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venerdì 1 marzo 2019

Recensione "Una per i Murphy" di Lynda Mullay Hunt - Perché te lo dico io #10

Buongiorno lettori, io e Lea del blog Due lettrici quasi perfette torniamo con questa rubrica, che adoro sempre di più.



E' un'idea che è nata parlando della nostra passione comune: i libri di narrativa per ragazzi. Ogni volta una di noi consiglierà all'altra un titolo, spiegando il perché di quella scelta e ci sarà la recensione. La cadenza sarà del tutto casuale perché noi due in fondo ci sentiamo ancora adolescenti e quindi pubblicheremo quando ci pare e piace!

Lea mi ha consigliato questo libro dicendo:
Questo è proprio un bel libro, uno di quelli che già dalle prime pagine capisci che metterà in forse tante tue convinzioni. Leggerlo ti porta a grattar via quella patina di certezze preconfezionate nelle quali, come madre, ti culli, perché è più facile ragionare per luoghi comuni, anche se non lo fai intenzionalmente. Una madre è una madre, giusto? E un figlio viene prima di tutto per una madre? Una madre però è anche una donna, imperfetta, fallibile. Questa storia la si può leggere da diverse angolazioni, la si può comprendere entrando nei panni di ogni ognuno dei protagonisti, ma non smette di disturbarci nel profondo.
 

Autrice: Lynda Mullay Hunt
Titolo: Una per i Murphy
Editore: Uovonero
Data di pubblicazione: 31 ottobre 2018
Pagine: 245

Trama:
Carley Connors è una ragazzina fortunata. Almeno a sentire quel che dice la sua assistente sociale, la signora MacAvoy. Ma sarà vero? Carley viene da Las Vegas, un posto dove piangere è da idioti. Non piange nemmeno quando si ritrova piena di lividi nella stanza di un ospedale del Connecticut, con sua madre in corna, ma non riesce a evitare l'affido temporaneo presso una famiglia sconosciuta. I Murphy sembrano usciti da uno spot pubblicitario: ordinati, carini, perfetti. Così perfetti da sembrare finti. Carley sa che non potrà mai far parte di quel mondo, lei che i vestiti li va a "comprare" nei cassonetti dell'Esercito della Salvezza e che mangia pastina in brodo direttamente dalla lattina. Ma quella che all'inizio le sembra una prigione, poco alla volta si trasforma in una vera casa. Sarà per la gentilezza della signora Murphy, che non si arrabbia mai con lei e la fa sentire per la prima volta ascoltata, o per la simpatia dei piccoli Michael Eric e Adam. O per il fatto di fare cose normali, come andare a scuola e avere un'amica. In un posto che odora di bucato e profuma di torta alle mele e succo d'arancia a colazione, Carley impara a mangiare pollo in casseruola, a giocare ai supereroi e alle automobiline, a sapere che non sempre verrà accettata, ma può almeno provarci. E farà breccia anche nel cuore del duro Daniel, più simile a lei di quanto entrambi possano immaginare. Forse basta solo trovare il coraggio di togliere la maschera della paura per riuscire a diventare l'eroe di qualcuno.

venerdì 23 novembre 2018

Recensione "Le Reginette" di Clémentine Beauvais - Perché te lo dico io #9

Buongiorno lettori, dopo tre mesi io e Lea del blog Due lettrici quasi perfette torniamo con questa rubrica, che personalmente adoro e ho trascurato troppo.



E' un'idea che è nata parlando della nostra passione comune: i libri di narrativa per ragazzi. Ogni volta una di noi consiglierà all'altra un titolo, spiegando il perché di quella scelta e ci sarà la recensione. La cadenza sarà del tutto casuale perché noi due in fondo ci sentiamo ancora adolescenti e quindi pubblicheremo quando ci pare e piace!

Lea mi ha consigliato questo libro dicendo:

le Reginette mi è piaciuto moltissimo per l'ironia, l'intelligenza unita ad una certa maleducazione. In questo libro si parla di bullismo e di cyberbullismo e del semplice fatto di essere brutte in una società in cui l'immagine è al primo posto. Superconsigliato.

Autrice: Clémentine Beauvais
Titolo: Le Reginette
Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: 26 giugno 2018
Pagine: 292

Trama: 
Premiate su Facebook come le tre ragazze più brutte della scuola, Mireille, Astrid e Hakima non perdono tempo a piangerci sopra. Meglio inforcare le biciclette e partire, destinazione Parigi, dove hanno tutta l'intenzione, ciascuna armata di valido motivo, di imbucarsi alla festa che ogni 14 luglio si tiene all'Eliseo. A mano a mano che la notizia del loro viaggio si diffonde, le tre ragazze sono accolte con grande entusiasmo nei paesi in cui si fermano e diventano delle vere e proprie reginette dei social media e della televisione, al punto da ricevere invito formale niente meno che dal Presidente in persona…


mercoledì 22 agosto 2018

Recensione "L'anno in cui imparai a raccontare storie" di Lauren Wolk - Perché te lo dico io #8

Buongiorno, rientrati tutti dalle vacanze? Oggi finalmente io e Lea del blog Due lettrici quasi perfette torniamo con questa rubrica, che personalmente adoro e ho trascurato troppo.



