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venerdì 17 marzo 2023

L'angolo vintage 2.0 - Recensione "Dove sei stanotte" di Alessandro Robecchi

Buongiorno lettori, ecco oggi questa rubrica inventata da me (nel 2016) che è stata rivista e alla quale si sono aggiunte compagne di viaggio. L'idea sembra piaciuta (ha pure dato spunto ad altri), ne sono veramente felice

In cosa consiste la rubrica? Anche se la qualcuno pensa che a noi blogger i libri vengano sempre e solo regalati vi assicuro che non è così, noi ne compriamo e pure tanti! Se poi si è un po' compulsivi, tipo me e le mie socie, ci si ritrova ad avere intere pile di arretrati da leggere.
Quindi ogni mese sceglierò (magari facendomi aiutare con qualche sondaggio sui social) un libro comprato da un po' e non ancora letto e lo recensirò. Sarò in compagnia e pubblicherò ogni 17 del mese.

Per questo mese ho scelto questo titolo
Il libro:
Autore: Alessandro Robecchi
Titolo: Dove sei stanotte
Editore: Sellerio editore
Data di pubblicazione: 26 marzo 2015
Pagine: 345
Serie: #2 Le avventure di Carlo Montessori

Trama:
Ritorna Carlo Monterossi, il protagonista di Questa non è una canzone d’amore. Nella capitale morale d’Italia (ma sarà vero?) stanno per accadere grandi cose. Si abbatteranno sulla città con la violenza di un maremoto, e niente sarà più lo stesso. Una è il Salone del Mobile, e l’altra?





giovedì 3 maggio 2018

Questa volta leggo... #4 - Recensione "Questa non è una canzone d'amore" di Alessandro Robecchi

Buongiorno, oggi torna questa rubrichina che tanto tanto mi piace. Ideata da me insieme alla socia onnipresente Dolci e la mentore Laura 


Ogni mese verrà scelto un argomento e troverete le recensioni sui vari blog partecipanti. Ognuno quindi avrà un titolo diverso, sarà una specie di catena di recensioni, tutte con un comun denominatore.

L'argomento di aprile è
  
Un libro che faccia parte di una serie

Sono una lettrice seriale, lo ammetto. Ebbene sì vostro onore, per ogni serie che finisco (tra l'altro piena di angoscia perché appunto finita), ne comincio almeno tre.
Ne ho quindi iniziate un'infinità e quindi la scelta sarebbe dovuta ricadere su una di queste. Ovvio no? Invece no, ho "dovuto" iniziarne un'altra, dovevo proprio.

Autore: Alessandro Robecchi
Titolo: Questa non è una canzone d'amore
Editore: Sellerio editore
Data di pubblicazione: 10 aprile 2014
Pagine: 420
Serie: #1 Le avventure di Carlo Montessori

Trama:
Un fortunato autore televisivo ha abbandonato la trasmissione cui deve la fama e una discreta agiatezza. Si chiama Crazy Love e racconta la vita sentimentale della "né buona né brava gente della Nazione". Sotterfugi, tradimenti, odio, passioni e rancori, al motto di "Anche questo fa fare l'amore". Un enorme successo, ma lui non ne può più. Felice e orgoglioso della sua scelta, una sera gli si presenta in casa un tizio che cerca di ucciderlo. Si salva la vita, ma da qui in poi cominciano i guai. Una coppia di killer colti e professionali, due zingari in cerca di vendetta, una giovane segugia col cuore in frantumi, collezionisti e contrabbandieri di souvenir nazifascisti, qualche morto di troppo. Sullo sfondo accanto a una Milano multietnica e luccicante, la vita brulicante del campo rom, la sua cultura, la sua eticità. Questo di Robecchi è un giallo e una commedia, tra Scerbanenco e le canzoni di Enzo Jannacci. Raccontata da una voce caustica e cattiva, che tutto commenta e descrive con acuminata ironia, e che tiene in equilibrio il sarcasmo ribelle e sfacciato del suo investigatore chandleriano (appassionato di Bob Dylan) e il cinismo a suo modo morale del punto di vista criminale e della vendetta.

giovedì 23 novembre 2017

Recensione "Negli occhi di chi guarda" di Marco Malvaldi

Autore: Marco Malvaldi
Titolo: Negli occhi di chi guarda
Editore: Sellerio
Data di pubblicazione: 12 ottobre 2017
Pagine: 274

