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lunedì 29 aprile 2024

Recensione di Ludovica - Tu leggi? Io scelgo! - "Non avevo capito niente" di Diego De Silva

Buongiorno lettori, oggi tocca a Ludovica, per questa rubrica che amo molto, nata dall'idea di Rosaria e ora gestita da me e Chicca. Se vi facesse piacere partecipare fatemi un fischio.


La rubrica, a cadenza mensile, consiste nel leggere un libro recensito da un altro blog partecipante. 

Questa volta ha scelto tra le recensioni di Chicca (la sua recensione qui), del blog Libri e librai e ha scelto questo titolo.
 
Il libro:
Autore: Diego De Silva
Titolo: Non avevo capito niente
Editore: Einaudi
Data di pubblicazione: 2007
Pagine: 314

Trama:
Vincenzo Malinconico è un avvocato napoletano che finge di lavorare per riempire le sue giornate. Divide con altri finti-occupati come lui uno studio arredato con mobili Ikea, chiamati affettuosamente per nome, come fossero persone di famiglia. È stato appena lasciato dalla moglie, ma cerca con ogni mezzo di mantenere un legame con lei e i due figli adolescenti. Un giorno viene improvvisamente nominato difensore d'ufficio di un becchino di camorra detto "Mimmo 'o burzone" e, arrugginito com'è, deve ripassarsi il Bignami di diritto. Ma ce la fa, e questo è solo il primo dei piccoli miracoli che gli capitano. Il secondo si chiama Alessandra: la pm più bella del tribunale, che si innamora di lui e prende a riempirgli la vita e il frigorifero. E intanto Vincenzo riflette sull'amore, la vita, la delinquenza, la musica: su tutto quello che attraversa la sua esistenza e la sua memoria, di deriva in deriva.


 

lunedì 26 dicembre 2016

Recensione "Mia suocera beve" di Diego de Silva

Ciao a tutti, passato bene il Natale? Io ad abbuffarmi e ancora non ho finito! In questi giorni il tempo per leggere e recensire è poco, ma per fortuna avevo da parte ancora questa recensione, scritta già da un po' e non ancora pubblicata. Il titolo mi sembra in qualche modo inerente a questi giorni. Buona continuazione di festeggiamenti!

Autore: Diego De Silva
Titolo: Mia suocera beve
Editore: Einaudi
Data di pubblicazione: 2010
Pagine: 338

Trama:
Ti fa ridere proprio tanto, e non sempre sai perché. Certo, è simpatico, ma il punto è che ti pare scemo e geniale, leggero e profondo ogni volta che parla portandoti dove vuole. E trascinandoti in un vortice di pensieri bislacchi che vanno e vengono dalla sua testa alla tua con assoluta naturalezza, spiazzandoti. Alla fine gli vuoi bene davvero, a Vincenzo Malinconico, avvocato d'insuccesso: «un uomo che sposerei non una ma due volte, sbagliando tutt'e due», ha detto qualcuna. Dall'autore di Non avevo capito niente , un altro pirotecnico romanzo costruito intorno alle divagazioni di un personaggio irresistibile.