E' un'idea che è nata parlando della nostra passione comune: i libri di narrativa per ragazzi. Ogni volta una di noi consiglierà all'altra un titolo, spiegando il perché di quella scelta e ci sarà la recensione. La cadenza sarà del tutto casuale perché noi due in fondo ci sentiamo ancora adolescenti e quindi pubblicheremo quando ci pare e piace!

Lea mi ha consigliato questo libro dicendo:

Un romanzo che ci porta nei luoghi oscuri dell'animo umano. Per la protagonista crescere significherà diventare consapevole, ma non perdere la purezza o la tenerezza. Siamo piccole particelle dell'universo, ma possiamo fare la differenza! Un libro importante che consiglio a grandi e piccoli.


Autrice: Lauren Wolk
Titolo: L'anno in cui imparai a raccontare storie
Editore: Salani Editore
Data di pubblicazione: 10 maggio 2018
Pagine: 278

Trama:
Come Il buio oltre la siepe, a cui è stato paragonato da tutti i critici che l’hanno recensito, questo libro è la sintesi perfetta di avventura, suspense, impegno civile. Ambientato nel 1943, all’ombra delle due guerre, è il racconto di una ragazzina alle prese con situazioni difficili ma vitali: una nuova compagna di classe prepotente e violenta, un incidente gravissimo e un’accusa indegna contro un uomo innocente. Annabelle imparerà a mentire e a dire la verità, perché le decisioni giuste non sono mai facili e non possiamo controllare il nostro destino e quello delle persone che ci sono vicine, a prescindere da quanto ci impegniamo. Imparerà che il senso della giustizia, così vivo quando si è bambini, crescendo va difeso dalla paura, protetto dal dolore, coltivato in ogni gesto di umanità.
Una scrittura nitida e coinvolgente dà voce a una delle protagoniste più forti della letteratura contemporanea e terrà incollati alle pagine sia i ragazzi che gli adulti.L’anno in cui imparai a raccontare storie è già un classico.

mercoledì 21 marzo 2018

Recensione "L'ultima lezione di Miss Bixby" di John David Anderson - Perché te lo dico io #7

Buongiorno! Dopo molto tempo e altrettante peripezie finalmente io e Lea del blog Due lettrice quasi perfette torniamo con questa rubrica, che tanto mi è cara


E' un'idea che è nata parlando della nostra passione comune: i libri di narrativa per ragazzi. Ogni volta una di noi consiglierà all'altra un titolo, spiegando il perché di quella scelta e ci sarà la recensione. La cadenza sarà del tutto casuale perché noi due in fondo ci sentiamo ancora adolescenti e quindi pubblicheremo quando ci pare e piace!

Lea mi ha consigliato questo libro dicendo:
Una lettura coinvolgente ed appassionante che in nessun modo potrei ridurre ad una storia strappalacrime perché tra le pagine di questo libro c'è tantissima energia e la spinta ad agire e a vivere con pienezza.


Autore: John David Anderson
Titolo: L'ultima lezione di Miss Bixby
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 24 ottobre 2017
Pagine: 249

Trama:
Al mondo esistono sei tipi di insegnanti: gli Zombie; i caffeina dipendenti (Caff-Dip); i temibili Dungeon Master; gli Spielberg con un film sempre pronto; i Novellini e infine quelli che Brand, Steve e Topher - compagni di classe e amici inseparabili - chiamano semplicemente i Buoni, quelli che rendono sopportabile la tortura altrimenti detta scuola. Come la professoressa Bixby.
Miss Bixby ha ciocche di capelli rosa come lo sciroppo di fragola e occhi verdi come l'erba appena spuntata; ama leggere Lo Hobbit a voce alta, infarcire i suoi discorsi di piccole citazioni e, soprattutto, dedicare attenzione ai suoi studenti. Ma ha anche una malattia incurabile che improvvisamente la costringe a lasciare la scuola… Brand, Steve e Topher elaboreranno così un piano a volte pericoloso, ma assolutamente fantastico, per regalare alla persona che più di ogni altro ha creduto in loro un ultimo momento magico, dove il tempo si ferma, la musica suona e nulla di brutto può accadere.

venerdì 27 ottobre 2017

Recensione "Raccontami di un giorno perfetto" di Jennifer Niven - Perché te lo dico io! #6

Ciao a tutti, oggi torno a parlarvi di narrativa per ragazzi insieme a Lea del blog Due lettrice quasi perfette e la nostra rubrichina.