Trama:
In un posto isolato e bellissimo della Maremma toscana, un’enorme tenuta tra le colline e il mare, si ritrova una compagnia di persone diverse tra di loro. È un appuntamento del destino, anche se non lo sanno. Si sta decidendo se vendere o no, a un gruppo finanziario cinese, la proprietà dove dimorano. E per ciascuno di loro, Poggio alle Ghiande è qualcosa di più che un semplice grande podere. I due proprietari, i gemelli Zeno e Alfredo Cavalcanti, sono divisi, pur senza aperta discordia; l’uno è un sofisticato collezionista d’arte che si è ritirato da decenni nella sua tenuta, l’altro è un broker di mondo i cui affari non vanno sempre a gonfie vele. La questione tocca in misura diversa i vari residenti che affittano i pochi alloggi nella tenuta. Quelli che invece sono ferocemente attaccati alla terra sono due famigli: il vecchio Raimondo, una specie di fattore misantropo che è stato lunghi anni in manicomio; e Piotr, un inquietante polacco fanatico religioso che fa il cameriere. Sono ospiti della villa anche Margherita, bella filologa chiamata a ordinare la collezione di Zeno, e Piergiorgio Pazzi, un genetista. Quest’ultimo incaricato di fare da esecutore di una singolarissima scommessa dalla quale dipenderà se vendere o meno. Una notte, un incendio improvviso divora il bosco di Poggio alle Ghiande e dentro il cerchio delle fiamme si ritrova il cadavere di Raimondo. E mentre sul vecchio fattore e su una certa opera di Ligabue scomparsa cominciano a circolare dicerie, un secondo omicidio toglie ogni dubbio sulla presenza di un assassino. Il mistero di quelle morti sta negli occhi di chi guarda.
Per Marco Malvaldi la cura dei personaggi riveste un ruolo fondamentale, non solo perché su di essi si impernia il gioco delle parti da commedia gialla dei suoi romanzi (l’umorismo), ma anche perché ognuno pur nella sua individualità viene a rappresentare un pezzo di mondo, un pezzo di costume, un pezzo di società (la satira). Così in questi misteri si respira una suspense un po’ da Agatha Christie – con un salotto di personaggi strani messi a interagire e ognuno con il suo mistero sospetto – e un’aria frizzante un po’ da Fruttero&Lucentini – con una satira di costume che non fa generalizzazioni ma dipinge tipi memorabili.



venerdì 5 maggio 2017

Recensione "La guardia, il poeta e l'investigatore" di Jung-myung Lee

Eccomi qui di nuovo in veste di #bancarellablogger, per lasciarvi il mio pensiero di un altro libro della sestina finalista, quello che noi abbiamo soprannominato "Il coreano" perché dire il cognome fa impappinare.

Autore: Jung-myung Lee
Titolo: La guardia, il poeta e l'investigatore
Editore: Sellerio 
Data di pubblicazione: 21 gennaio 2016
Finalista premio Bancarella 2017

Trama:
In un campo di prigionia giapponese durante la seconda guerra mondiale si può morire per amore dell’arte e della letteratura. Un omicidio, una intricata cospirazione, due guardie, un giovane poeta e i suoi versi clandestini. 
Nel 1944 la Corea è sotto l’occupazione giapponese, e nella prigione di Fukuoka non si permette ai detenuti coreani di usare la propria lingua. Un uomo, una guardia carceraria, viene trovato brutalmente assassinato, e un giovane collega dall’animo sensibile e letterario viene incaricato di condurre l’indagine e trovare il colpevole. La vittima era temuta e odiata per la sua brutalità, ma quando l’improvvisato investigatore avvia la sua inchiesta interrogando custodi e detenuti, ricostruendo poco a poco i movimenti degli ultimi mesi, un diverso e sorprendente scenario si impone alla sua attenzione. Dall’inchiesta sull’uomo emerge il passato di un povero analfabeta orfano dei genitori, il faticoso riscatto attraverso il lavoro, la carriera nella prigione, la scoperta di una passione inaspettata, il ruolo di «censore» con l’incarico di controllare la corrispondenza in entrata e in uscita dal carcere. E soprattutto il legame con un detenuto particolare, un famoso poeta coreano, autore di scritti sovversivi. E proprio attorno al poeta ruota l’intera vicenda: nel corso dei suoi interrogatori il giovane si trova a parlare sempre di più con il prigioniero e, come prima di lui la guardia assassinata, a immergersi in un dialogo fatto di letteratura, d’arte, di libertà. Si scopre a desiderare la bellezza dei suoi versi clandestini, a subire il potere eccitante e al tempo stesso rasserenante della parola poetica.
Calibrando suspense e ricostruzione storica, dolore e dolcezza, il romanzo dipinge un universo di contrasti: le condizioni dei detenuti obbligati ad abolire il proprio nome, la costante violenza fisica e psicologica alla quale sono sottomessi, il raggio di luce dei poemi del poeta realmente esistito Yun Dong-ju le cui parole diventano merce di contrabbando, balsamo di speranza, sfida provocatoria e coraggiosa alla crudeltà degli esseri umani.