Torna l'avvocato Vincenzo Malinconico che in questo libro è degno del suo nome. Infatti lui rimugina per quasi tutto il temo, sempre con una base di malinconia appunto. E questo spiega il mezzo punto in meno.
Adoro questo autore, forse ormai lo sapete e leggere i suoi libri è sempre molto impegnativo. La trama è poca e non importante, è tutto un'introspezione sulla vita e i piccoli drammi quotidiani e sulle relazioni, di tutti i tipi. 
Se dovessi indicare il principale dei miei difetti, quello di cui più avverto la ricorrenza nei  rapporti che instauro con gli altri, direi che è la mia tendenza a rimuginare. Io rimugino tantissimo. Quando cammino. Quando lavoro. Quando mi diverto. Quando mi compiango. Quando faccio l'amore. Soprattutto quando non lo faccio
Dopo Non avevo capito niente, il primo libro con protagonista Malinconico (qui la mia recensione), ritroviamo tutti i personaggi due anni più tardi. La relazione dell'avvocato con Alessandra Persiano è praticamente finita anche se non l'hanno ancora ammesso. I rapporti con la sua ex moglie Nives sono sempre uguali, fatti di ripicche e sensi di colpa. I figli sono sempre importanti e impegnativi. Ma succede un fatto: Vincenzo viene suo malgrado coinvolto in un sequestro dentro un supermercato. Un padre a cui la camorra ha ucciso il figlio vuole giustiziare il boss che ne ha decretato la morte e che gira impunito. E vuole montare uno show mediatico, un processo in diretta TV, nel quale Malinconico ha il suo ruolo.
Questo fatto, che fa riflettere tantissimo su una gamma enorme di argomenti, segna profondamente il nostro protagonista e ne determina alcune scelte.
Io non sono un duro. Non lo sono mai stato. In vita mia, se devo essere completamente sincero, credo di non aver mai preso una decisione.Non mi piacciono molto le decisioni. Per decidere devi essere convinto, e io non sono convinto quasi di niente. Sono più un tipo da opzioni, ecco.
Il libro alterna i capitoli fra il momento nel supermercato e quelli subito dopo, inserendo nel contesto anche la famosa suocera del titolo, un tipetto dissacrante che mi ha strappato molte risate.
Anche in questo caso ho avuto molti spunti a cui pensare su relazioni e giustizia e nell'insieme ho sorriso e riso di nuovo tantissimo. Lo stile infatti è sempre il suo, ironico all'estremo, con battutine e divagazioni ovunque. Credo di aver sottolineato citazioni praticamente ogni pagina.
Sapete che vi dico? Voglio restare quello che sono. Con i miei guasti. Sono stanco del senso di colpa in sottofondo, di pensare che c'è sempre qualcosa di sbagliato in me, qualcosa che dovrei fare e non faccio, qualche treno che ho perso, qualcosa d'importante che non ho ancora risolto. Questo sono, va bene? Sono fatto così, e non posso farci niente. Nessuno può farci niente con se stesso, e questo è quanto. Io non mi piaccio, ma non voglio cambiare, okay? Lasciatemi in pace.
Bello e impegnativo, un altro libro di De Silva che non ha deluso le mie aspettative, assolutamente da leggere.
Un autore che consiglio a tutti.
L'avete letto? Conoscete l'autore? 


giovedì 1 settembre 2016

Recensione "Non avevo capito niente" di Diego De Silva

Bentrovati e benvenuto settembre. Oggi vi propongo la recensione di un libro che non vedevo l'ora di leggere dopo aver incontrato l'autore in occasione del festival Una torre di libri (qui il post). Venite a conoscere l'avvocato Vincenzo Malinconico.

Autore: Diego De Silva
Titolo: Non avevo capito niente
Editore: Einaudi
Data di pubblicazione: 2007
Pagine: 314

Trama:
Vincenzo Malinconico è un avvocato napoletano che finge di lavorare per riempire le sue giornate. Divide con altri finti-occupati come lui uno studio arredato con mobili Ikea, chiamati affettuosamente per nome, come fossero persone di famiglia. È stato appena lasciato dalla moglie, ma cerca con ogni mezzo di mantenere un legame con lei e i due figli adolescenti. Un giorno viene improvvisamente nominato difensore d'ufficio di un becchino di camorra detto "Mimmo 'o burzone" e, arrugginito com'è, deve ripassarsi il Bignami di diritto. Ma ce la fa, e questo è solo il primo dei piccoli miracoli che gli capitano. Il secondo si chiama Alessandra: la pm più bella del tribunale, che si innamora di lui e prende a riempirgli la vita e il frigorifero. E intanto Vincenzo riflette sull'amore, la vita, la delinquenza, la musica: su tutto quello che attraversa la sua esistenza e la sua memoria, di deriva in deriva.


