troppo macabri e con una forte impronta psicologica; romantic suspense, urban fantasy, fantascienza distopica. Qualche romance brillante ogni tanto. E poi quei romance che sono in realtà storie di donne o di famiglie, sto pensando a Paradise della McNaught e a Il diavolo ha gli occhi azzurri della Kleypas, romanzi a tutto tondo che vanno “oltre” il loro genere. Con poche eccezioni in genere sono aperta a tutto: basta che siano buone storie scritte bene.


D: Domanda odiosissima: libro preferito o quello che è importante per te. Sono buona, ti concedo tre titoli

R: Tre sono pochi! Questa è la domanda in cui gli autori possono cadere nella tentazione di “colpire” sparando qualche grosso nome, qualche titolo “importante”. Io ho alle spalle studi letterari quindi di classici ne ho letti tanti, ma sono una story-teller e amo tutti i tipi di storie. Tra l’altro, mi piace sempre ricordare come molti titoli che oggi consideriamo “classici”, Shakespeare in primis, nacquero come intrattenimento popolare. Fine della digressione, veniamo al dunque. Primo titolo: Il dio del fiume di Wilbur Smith. Magari oggi non mi farebbe lo stesso effetto ma quando lo lessi, molti anni fa, non riuscivo ad andare avanti da tanto stavo male per i protagonisti. Il secondo direi I pilastri della terra di Ken Follett, una finestra incredibile sul Medioevo. Il terzo… te ne menziono tre a pari merito così ti frego! (E anche così ne ho lasciati fuori tantissimi!) La valle dell’Eden di Steinbeck, Caino e Abele revisited; Un’aquila nel cielo sempre di Smith, una delle più belle storie d’amore che ho letto, e per finire un classico del romance: Rosa d’inverno della Woodiwiss, l’ho sfasciato a forza di rileggerlo. Le mie lettrici mi chiameranno anche “Crudelia” ma ho un animo molto romantico!


D: Qual è il complimento migliore che ti hanno fatto? E la critica peggiore?

R: Le critiche sono di diverso tipo: ci sono quelle che non capisci da dove arrivano e sembrano piuttosto delle offese personali, non perché sei Mrs Perfection ma perché ci sono persone che hanno lavorato con te al tuo romanzo e hanno deciso di pubblicarlo. Sto pensando per esempio a una tipa che, commentando Sam Bolton su Amazon, scrisse che sua nipote alle elementari scriveva meglio. Poi, i gusti sono diversissimi quindi lo stesso romanzo comunica cose diverse a persone diverse, e non tutti si sentono coinvolti o soddisfatti allo stesso modo, questo è normale. Di recente qualcuno ha scritto “noioso”, proprio di Schegge di verità, e mi è dispiaciuto. 
I complimenti fanno tutti bene al cuore. Dal semplice “mi sono innamorata del GD Team” alla lettrice che, leggendo il quarto libro della serie, mi ha scritto che era “come tornare a casa”. Su Schegge, in molti hanno parlato di coinvolgimento, di personaggi reali, di emozioni sentite sulla loro pelle. Credo che riuscire a “far vivere” la storia al lettore sia la soddisfazione più grande, per un autore. E lasciare ricordi forti, vivi: sapere che una storia che hai scritto per un lettore è diventata quasi “un’esperienza” che ha vissuto. A questo proposito ti racconto un aneddoto, una cosa meravigliosa che ha scritto una lettrice sul mio gruppo tempo fa. Era a un concerto dei Linkin Park e, quando hanno attaccato Castle of Glass, che è un brano assolutamente magnifico, si è immaginata gli elicotteri che volavano sopra il Mediterraneo, perché è la scena di Free fall che io ho abbinato a quella canzone. Sono un’autrice fortunata: i miei lettori, le mie lettrici mi regalano tante pillole di felicità come queste. 


D: Come ti rapporti con le critiche negative? 

R: Le mando giù. Non fanno piacere a nessuno , credo, ma non si può piacere a tutti.


A me piaci tanto, e ho adorato leggere le tue risposte!
Vi è piaciuto conoscere un po' meglio Monica? Se volete provare a vincere una copia autografata di questo libro, seguite le regole riportare riportate nel form qui sotto:


a Rafflecopter giveaway


Ricordatevi di iscrivervi nei lettori fissi di tutti i blog e di commentare! Qui sotto il calendario con le varie tappe:





sabato 27 maggio 2017

Intervista con l'autore: Roberto Gerilli

Ciao a tutti, oggi vi propongo una nuova rubrica, nessuna novità in realtà, ma un'intervista all'autore. Mi piaceva l'idea di conoscere meglio la persona dietro il libro e a voi?

Vi ricordate la mia recensione del libro "Vietato leggere all'inferno" di Roberto Gerilli? Se volete rinfrescarvi la memoria è qui.