E' un'idea che è nata parlando della nostra passione comune: i libri di narrativa per ragazzi. Ogni volta una di noi consiglierà all'altra un titolo, spiegando il perché di quella scelta e ci sarà la recensione. La cadenza sarà del tutto casuale perché noi due in fondo ci sentiamo ancora adolescenti e quindi pubblicheremo quando ci pare e piace!

Lea mi ha consigliato questo libro dicendo:
Ho consigliato questo libro a Chiara perché io non ho avuto il coraggio di parlarne. L’ho letto e mi è rimasto nel cuore come un dolore, come una sconfitta di cui prendere atto. Bellissimo e straziante mi ha fatta sentire impotente, perché davanti all’ineluttabilità del destino non c’è dono o qualità che possa portarti in salvo. Nemmeno l’amore.

Autrice: Jennifer Niven
Titolo: Raccontami di un giorno perfetto
Editore: DeA
Data di pubblicazione: 31 marzo 2015
Pagine: 400

Trama:
È una gelida mattina di gennaio quella in cui Theodore Finch decide di salire sulla torre campanaria della scuola per capire come ci si sente a guardare di sotto. L’ultima cosa che si aspetta però è di trovare qualcun altro lassù, in bilico sul cornicione a sei piani d’altezza. Men che meno Violet Markey, una delle ragazze più popolari del liceo. Eppure Finch e Violet si somigliano più di quanto possano immaginare. Sono due anime fragili: lui lotta da anni con la depressione, lei ha visto morire la sorella in un terribile incidente d’auto. È in quel preciso istante che i due ragazzi provano per la prima volta la vertigine che li legherà nei mesi successivi. I giorni, le settimane in cui un progetto scolastico li porterà alla scoperta dei luoghi più bizzarri e sconosciuti del loro Paese e l’amicizia si trasformerà in un amore travolgente, una drammatica corsa contro il tempo. E alla fine di questa corsa, a rimanere indelebile nella memoria sarà l’incanto di una storia d’amore tra due ragazzi che stanno per diventare adulti. Quel genere d’incanto che solo le giornate perfette sono capaci di regalare.

Raccontami di un giorno perfetto è un romanzo commovente e coraggioso. Una storia che spezza il cuore in tutti i modi possibili e ci ricorda che cosa significa essere vivi.


lunedì 5 giugno 2017

Recensione "Mio fratello rincorre i dinosauri" di Giacomo Mazzariol - Perché te lo dico io! #4

Buongiorno e buon inizio settimana. Finalmente torno con questa rubrica, in collaborazione con Lea del blog Due lettrici quasi perfette, che purtroppo ultimamente ho trascurato.


E' un'idea che è nata parlando della nostra passione comune: i libri di narrativa per ragazzi. Ogni volta una di noi consiglierà all'altra un titolo, spiegando il perché di quella scelta e ci sarà la recensione. La cadenza sarà del tutto casuale perché noi due in fondo ci sentiamo ancora adolescenti e quindi pubblicheremo quando ci pare e piace!

Lea mi ha consigliato questo libro dicendo:
Vi invito a leggere questo libro: una volta che sarà tra le vostre mani non ci sarà bisogno di altro. Parlerà da solo, con le voci dei suoi protagonisti, andremo a fare un viaggio a Castelfranco Veneto, andremo nei parcheggi vip, nelle scuole, nei campeggi al mare, al cinema e nel cuore di questa famiglia che senza fare proclami ribadisce, con ogni azione e parola, che la vera forza nasce dall'amore e dall'accettazione. E da un pizzico di sana ironia.

Autore: Giacomo Mazzariol
Titolo: Mio fratello rincorre i dinosauri
Editore: Einaudi
Data di pubblicazione: 26 aprile 2016
Pagine: 176