Io vorrei, vorrei davvero che i dispiaceri scaduti, le persone sbagliate, le risposte che non ho dato, i debiti contratti senza bisogno, le piccole meschinità che mi hanno avvelenato il fegato, tutte le cose a cui ancora penso, le storie d'amore soprattutto, sparissero dalla mia testa e non si facessero più vedere, ma sono pieno di strascichi, di fantasmi disoccupati che vengono spesso a trovarmi.
Vincenzo Malinconico è il protagonista di questo libro. E' un avvocato che arranca fra piccoli risarcimenti e poco altro per arrivare a fine mese e divide il suo ufficio con altre persone, in uno stabile non proprio lussuoso. Ha quarantadue anni, è divorziato ma ogni tanto va a letto con l'ex moglie. Ha due figli: Alagia, (sì, proprio così si chiama) di cui non è padre biologico ma lo è di fatto e Alfredo, che a sedici anni coltiva la passione per il giornalismo e cerca di indagare dentro ai fatti, con conseguenze non sempre felici.
La sua carriera subisce un brusco scossone quando gli chiedono di essere il difensore d'ufficio di un uomo legato alla camorra. Tra episodi strani, rigurgiti di coscienza e fatti non proprio chiari, Vincenzo riuscirà finalmente a tirare fuori il coraggio e a dare una svolta anche alla sua vita oltre che alla sua carriera.
Certe volte penso che quando alzi la testa, e cominci a muovere le cose e a chiedere, invece di subire tutto praticando il minimo sindacale di resistenza (che poi è il mio modo di vivere), la realtà ti nota. Acquista un po' di stima nei tuoi confronti e ti rende la vita più facile.
Avevo già letto Terapia di coppia per amanti di questo talentuoso scrittore e, come per quello, la trama di per sé non è fondamentale. Il fulcro qui è Vincenzo, la sua vita, i piccoli drammi che lo accomunano a chi legge. Una vita che si è immaginata diversa, una professione che quando si studia prospetta grandi cose, ma a conti fatti è quasi umiliante. Un matrimonio che non ha funzionato, ma a cui si è ancora legati.
Avevo paura del confronto, dopo un personaggio così simpatico come Modesto Fracasso di Terapia di coppia per amanti, ma Vincenzo Malinconico è riuscito a conquistarmi in pieno. La sua caratterizzazione è splendida, sembra quasi che parli proprio con te mentre ti racconta tutte le sue paturnie. E' un uomo all'apparenza mediocre, che ha paura di parlare, ha paura di decidere, ha paura di vivere, di osare. Ma quando finalmente lo fa vorresti entrare nel libro e abbracciarlo per quanto sei coinvolto.
Comincio a rassegnarmi. E mi piango addosso pensando che è una vita che guardo come va a finire.
Io l'ho amato proprio per tutti quei difetti che l'autore non lesina nel descriverlo, proprio perché così reale, possibile. Ho fatto il tifo per lui sempre, sia quando non riusciva ad affrontare le persone, come Nives, l'ex moglie, sia quando faceva qualcosa che io non avrei perdonato, come piantarla in asso al ristorante, sia quando veniva corroso dai dubbi su Alessandra o Alfredo. Il merito di tutto questo è senza dubbio nello stile dell'autore. Un concentrato di sarcasmo, una battuta dietro l'altra che però fa riflettere e anche tanto. Ho ritrovato le varie parentesi e i pensieri collegati, quel suo modo di dire le cose partendo da un altro concetto. Mi ha fatto ridere e sorridere tanto, ma anche pensare. E' un libro che non si legge in fretta ma si assapora pian piano per capirne ogni sfaccettatura.
Io, invece, sono pieno d'insoluti. La morte mi fa orrore. La vita la sento come una cosa che oppone una resistenza ostinata e dignitosissima ai miei desideri. Nei suoi confronti, ho, come dire, un atteggiamento da mutuatario. La vita mi dà delle scadenze, mi obbliga a dei versamenti periodici, non so se mi spiego. Non è per niente scontato che io sono qui e lei pure, che siamo tutti e due nello stesso posto. Non è mica gratis, la vita. Io, ma da sempre, mi porto appresso quest'idea della vita-mutuo che ogni mese mi toglie un po' di quello che faccio, e però m'impedisce pure d'incafonirmi, in un certo senso.
Mentre lo leggevo mi sono tornate in mente alcune risposte che l'autore ha dato durante l'intervista che ho avuto il privilegio di fargli. Ad un certo punto lui sosteneva che per descrivere una persona bisogna conoscere bene la sua professione, per tracciarne il carattere. In questo libro è proprio così, si scopre cosa è realmente il mestiere di avvocato, cosa comporta, non come viene venduto dalla televisione. La concorrenza, le slealtà, le attese, la burocrazia. Fa conoscere anche la parte più ordinaria e meno divertente.
Un'altra cosa che ho ritrovato è la musica e come questa accompagna la vita di chi la ama. Ascolterò Finardi con un'altra prospettiva.
Se poi dovete cambiare casa, questo è il libro che fa per voi: Vincenzo Malinconico chiama ogni mobile e complemento d'arredo con il suo nome, tutto rigorosamente Ikea, particolare che mi ha fatto sempre sorridere, oltre ad avermi fatto aumentare la cultura riguardo.
Diego De Silva si è confermato uno scrittore capace di conquistarmi, proprio per il suo stile e la sua ironia. Ne consiglio ovviamente la lettura a tutti, soprattutto a chi cerca qualcosa di profondo ma che sa far ridere e a chi ama le battute.
Voi conoscete questo autore o questo libro? Cosa ne pensate?