Autore: Roberto Gerilli
Titolo: Vietato leggere all’inferno
Editore: Speechless Books
Data di uscita: 10 ottobre
Pagine: 412

Trama:
Mi chiamo Amleto Orciani e sono un libromane. Ho trentacinque anni e mi faccio dall’età di dodici, quando la lettura era ancora legale. Ho iniziato per scherzo con L’isola del tesoro e non ho più smesso. 
Leggere è la prima cosa a cui penso quando mi sveglio e l’ultima prima di andare a dormire. Sono talmente assuefatto da conoscere il significato di parole come paradosso, pennivendolo e opulenza. Insomma, uno sniffa-inchiostro senza speranza. 
Vivo vicino ad Ancona, lavoro come inserviente in un discount di bricolage e arrotondo spacciando romanzi alla gente della zona. La mia vita non è un granché, ma mi ci trovo. Il problema è che vorrei avere più soldi, per questo accetto di aiutare Eleonora. 
La ragazza è brava, ma così folle da voler cambiare il mondo dell’editoria da sola. Per seguirla mi tocca coinvolgere amici discutibili e incontrare gente che preferirebbe vedermi morto (il Bibliotecario ti dice niente?). Meno male che ho dalla mia Caterina, una camgirl con un secondo lavoro ancora meno presentabile del primo, però non sono sicuro mi possa salvare il culo, stavolta. Se ne esco vivo, giuro che smetto di leggere. Forse. 
Vietato leggere all’inferno racconta la mia storia. Non insegna qualcosa che vale la pena conoscere, non ci sono buoni sentimenti o altre cazzate ma per sballarsi con gli amici è perfetto. Provalo, e fammi sapere se funziona.





D. Cosa preferisci usare quando scrivi? Carta o PC? C’è un luogo in cui preferisci essere quando scrivi?
R. Quando scrivo un racconto o un romanzo uso sempre e solo il computer, ma ho un blocco dove appunto le idee che mi vengono in mente durante la giornata. Scrivere su carta ha il suo fascino, lo ammetto, ma poi bisognerebbe riscrivere tutto al computer… e io sono pigro! 

D. Come costruisci le personalità dei vari personaggi?
R. Parto da qualche appunto di base e poi lascio che siano i personaggi stessi a mostrarmi le loro personalità. Di solito preferisco far interagire personaggi con caratteri molti diversi, perché trovo che il contrasto sia una grande fonte di umorismo. 

D. C’è qualche autore a cui ti ispiri o che ti piace particolarmente?
R. Quattro autori e un regista: Stephen King, Nick Hornby, Chuck Palahniuk, John Niven e Quentin Tarantino.

D. Quanto c’è di te nei tuoi personaggi?
Molto, penso sia inevitabile, anche se cerco sempre di non creare miei alter ego letterari. Quando scrivo, mi diverto molto a “interpretare” i personaggi e se fossero tutti uguali al sottoscritto sarebbe noioso. 

D. Il genere che hai scelto è particolare, ti piace leggere libri distopici?
R. Non è il mio genere preferito, in realtà, ma mi piacciono le storie ambientate in universi narrativi solo in apparenza diversi dal nostro. Distopie molto vicine a noi, diciamo, che potrebbero diventare realtà al minimo errore. Come quelle di Black Mirror, per dire.

D. Cosa ti ha spinto a scegliere un protagonista così particolare?
R. Adoro i protagonisti sarcastici, gli eroi per caso, che partecipano alla storia solo perché costretti. Colpa degli action movie anni ’80/’90 (su tutti la serie Die Hard) e della mia incapacità cronica di prendermi sul serio. 

D. Come è nata l’idea di Vietato leggere all’inferno? È partita come denuncia dell’editoria in Italia?
R. No, assolutamente no. L’idea era quella di far ridere prendendo in giro le manie dei lettori forti, ma mi sono lasciato prendere la mano e ho preso di mira anche il mondo editoriale. Non sono il tipo che scrive romanzi di denuncia, ma mi piace l’umorismo critico e graffiante. 

D. Nel libro una parte importante è l’avvento del digitale. Cosa ne pensi?
Penso che rappresenti un’alternativa e una grande opportunità per molti scrittori, ma detesto tutti gli “integralisti digitali” che considerano gli e-book come la soluzione a ogni male. Finché i libri elettronici saranno solo la trasposizione digitale di quelli stampati, io preferirò sempre leggere su carta. 

D. Hai progetti futuri o sogni nel cassetto?
R. Sto cercando di “testare” il mio stile narrativo con genere letterari molto più mainstream di quelli affrontati fino a ora. È una bella sfida e sperò ne venga fuori qualcosa di buono. 

Ringrazio ancora tanto l'autore per la disponibilità e di sicuro ora comprendo meglio alcuni particolari del libro.
Spero che l'idea dell'intervista piaccia anche a voi.