Libro ambientato durante la seconda guerra mondiale nella prigione di Fukuoka, in Giappone. E qui inizio col dire che mi ci è servito del tempo prima di capirne l'ubicazione, così come la nazionalità del protagonista, la giovane guardia carceraria giapponese.
Il problema principale è proprio la mia ignoranza in fatto di nomi e luoghi che, essendo così lontani dal mio quotidiano, fatico anche solo a pronunciare.
"La vita è poesia", disse Hiranuma. "Le poesie che scrivi riflettono il modo in cui vivi la tua esistenza".
In questo carcere è stato commesso un crimine, o almeno ne è stato commesso uno che salta subito all'occhio perché non conforme alle leggi: è stata brutalmente uccisa una guardia, una di quelle più efferate e che meno avevano pietà con i prigionieri, soprattutto quelli di nazionalità coreana.
Un giovane libraio, arruolato da poco e spedito lì, ne prende il posto indagando nel contempo e scopre che non tutto è come sembra, partendo proprio dalla vittima: in realtà "il macellaio" era un poeta in erba e forse per questo è stato ucciso. Ma la guerra prosegue e le sorti cambiano e chi è controllore diventa detenuto. Non rimane che la verità, finalmente da svelare.
L'unica cosa che è cambiata è che ora dietro le sbarre ci sono io, la mia divisa marrone da guardia è diventata quella rossa da prigioniero e sul petto porto stampato un numero in cifre nere: D29745.
Ho faticato a leggere questo libro, è complicato, intenso. Innanzitutto per il motivo detto sopra, la difficoltà con nomi per me non facili. E' spiazzante. Poi ci sono diversi periodi temporali, prima, durante e dopo la guerra, che spiegano il racconto, ma non sono facili da capire. Spesso ho dovuto rileggere dei pezzi per raccapezzarmi e questo ha appesantito la lettura.

Una parte fondamentale è la poesia. Diverse composizioni sono inserite e formano parte integrante del testo che assume una connotazione quasi lirica. Molto profondo, ma non ha aiutato la scorrevolezza.

La storia però è interessante. Mi è piaciuto questo continuo scambio di ruoli, questo non focalizzare mai un personaggio come netto, un perpetuo scoprire il prossimo. Credo che un messaggio da trasmettere fosse questo: è sbagliato giudicare o cercare di capire una persona da pochi gesti.
Sugiyama viveva unicamente attraverso le dicerie. Solo con la sua morte riuscii finalmente a rendermi conto della sua esistenza. Compresi allora, per la prima volta, che non sapevo niente di lui.
E poi l'amore per lo scritto, la poesia e la letteratura. La guardia/libraio diventa censore ed è costretto a bruciare i libri definiti dal sistema come sovversivi. La sua sofferenza è palpabile.
Senza svelare troppo della trama anche l'idea dei prigionieri coreani mi è piaciuta. 
Mi mancò il respiro. In quel momento capii che erano quelle poche parole, non i proiettili o le bombe, a uccidere i soldati mandati a morire sul campo di battaglia. Una sola riga aveva il potere di capovolgere il mondo e di distruggere molte vite umane; ecco come i ragazzi diventavano soldati, venivano spediti al fronte a combattere.
Di sicuro fa riflettere molto, sulla tragedia della guerra e sulle condizioni disumane dei prigionieri. Sulle angherie che subivano, continuando a sperare nella libertà (bellissima la scena dell'aquilone).
Tanto anche sulla scelta giusta da fare e su quanto una persona può essere diversa, se solo lo vuole.
Un libro difficile da leggere, profondo e impegnativo che richiede molta concentrazione e pregno di spunti di riflessioni.
Voto:






lunedì 13 marzo 2017

65.ma edizione premio selezione Bancarella - L'annuncio dei finalisti

Ciao a tutti, è lunedì ma io sono ancora piena di energia e di entusiasmo da venerdì. Come vi ho già accennato qui partecipo a questa splendida iniziativa relativa al Premio Bancarella, insieme ad altri nove blogger.