Trama:
Hai cinque anni, due sorelle e desidereresti tanto un fratellino per fare con lui giochi da maschio. Una sera i tuoi genitori ti annunciano che lo avrai, questo fratello, e che sarà speciale. Tu sei felicissimo: speciale, per te, vuol dire «supereroe». Gli scegli pure il nome: Giovanni. Poi lui nasce, e a poco a poco capisci che sí, è diverso dagli altri, ma i superpoteri non li ha. Alla fine scopri la parola Down, e il tuo entusiasmo si trasforma in rifiuto, addirittura in vergogna. Dovrai attraversare l'adolescenza per accorgerti che la tua idea iniziale non era cosí sbagliata. Lasciarti travolgere dalla vitalità di Giovanni per concludere che forse, un supereroe, lui lo è davvero. E che in ogni caso è il tuo migliore amico. Con Mio fratello rincorre i dinosauri Giacomo Mazzariol ha scritto un romanzo di formazione in cui non ha avuto bisogno di inventare nulla. Un libro che stupisce, commuove, diverte e fa riflettere.
Insomma, è la storia di Giovanni, questa. Giovanni che ha tredici anni e un sorriso piú largo dei suoi occhiali. Che ruba il cappello a un barbone e scappa via; che ama i dinosauri e il rosso; che va al cinema con una compagna, torna a casa e annuncia: «Mi sono sposato». Giovanni che balla in mezzo alla piazza, da solo, al ritmo della musica di un artista di strada, e uno dopo l'altro i passanti si sciolgono e cominciano a imitarlo: Giovanni è uno che fa ballare le piazze. Giovanni che il tempo sono sempre venti minuti, mai piú di venti minuti: se uno va in vacanza per un mese, è stato via venti minuti. Giovanni che sa essere estenuante, logorante, che ogni giorno va in giardino e porta un fiore alle sorelle. E se è inverno e non lo trova, porta loro foglie secche. Giovanni è mio fratello. E questa è anche la mia storia. Io di anni ne ho diciannove, mi chiamo Giacomo.


Giovanni che va a prendere il gelato.
-        Cono o coppetta?
-        Cono!
-        Ma se il cono non lo mangi.
-        E Allora? Neanche la coppetta la mangio!
Questo libro per me è stato un pugno nello stomaco, ci ho messo tantissimo a leggerlo. Ma non perché sia crudo o particolarmente triste, anzi. Ha quasi un tono delicato, c'è una leggerezza data dall'età dell'autore che mantiene tutto il testo semplice.
Per me è stato d'impatto perché capisco fin troppo bene, vivo una situazione simile. Così mi sono trovata, con le lacrime e il sorriso sulle labbra, a centellinarmi questo piccolo gioiellino.
Giacomo Mazzariol ha un fratello Down. Quando gli comunicano che avrà finalmente un maschio con cui giocare, ma che sarà speciale lui se lo immagina come un supereroe. E Giovanni in realtà ha poteri speciali, è capace di vedere il mondo in maniera tutta sua e chi l'ha detto che sia quella sbagliata? Non segue le regole sociali classiche, magari mentre gioca a calcio si ferma improvvisamente per raccogliere una margherita e non capisce il perché tutti si arrabbino. E' capace però di tirarti fuori un sorriso sempre e di cogliere cose sulle quali troppo spesso non ci soffermiamo, come la sua immagine della guerra.
Sarebbe stato facile archiviare la cosa come una delle sue stramberie. Sarebbe stato facile pensare che non avesse capito la consegna. [...] La guerra è anche questo: andare a prendere il gelato da soli.
La parte in cui ho più sofferto è quella relativa all'adolescenza, quando Giacomo si vergogna. Lì ho patito tantissimo, proprio per Giacomo, perché anche quel sentimento è normale, ma fa male a tutti. 
Quello però che ho apprezzato è anche questo. Questo testo è privo di buonismo, non è il classico racconto che parla di diversità e di come è giusto accettarsi tutti per ciò che si è. Sì, dice anche quello, ma non è una retorica vuota. C'è sentimento, tanto e rabbia e delusione e sofferenza, ma anche gioia e affetto profondo. Si capisce da subito e si percepisce costantemente che è la sua storia, che non inventa nulla. E' scritto col cuore e con la pancia. Ed è scritto benissimo, mi sono stupita che un ragazzo così giovane sapesse scrivere così bene. E' semplice, diretto, ma molto accattivante!
Mi resi conto, quel giorno, che da troppo tempo avevo smesso di farmi domande. E che avevo smesso di farmi domande per paura delle risposte. Il mio equilibrio si basava sul non chiedere e sul non sapere. Sul non pensare
Il libro racconta anche di Giovanni, ma è soprattutto un resoconto della vita di Giacomo. Ovviamente quando in casa c'è un elemento che necessita di cure speciali, tutto ruota intorno a lui, è così fidatevi. Ma questo non deve essere per forza sempre un male. 
Grazie Giacomo, perché hai sottolineato e aiutato a capire che le fatiche, le difficoltà, l'accettazione non sono la sola cosa che succede: c'è anche gioia, affetto e scoperta di emozioni nuovi, di sensazioni che altrimenti non noteresti. E' un arricchirsi quotidianamente.
Sicuramente lo farò leggere a Federico, magari negli anni difficili, quelli delle medie. E lo consiglierò a tutti, anche solo per avere un'idea di cos'è la vita familiare con un membro speciale.
Voto:


Adesso vi consiglio inoltre di guardare il video qui sotto, girato da Giacomo e Giovanni e che ha dato origine a tutto.



