Autrice: Jessica Brockmole
Titolo: Novemila giorni e una sola notte
Editore: Casa Editrice Nord
Data di pubblicazione: 19 settembre 2013
Pagine: 334
Trama:
Cara figlia mia,
tu non hai segreti, ma io ti ho tenuto nascosta una parte di me. Quella parte si è messa a raschiare il muro della sua prigione. E, nel momento in cui tu sei corsa a incontrare il tuo Paul, ha cominciato a urlare di lasciarla uscire.
Avrei dovuto insegnarti come indurire il cuore; avrei dovuto dirti che una lettera non è mai soltanto una lettera. Le parole scritte su una pagina possono segnare l’anima. Se tu solo sapessi...
E invece Margaret non sa. Non sa perché Elspeth, sua madre, si sia sempre rifiutata di rispondere a qualsiasi domanda sul suo passato, limitandosi a mormorare: «Il primo volume della mia vita è esaurito», mentre gli occhi le si velavano di malinconia. Eppure adesso quel passato ha preso la forma di una lettera ingiallita, l’unica che Elspeth ha lasciato alla figlia prima di andarsene da casa, così, improvvisamente, senza neppure una parola d’addio. Una lettera che è l’appassionata dichiarazione d’amore di uno studente americano, David, a una donna di nome Sue. Una lettera che diventa, per Margaret, una sfida e una speranza: attraverso di essa, riuscirà infine a svelare i segreti della vita di sua madre e a ritrovarla?
Come fili invisibili, tirati dalla mano del tempo, le parole di David conducono Margaret sulla selvaggia isola di Skye, nell’umile casa di una giovane poetessa che, venticinque anni prima, aveva deciso di rispondere alla lettera di un ammiratore, dando inizio a una corrispondenza tanto fitta quanto sorprendente.
La portano a scoprire una donna ostinata, che ha sempre nutrito la fiamma della sua passione, che non ha mai permesso all’odio di spegnerla.
La guidano verso un uomo orgoglioso, che ha sempre seguito la voce del suo cuore, che non si è mai piegato al destino.
Le fanno scoprire un amore unico, profondo come l’oceano che divideva Elspeth e David, devastante come la tragedia che incombeva su di loro, eterno come i novemila giorni che sarebbero passati prima del loro incontro…
Salutato da critica e lettori come il libro-evento dell’anno, Novemila giorni e una sola notte è un inno struggente alla magia delle parole e alla forza di un amore così grande da superare il tempo e la lontananza. Perché se una lettera non è mai soltanto una lettera, un romanzo non è mai soltanto un romanzo. È lo specchio della nostra vita.
Avrei dovuto dirti che una lettera non è mai soltanto una lettera. Le
parole scritte su una pagina possono segnare l’anima.
Questo è un romanzo epistolare,
composto solo da lettere. È la sua particolarità, lo rende diverso ma non è
sempre facile leggere una storia attraverso i pensieri espressi nella
corrispondenza. In questo aspetto l’autrice è fantastica, rispetto ad altri romanzi
epistolari qui non ho fatto grossa fatica e la storia si dipana pian piano,
senza mancanze o scossoni.
Altra caratteristica è quella di
avere la storia suddivisa i due blocchi temporali. C’è quella di Espleth, che
parte dal 1912 e attraversa la prima guerra mondiale, e c’è Margaret, sua
figlia, nel 1940 in piena seconda guerra mondiale. Ma in realtà esiste solo una
storia, intrecciata in questi due momenti, dove Margaret cerca di ricostruire
il passato di sua madre per capire meglio sia lei che sé stessa. Attraverso
questa ricerca Margaret scoprirà la fitta corrispondenza intercorsa fra Espleth
e David, un americano amante della poesia e bisognoso di emozioni.
Se il mio Davey non fosse più allegro e sprezzante del pericolo, non ci
sarebbe proprio più nulla di sensato in questo mondo.
Senza raccontare la trama che è
molto bello scoprirla pian piano, posso dire che questo libro è una grande
storia d’amore. Ma di quelle travolgenti che tolgono il fiato, non comuni, che
non si trovano spesso fra le pagine di un libro. Mi ha ricordato per intensità
Il cavaliere d’inverno, complice anche forse la guerra che rende ogni emozione
più sentita e più forte. Ma non è un romanzo d’amore, non nella concezione di
oggi. È un libro pieno di sentimenti forti, tra cui anche il rapporto con la
famiglia e la società dell’epoca e, pur nella sua originalità, potrebbe essere
tranquillamente una storia vera. lo consiglio perciò a tutti, anche a chi
storce il naso di fronte ad un romance (ne ho le prove, è piaciuto!).
Ogni possibile dubbio è svanito nel nulla. Come poteva essere sbagliata
una cosa tanto bella? È stato tutto perfetto. È tutto perfetto. Ho tenuto quei
ricordi – quei delicati, splendidi ricordi – nel mio cuore.
La cosa che più mi ha fatto
riflettere però è proprio la comunicazione. Oggi siamo abituati ad un tipo di
rapporto immediato, ci infastidiamo e sbuffiamo se cliccando un video parte una
pubblicità di cinque secondi, possiamo scambiarci scritti, immagini, lavoro in
tempo reale, viaggia tutto velocissimo. E se anche il postino tarda qualche
giorno nel giro di poco tutto è risolto, quando riceviamo qualcosa di solito
sappiamo del suo arrivo. Nei vari periodi di questo libro tutto questo è pura
utopia. Si affidava alla carta tutto un mondo di emozioni con la speranza, e
mai la certezza, del suo arrivo a destinazione, a volte dopo mesi. Ho pensato a
Espleth, seduta vicino al camino nella sua isola di Skye, lontana dal mondo, ad
aspettare e sperare di ricevere notizie, sapendo della guerra ma non sapendo quasi
niente altro. Fa pensare.
Davey, non ricevo tue notizie da un po’. Quando le tue lettere tardano
ad arrivare, mi piacerebbe ignorare quella punta di apprensione che avverto e
che mi trafigge il cuore…
Credo che questo libro sarà uno
di quelli che consiglierò molto.