Venerdì scorso a Novara c'è stata la presentazione della Sestina Premio Selezione Bancarella 2017, alla quale io ho partecipato insieme a Laura, che appena posso seguo, non a caso sono la sua stalker! Dire che è stata un'esperienza straordinaria è minimizzare, spero di riuscire a raccontarvela al meglio.
Nel pomeriggio ho raggiunto la sede della conferenza stampa, dentro l'edificio del Conservatorio "Guido Cantelli". Il posto è veramente molto bello e abbiamo avuto anche un basso sottofondo musicale, decisamente piacevole.
Quando sono arrivata ho incontrato Amanda, la nostra referente per questo progetto, che è molto carina e disponibile e mi ha accolto come un'amica. E quando finalmente è arrivata Laura (che qui lo dico era in ritardo!) mi sono sentita veramente speciale. Noi due siamo state trattate con molto rispetto, come se fossimo vere professioniste del mestiere. Sono stati tutti molto carini.
Mi ha fatto tanto piacere notare che tutti quanti prestano attenzione al mondo del blog e dei social. Lo vedono come un investimento e non hanno minimizzato il lavoro che facciamo, anzi ne hanno riconosciuto i meriti. Questo è stato veramente gratificante.

E' poi iniziata la conferenza stampa, dopo una breve introduzione delle autorità, Sindaco di Novara, Sindaco di Pontremoli, rappresentanti della Fondazione Città del Libro, Associazione dei Librai del Premio Bancarella e Circolo dei lettori, si è passati a presentare ufficialmente i sei finalisti. L'evento è stato condotto dallo scrittore Marco Cubeddu e il Presidente del Premio Bancarella 2017 è Marcello Simoni.
Mi sono sentita veramente giovane, perché appena hanno iniziato a snocciolare nomi io e Laura siamo partite con un tam tam sui social, dove le altre nostre colleghe aspettavano per condividere. Io non sono così tanto sciolta, diciamo che mi sto allenando, ma ho digitato più # e @ in quel momento che in tutta la vita. Abbiamo fatto in modo che questo evento fosse mediatico e condiviso in tempo reale. 

Delle modalità di selezione e svolgimento di questo premio parleremo in questi mesi insieme agli altri blog coinvolti. Venerdì era la giornata di presentazione della Sestina.

I libri in concorso sono: 

- "Il giardino dei fiori segreti" di Cristina Caboni ed. Garzanti
- "I medici" di Matteo Strukul ed. Newton Compton
- "Gocce di veleno" di Valeria Benatti ed. Giunti
- "La guardia, il poeta e l'investigatore" di Jung-myung Lee ed. Sellerio
- "La locanda dell'ultima solitudine" di Alessandro Barbaglia ed. Mondadori
- "Magari domani resto" di Lorenzo Marone ed. Feltrinelli

Dopo la presentazione ufficiale sono riuscita a conoscere tutti gli autori, tranne Jung-myung Lee che non è potuto venire, ho scambiato qualche parola e sono riuscita anche a fare qualche foto con loro. 
E' sempre un'esperienza per me riuscire a incontrare di persona gli autori, scambiare due parole, questa volta il tutto è stato amplificato da questo progetto e la mia emozione questa volta si è mischiata alla loro, quindi se vi sembra che nelle foto io abbia una paresi non è così, è solamente felicità allo stato puro!

Finita questa parte che vedeva coinvolti solo gli addetti ai lavori ci siamo spostati in Auditorium dove dopo un breve concerto di percussioni a cura degli artisti del Conservatorio si è passati all'incontro con il pubblico. Qui ho salutato la mia amica e socia che è dovuta rientrare, mentre io ammetto di essermi un pochino distratta perché mandavo messaggi anche a mio figlio (prove pratiche di adolescenza). 
Finita la parte musicale la Sestina è stata presentata al pubblico ma in una maniera particolare. Ogni libro è stato introdotto da un testimonial che lo ha descritto come se si trattasse di vino, abbinandogliene anche uno. Decisamente un modo originale! Inoltre i vari autori hanno poi letto una parte dei loro lavori, cosa che è sempre molto emozionante da sentire.


Terminato questo io ho preferito rinunciare al buffet, visto che mi aspettavano ancora due ore di macchina. Posso dire però che la contentezza non mi ha abbandonata e che se avete visto sulla Torino Milano una pazza che cantava col sorriso stampato ero io! 
Questa prima esperienza da #bancarellablogger (ormai sono lanciatissima) finisce qui ma nelle prossime settimane fino alla serata conclusiva del 16 luglio io e gli altri blog coinvolti vi terremo compagnia con notizie sul premio e ovviamente le recensioni della Sestina. 