mercoledì 3 agosto 2016

Chi ben comincia #5

Ciao, siete prossimi alla partenza? Fatte le valigie? Io parto sabato ma non ho ancora pensato a niente, credo che me ne occuperò venerdì. Oggi ritorna la rubrica ideata da Alessia del blog Il profumo dei libri, Chi ben comincia, che era già un po' che non facevo.

REGOLE:


- Prendete un libro qualsiasi contenuto nella vostra libreria
- Copiate le prime righe del libro (possono essere 10, 15, 20 righe)
- Scrivete titolo e autore per chi fosse interessato

- Aspettate i commenti

Oggi vi lascio l'incipit di un libro che ho preso durante l'incontro con Diego De Silva. L'ho fatto autografare e ho pensato ad una sorpresa per il blog, al rientro dalle vacanze ve ne parlerò. Il libro è "Mia suocera beve" di Diego De Silva, ed. Einaudi.



SULL'INOPPORTUNITA' DELLE DOMANDE A PIACERE

    Se c'è una cosa che non bisognerebbe assolutamente fare quando una storia d'amore comincia ad annuvolarsi, è chiedere alla propria donna cosa c'è che non va.
    Perché se con quella domanda (che fra l'altro è una domanda ambigua, e come tutte le domande ambigue genera come risposta un'altra domanda) pensavi di sondare il terreno e magari approdare a un colloquio risolutivo di un problema che se ne stava lì buono e si sarebbe risolto da solo se il cretino di turno non l'avesse sollevato, allora vuol dire che non hai neanche capito che il cretino in questione sei tu.
    Vuoi sapere come andrà la discussione, ma proprio battuta per battuta, se commetti quella leggerezza? Allora leggi.

   Tu: Cosa c'è che non va?
   Lei: Ma che domanda è?
   Tu: Una semplice domanda.
   Lei: Una semplice domanda.
   Tu: Sì.
   Lei: Non è una semplice domanda.
   Tu: Come vuoi.
   Lei (venendoti dietro, visto che a quel punto starai già uscendo dalla stanza): Perché, a te sembra che ci sia qualcosa che non va fra noi?
   Tu: Io non ho chiesto se c'è qualcosa che non va fra noi.
   Lei: E cos'è che hai chiesto? Cosa c'è che non va in me?
   Tu (che hai già cominciato ad accaldarti; dettaglio di cui lei s'è prontamente accorta, conoscendoti): Non c'è niente che non va in te.
   Lei: Allora che razza di domanda hai fatto?

    A quel punto garantito che entro due o tre mesi vi lasciate.
    Io, manco a dirlo, quella domanda l'ho fatta.


Allora che ne pensate? Io ho già voglia di iniziarlo. Conoscete il libro? L'autore? Vi incuriosisce?