Se volete arricchirvi, leggendo un libro semplice ma che rimane nel cuore, senza pretese, ve lo consiglio proprio.

E adesso mi raccomando passate qui da Lea a leggere il suo pensiero su "L'ora di pietra" di Margherita Oggero.

venerdì 24 febbraio 2017

Recensione "Fangirl" di Rainbow Rowell - Perché te lo dico io! #3

Ciao, oggi torno con questa rubrica in collaborazione con Lea del blog Due lettrici quasi perfette


E' un'idea che è nata parlando della nostra passione comune: i libri di narrativa per ragazzi. Ogni volta una di noi consiglierà all'altra un titolo, spiegando il perché di quella scelta e ci sarà la recensione. La cadenza sarà del tutto casuale perché noi due in fondo ci sentiamo ancora adolescenti e quindi pubblicheremo quando ci pare e piace!

Questa volta ci siamo consigliate la stessa autrice e Lea mi ha fatto leggere "Fangirl" di Rainbow Rowell perché:

Non sottovalutate questo libro: non racconta la solita storia ambientata all'università, non è solo un romanzo di formazione o una delicata storia d'amore. E' una storia apparentemente lieve che tocca temi fondamentali quali la famiglia, l'identità, l'abbandono, il conformarsi o meno e, su tutti, la scrittura/lettura, che è questa grande magia che rende la nostra vita più ricca e intensa. Lo consiglio senza riserve.


Autrice: Rainbow Rowell
Titolo: Fangirl
Editore: Piemme
Data di pubblicazione: 18 ottobre 2016
Pagine: 513

Trama:
Approdata all'università, dove la sua gemella Wren vuole solo divertirsi tra party, alcool e ragazzi, la timidissima Cath si trova sola per la prima volta e si rinchiude nella sua stanza a scrivere la fanfiction di cui migliaia di fan attendono il seguito. Ma una compagna di stanza scontrosa con il suo ragazzo carino che le sta sempre intorno, una professoressa di scrittura creativa che pensa che le fanfiction siano solo un plagio, e un affascinante aspirante scrittore che vuole lavorare con lei, obbligheranno Cath ad affrontare la sua nuova vita...





Oh come mi piace questa autrice! Ha un modo di scrivere, uno stile che ti cattura, ti inchioda alle pagine e non riesci a smettere di leggere. O almeno è quello che capita a me.
Ho iniziato piena di aspettative e devo dire che non sono state deluse. La storia a prima vista sembra una "roba da ragazzini", l'università, i primi amori ecc. Niente di più sbagliato. E sì un romanzo per ragazzi, ma è molto molto di più.

Cath è una ragazza molto riservata che inizia l'università piena di paure. La sua gemella Wren vuole staccarsi un po' da lei, il loro rapporto è troppo stretto, simbiotico. Ma Cath patisce questa sua voglia di indipendenza, non ne comprende il motivo. Per lei la vita va benissimo così, tutta incentrata sulla famiglia e soprattutto la sua fanfiction. Infatti lei da anni porta avanti Carry on, una storia derivata da un grande successo tipo Harry Potter. Ma ha stravolto la storia secondo la sua personale interpretazione, come appunto fa una fanfiction.
Era bello poter scrivere in camera propria, nel proprio letto. Perdersi nel mondo degli Arcimaghi e non tornare più indietro. Non sentire altre voci nella testa eccetto quelle di Simon e Baz. Nemmeno la propria. Era per quello che scriveva. Per quelle ore in cui il loto mondo soppiantava quello reale. In cui poteva permettersi di cavalcare l’onda dei loro sentimenti reciproci, come qualcosa che precipitasse giù a rotta di collo.
Ammetto che io ne so pochissimo di questo, non le ho mai lette né considerate. Perché io in realtà sono ottusa e uscire dagli schemi a cui sono abituata mi destabilizza. Se devo leggere una storia in cui il personaggio è stravolto fatico troppo. Preferisco gli spin-off ecco.
Confesso anche però che la cosa mi affascina non poco. L'idea di partire da basi già note e inventare tutta una storia senza stravolgerla del tutto, ma cambiando parti fondamentali. Ci vuole passione e una buona dose di bravura.
A volte scrivere è come correre in discesa, con le dita che si muovono a scatti dietro di te sulla tastiera come fanno le gambe quando non riescono a stare al passo con la forza di gravità.
Soprattutto però capisco il bisogno che spinge Cath a tuffarsi nel mondo tutto suo di Carry on. La necessità di evadere dai problemi quotidiani, di trovare qualcosa che va esattamente come si vuole, la stabilità di ritrovare i personaggi amati e di far realizzare i propri sogni. E' magia, ma è anche rassicurazione, quando la vita ti da uno scossone. Per me la lettura, e il blog, sono proprio questo, quindi mi sono immedesimata tantissimo in lei per questo.

