Ciao a tutti, caldo? Dove abito io non dura mai molto, quindi cerco sempre di non lamentarmi troppo. Oggi vi propongo una nuova recensione, finalmente ho letto anche io questo libro!
Autore: Marco Malvaldi
Titolo: La briscola in cinque
Editore: Sellerio editore Palermo
Data di pubblicazione: 5 luglio 2007
Pagine: 163
Trama:
La rivalsa dei pensionati. Da un cassonetto dell'immondizia in un parcheggio periferico, sporge il cadavere di una ragazza giovanissima. Siamo in un paese della costa intorno a Livorno, l'immaginaria Pineta, "diventata località balneare di moda a tutti gli effetti, e quindi la Pro Loco sta inesorabilmente estinguendo le categorie dei vecchietti rivoltandogli contro l'architettura del paese: dove c'era il bar con le bocce hanno messo un discopub all'aperto, in pineta al posto del parco giochi per i nipoti si è materializzata una palestra da body-building all'aperto, e non si trova più una panchina, solo rastrelliere per le moto". L'omicidio ha l'ovvio aspetto di un brutto affare tra droga e sesso, anche a causa della licenziosa condotta che teneva la vittima, viziata figlia di buona famiglia. E i sospetti cadono su due amici della ragazzina nel giro delle discoteche. Ma caso vuole che, per amor di maldicenza e per ammazzare il tempo, sul delitto cominci a chiacchierare, discutere, contendere, litigare e infine indagare il gruppo dei vecchietti del BarLume e il suo barista. In realtà è quest'ultimo il vero svogliato investigatore. I pensionati fanno da apparato all'indagine, la discutono, la spogliano, la raffinano, passandola a un comico setaccio di irriverenze. Sicché, sotto all'intrigo giallo, spunta la vita di una provincia ricca, civile, dai modi spicci e dallo spirito iperbolico, che sopravvive testarda alla devastazione del consumismo turistico modellato dalla televisione.
Un po’ di tempo fa mia cognata mi diede un libriccino dicendomi che a lei era piaciuto molto. In quel periodo avevo molte letture programmate e lo misi in libreria. Recentemente mi è tornato in mente e, complice anche Il Salone del libro e una figuraccia, mi ci sono buttata.
Posso dire che non me l’aspettavo
così? Partivo forse prevenuta, credevo fosse noioso o esageratamente
intellettuale, chissà poi perché. Invece questo libro ha la caratteristica che
forse adoro di più in un libro: è ironico. Ho riso e sorriso con i quattro
vecchietti e devo anche confessare che non ci ero arrivata alla soluzione del mistero.
Perché questo libro è anche un giallo.
Siamo in Toscana, in un paese che
d’estate si popola di turisti. C’è un bar e un barrista (non è un errore, è
proprio chiamato così). C’è il nonno di Massimo, il barrista, e ci sono i suoi
tre amici che passano le giornate a giocare a carte e a parlare e sparlare di
tutto e di tutti. E qui subito interviene il mio cuore di fan di Fabrizio De
André citando un pezzo di una canzone che mi è rimasto in testa per tutta la
lettura e che spiega al meglio il gruppetto :”Li troverai là col tempo che fa
estate e inverno, a stratracannare a stramaledire le donne il tempo ed il
governo”.
Quindi i classici vecchietti da
bar che si lamentano dei giovani d’oggi, che ricordano i bei tempi andati,
quelli che quando ero giovane io…, mi hanno subito conquistata. Perché l’autore
te li fa conoscere ma con ironia appunto, li prende in giro quando non ci pensa
Massimo. Personaggio strano lui che non
sopporta nessuno e da consigli a tutti. Si lamenta ma poi li cerca.
Da allora, ogni tanto, quando la clientela e i presenti lo
permettevano, giocava a briscola in cinque e si divertiva come uno scemo.
Io sono rimasta incantata da lui. Una mente perspicace
dietro un carattere burbero. Un barista che si rifiuta di fare caffè e
cappuccini. Ma per fortuna che c’è lui che pensa al caso, altrimenti lasciato
in mano al Dottor Commissario Fusco chissà cosa ne sarebbe uscito.
La ragazza uccisa e il mistero che ruota attorno all’omicidio
fa da completamento a questa bella storia, a questa immagine di un cantuccio d’Italia.
Come ho detto non ci ero arrivata alla soluzione e anche questo mi è piaciuto.
Altra regola fondamentale, nel farsi gli affari di persone mai viste né
conosciute, è la documentazione delle proprie asserzioni con precisi
riferimenti a persone, o ancor meglio a parenti di persone, la cui competenza
in materia sia assicurata da una qualsivoglia analogia con la persona in
questione; ciò conferisce anche al più ardito sproloquio la struttura
rassicurante di un sillogismo.
L’unica cosa che non è stata di mio gradimento è il
dialetto. Mi piace sentir parlare con accento toscano, lo trovo simpatico, ma
leggerlo mi ha affaticato e secondo me era troppo. C’è da considerare che io
non leggo Camilleri per lo stesso motivo, credo sia un mio limite. Troppi pezzi
in dialetto da tradurmi nella mente per far girare bene la frase e troppi modi
di dire locali. Nonostante questo però continuerò la lettura delle avventure di
questi vecchietti brontoloni, spero di abituarmi un po’.