Quello che a prima vista appare appunto come un romanzo leggero nasconde invece dei retroscena che fanno riflettere. Il rapporto complicato tra le gemelle e quello con il padre che fa quello che può ma non è una figura forte né il classico genitore, ha dei problemi anche lui. E pure la madre, la sua assenza prima e la sua presenza sbagliata poi. Fa riflettere molto su quanto i problemi dei genitori si riflettono sui figli e ne condizionino la vita.
Infatti sia Cath che Wren non sono ragazze spensierate. Se Wren vuole vivere all'estremo tutto, Cath si chiude sempre più al mondo e alla gente.
«Dicevo semplicemente che... a volte ci si può anche arrendere, no? Si può anche dire: "basta, è una tortura, io ci rinuncio" non credi?»
«Crea un precedente pericoloso.»
«Per evitare il dolore?»
«Per evitare la vita.»
I personaggi quindi sono caratterizzati benissimo, ognuno con la sua particolarità e non vengono stravolti per ragioni di copione. Infatti Cath rimane sempre la stessa, non sboccia trasformandosi in un cigno. Matura, ma non viene stravolta.

Mi è piaciuta molto anche la storia d'amore. Levi, anche lui con tutti i suoi problemi e difetti, è dolcissimo e anche quando sbaglia mi fa tenerezza. E ho adorato il fatto che il sentimento non sia stato né istantaneo né scontato. Fondamentale, certo, ma il libro non è solo questo.
«Dio, Levi. Ma guardati… tu sei…» Non aveva parole per descriverlo. Era una pittura rupestre. Era Il palloncino rosso. Si alzò sui talloni e lo attirò a sé fino a ritrovarsi il suo viso così vicino da riuscire a guardargli un solo occhio alla volta. «Sei pura magia» gli disse.
E ora parliamo del finale non finale. Questo è un tratto distintivo di questa autrice e io me lo aspettavo. Non si è smentita anche se in qualche modo una chiusura c'è stata. Mi ha lasciata con un sentimento di speranza molto forte.

In conclusione ringrazio Lea per la scelta e Ketty per avermelo regalato. E ne consiglio la lettura a tutti, non solo ai ragazzini.



Adesso andate a vedere la recensione del libro che ho fatto leggere a Lea, Eleonor & Park (il primo titolo era Per una volta nella vita), qui il post. 

Io e la mia socia intanto stiamo già pensando ai prossimi titoli, spero che continuerete a seguirci.



venerdì 13 gennaio 2017

Recensione "Siamo tutti fatti di molecole" di Susin Nielsen - Perché te lo dico io! #2

Ciao, oggi torno con questa rubrica in collaborazione con Lea del blog Due lettrici quasi perfette

E' un'idea che è nata parlando della nostra passione comune: i libri di narrativa per ragazzi. Ogni volta una di noi consiglierà all'altra un titolo, spiegando il perché di quella scelta e ci sarà la recensione. La cadenza sarà del tutto casuale perché noi due in fondo ci sentiamo ancora adolescenti e quindi pubblicheremo quando ci pare e piace!
 Il libro consigliatomi da Lea questa volta è "Siamo tutti fatti di molecole" di Susin Nielsen e lei me lo consiglia perché:

Perché leggere questo libro? Perché siamo tutti fatti di molecole, siamo tutti fatti di emozioni. Il cambiamento è possibile, la convivenza è possibile, la comprensione e l’empatia sono possibili, anche se siamo tutti individui diversi e complessi. Un messaggio di speranza che riscalda il cuore senza essere mai melenso


Autrice: Susin Nielsen
Titolo: Siamo tutti fatti di molecole
Editore: Il Castoro 
Data di pubblicazione: 10 giugno 2015
Pagine: 262

Trama:
Stewart, tredicenne un po’ nerd e non particolarmente popolare a scuola, e Ashley, quattordicenne bella e popolarissima, non potrebbero essere più diversi di così. Ma le loro vite sono destinate a entrare in collisione quando il papà di Stewart e la mamma di Ashley si fidanzano. Stewart si sta sforzando di esserne contento all’89,9%, Ashley è al 110% inorridita. Cosa c’entra quel nerd con la sua vita da reginetta della scuola? Potrebbe persino mettere in pericolo il suo segreto più grande, e cioè il vero motivo per cui suo padre se n’è andato. Ma le loro fragilità li porteranno a sentirsi molto più simili di quanto abbiano mai creduto possibile. Perché in fondo, siamo tutti fatti di molecole. 
Un romanzo che racconta le vicende di una famiglia moderna come tante, in cui si alternano le voci narranti dei due protagonisti, che vi faranno emozionare e ridere di cuore allo stesso tempo.



Questo libro l'ho divorato in poco più di un giorno. E' la storia di una famiglia moderna, cosiddetta "allargata" infatti Stewart e suo papà vanno a vivere con Ashley e la sua mamma. Però mentre la madre di Stewart è morta qualche anno prima, il padre di Ashley vive nella depandance, dopo aver divorziato perché finalmente ha ammesso di essere gay.
Questa la premessa, precisando poi che Stewart è un ragazzino nerd superdotato intellettivamente ma ancora non pienamente sviluppato nel fisico, mentre Ashley è la ragazza più popolare della scuola, forse un po' superficiale e da molti considerata anche poco intelligente.
Ho sempre desiderato una sorella. E ora sto per averne una.
Il libro è raccontato in prima persona alternativamente dai due ragazzi e questo modo mi piace sempre molto, permette di mettersi pienamente nei panni dei protagonisti.
Racconta l'avventura che comporta costituire una nuova famiglia, secondo le esigenze moderne e soprattutto le perplessità che i ragazzini provano. E lo fa con tenerezza, senza forzare le emozioni né però minimizzarle. Tenendo conto anche sia dell'età dei protagonisti, che del loro carattere.
Ho amato molto proprio questa semplicità nell'esporre sentimenti e situazioni, senza retorica e soprattutto senza buonismo. Non è facile accettare che il proprio genitore possa rifarsi una vita e lo dico per esperienza personale. Se poi bisogna convivere con altri, accettare le loro cose, allora è tutto molto più difficile.
Questo libro tratta marginalmente anche il bullismo e la difficoltà di riuscire ad avere amicizie sincere. Il bisogno di popolarità che ad una certa età coinvolge praticamente tutti e la difficoltà nel farsi accettare così come si è. 
Ma soprattutto è una storia sulla famiglia, sull'importanza di averla anche se non tradizionale. Può tranquillamente esistere ed essere meravigliosa e in questo sono pienamente d'accordo.
L'unica cosa per cui ho storto un po' il naso è il fatto che tutti i componenti adulti di questa nuova famiglia sono bravissimi, senza alcun tipo di rancore e si comportano esattamente come dovrebbero fare i genitori. Una cosa un po' troppo utopica.
Una bellissima storia, scritta in maniera semplice e che trasmette una giusta e moderna morale. Ideale per i ragazzi ma che anche gli adulti possono veramente apprezzare, per non comportarsi invece come i genitori di Jared.

E ora andate a sbirciare la recensione di Lea, che si è letta "Will ti presento Will" di John Green e  David Levithan, il post è qui

Spero che questa rubrica continui a piacervi, noi la adoriamo. Alla prossima



venerdì 9 dicembre 2016

Recensione "Sono tossica di te" di Beatrice Masini - Perché te lo dico io! #1

Ciao a tutti! Oggi sono molto emozionata perché inauguro una nuova rubrica, in collaborazione con Lea del blog Due lettrici quasi perfette


E' un'idea che è nata parlando della nostra passione comune: i libri di narrativa per ragazzi. E' un genere che non a tutti piace, a noi ovviamente moltissimo, e spesso ci scambiamo titoli e opinioni. E allora perché non farne una rubrica? Quindi ogni volta una di noi consiglierà all'altra un titolo, spiegando il perché di quella scelta e ci sarà la recensione. La cadenza sarà del tutto casuale perché noi due in fondo ci sentiamo ancora adolescenti e quindi pubblicheremo quando ci pare e piace!
Per questa prima volta (gioco di parole voluto) il libro consigliatomi da Lea è "Sono tossica di te" di Beatrice Masini e lei me lo consiglia perché:

Perché ti consiglio Sono tossica di te Perché è un libro realistico e crudo che mette in guardia dall’amare senza criterio e senza cautele. Perché a volte i sentimenti non vanno assecondati se ci portano a stare male e a perdere il rispetto per noi stesse. Perché non bisogna mai allentare il dialogo con chi ci ama veramente. Lo consiglio perché nella sua sgradevolezza svela verità che è meglio conoscere.


Autrice: Beatrice Masini
Titolo: Sono tossica di te
Editore: Fanucci
Data di pubblicazione: 17 settembre 2008
Pagine: 120

Trama:
Carolina, sedici anni, preda di una storia d'amore che non è andata proprio secondo i suoi desideri, non aveva mai pensato a sé stessa come a una drogata. È la sua mamma a insinuare il sospetto, anzi, la certezza: ma sì, è proprio così. La sua mamma, preoccupata per lei a tal punto da mostrarle una sorta di inquietante decalogo di anomalie, un ritaglio di giornale in cui si elencano gli effetti della droga sui ragazzi. Cambio delle abitudini, sbalzi d'umore, isolamento, insofferenza, cambi di orari, scomparsa di oggetti da casa, disturbi del sonno... Tutti sintomi che corrispondono ai comportamenti di Carolina negli ultimi mesi, appunto. Ma la droga non c'entra. C'entra un ragazzo, una specie di amore. Una storia, per farla breve. E Carolina si trova a ripercorrere, elenco alla mano, tutte le tappe che l'hanno trasformata nell'ombra di sé stessa. Succede, quando si ama molto, quando si ama sbagliato. E alla fine non c'è niente di male, se non il male che ci si infligge. In fondo la sua è solo una storia come tante. Inutile fare drammi. L'importante è guardarsi allo specchio, respirare a fondo e trovare la forza di andare avanti. Perché è ancora troppo presto per dimenticare.


Può l'amore creare dipendenza come la droga? Sicuramente il primo di amore, quello dei sedici anni, vissuto a tutto volume (cit.), più idealizzato che altro. E' quello che succede a Carolina, quello che sta vivendo, la dipendenza da un sentimento creato su misura nella sua testa. Sua madre preoccupata dai cambiamenti della figlia scopre che ha tutti i sintomi di una persona drogata e allora Carolina spiega a lei, ma accusa anche il suo ex, cosa è successo.
Perché alla fine, e ammetterlo mi costa, non posso farne a meno. La mamma ha ragione: io mi drogo, io sono drogata, sono una tossica. Tossica di te.
Questo libro è una specie di diario, punto per punto prende i comportamenti problemi dati dalla droga e li applica alle sensazioni che prova Carolina. Lei prima era schiva, diversa dalla massa, studiosa, tranquilla. Poi viene notata dal belloccio della scuola, tutto fumo in realtà, ma lei lo idealizza appunto, porta la persona e la relazione su un livello più alto della realtà, dove vivono le sue speranze. Mi sono ritrovata tantissimo in Carolina, da adolescente avevo lo stesso vizio con tutti. Li mitizzavo, ragazzi, amici, familiari, li rivestivo di ruoli e azioni non loro.
E' un libro molto reale, secondo me succede spesso così. E' uno spaccato di sentimenti provati. E' vero che a sedici anni ci sembra di provare un amore inguaribile, tutto è amplificato. Ed è vero che spesso è l'indifferenza quella verso cui sbattiamo la faccia. Però non sono d'accordo sul pensiero finale. L'autrice sostiene che un'esperienza così cambia le persone e non torneranno mai più quelle di prima. Concordo. Però per lei è una cosa brutta e qui io non sono d'accordo. Secondo me ogni esperienza, anche la peggiore, accresce quello che siamo, ci fa diventare più maturi e questo per me è sempre positivo. Quando cambiare vuol dire maturare per me non è mai negativo. Serve anche a far capire ai ragazzi che la vita non è sempre facile e bella, serve tantissimo sbagliare. E' il come si affronta lo sbaglio a far capire com'è veramente la persona.
Ecco: con te io non mi rispettavo più. Non c'ero proprio. Sparivo. Mi rattrappivo come l'ombra di un'ombra, per lasciare posto a te.
Questo libro è molto triste, non mi ha convinto questo, secondo me poteva trarre delle cose positive da tutto quanto, come ad esempio una madre attenta. E poi, sempre a parer mio, non è l'ideale di lettura dei ragazzi, secondo me si annoiano con uno scritto così introspettivo. Mentre servirebbe tantissimo che lo leggessero, sarebbe importante che capissero che ogni nostra azione ha conseguenze sugli altri, a volte tremende.
Ne consiglio comunque la lettura a tutti i ragazzi e soprattutto a tutti gli educatori, insegnanti, genitori ecc. Serve molto a ricordarsi come funziona la mente a quell'età e dove guardare per scoprire i segnali di un disagio. E a dire sempre ciò che si prova.

Come prima volta per questa rubrica mi è capitato un libro molto impegnativo e sono contenta di averne parlato con Lea, altrimenti credo non avrei notato questo piccolo libro così pieno di insegnamenti, che mi ha fatto piacere leggere. Lo terrò da parte per i miei figli, così magari da fargli capire l'importanza delle proprie azioni o almeno a dargli una lettura diversa.


Siete curiosi di sapere quale libro ho consigliato io a Lea? Passate a guardare qui.
Spero che questa idea vi sia piaciuta, a presto