Non vedo l'ora di cominciare a leggerli, grazie ancora Amanda per avercene dati copia. 
Spero di essere riuscita a trasmettervi l'emozione che tutt'ora mi accompagna per questo incontro e questo progetto. Inoltre, come premio aggiuntivo, tutto questo mi permette di vedere e stalkerare maggiormente Laura, ed è sempre una cosa bella. Se volete leggere il suo parere lo trovate qui.
Alla prossima


lunedì 28 novembre 2016

Recensione "Pista nera" di Antonio Manzini

Ciao, oggi inizio la settimana con una lettura che aspettava di essere letta da troppo tempo. Ormai è impossibile non conoscere Rocco Schiavone, di recente è pure uscita una serie TV, che spero di recuperare al più presto. 

Autore: Antonio Manzini
Titolo: Pista nera
Editore: Sellerio Editore Palermo
Data di pubblicazione: 2013
Pagine: 288

Trama:
Un vicequestore nato e cresciuto a Trastevere, che odia lo sci, le montagne, la neve e il freddo viene trasferito ad Aosta. Rocco Schiavone ha combinato qualcosa di grosso per meritare un esilio come questo. È un poliziotto corrotto, ama la bella vita. È violento, sarcastico nel senso più romanesco di esserlo, saccente, infedele, maleducato con le donne, cinico con tutto e chiunque, e odia il suo lavoro. Però ha talento.
Una rilettura della tradizione del giallo all’italiana, capace di coniugare lo sguardo dolente del neorealismo e la risata sfrontata di una commedia di avanspettacolo.
Semisepolto in mezzo a una pista sciistica sopra Champoluc, in Val d’Aosta, viene rinvenuto un cadavere. Sul corpo è passato un cingolato in uso per spianare la neve, smembrandolo e rendendolo irriconoscibile. Poche tracce lì intorno per il vicequestore Rocco Schiavone da poco trasferito ad Aosta: briciole di tabacco, lembi di indumenti, resti organici di varia pezzatura e un macabro segno che non si è trattato di un incidente ma di un delitto. La vittima si chiama Leone Miccichè. È un catanese, di famiglia di imprenditori vinicoli, venuto tra le cime e i ghiacciai ad aprire una lussuosa attività turistica, insieme alla moglie Luisa Pec, un’intelligente bellezza del luogo che spicca tra le tante che stuzzicano i facili appetiti del vicequestore. Davanti al quale si aprono tre piste: la vendetta di mafia, i debiti, il delitto passionale. Difficile individuare quella giusta, data la labilità di ogni cosa, dal clima alle passioni alla affidabilità dei testimoni, in quelle strette valli dove tutti sono parenti, tutti perfettamente a loro agio in quelle straricche contrade, tra un negozietto dai prezzi stellari, un bar odoroso di vin brulé, la scuola di sci, il ristorante alla mano dalla cucina divina.
Quello di Schiavone è stato un trasferimento punitivo. È un poliziotto corrotto, ama la bella vita. È violento, sarcastico nel senso più romanesco di esserlo, saccente, infedele, maleducato con le donne, cinico con tutto e chiunque, e odia il suo lavoro. Però ha talento. Mette un tassello dietro l’altro nell’enigma dell’inchiesta, collocandovi vite e caratteri delle persone come fossero frammenti di un puzzle. Non è un brav’uomo ma non si può non parteggiare per lui, forse per la sua vigorosa antipatia verso i luoghi comuni che ci circondano, forse perché è l’unico baluardo contro il male peggiore, la morte per mano omicida («in natura la morte non ha colpe»), o forse per qualche altro motivo che chiude in fondo al cuore.


Rocco Schiavone era così. Prendere o lasciare.
Questo libro me l'hanno consigliato tutti, ma proprio tutti quelli che l'hanno letto. E a tutti è piaciuto. E tutti quelli che sanno i miei gusti sono stati concordi nel dire che avrei adorato Rocco Schiavone, perché per nulla buono, perché si fuma le canne, perché usa le clarks, perché è un donnaiolo, perché è tormentato, perché è l'anti eroe per eccellenza. Io ho preso in mano il libro conoscendolo già, sapendo già cosa aspettarmi e con aspettative alle stelle. Dopo una quarantina di pagine avevo quasi le lacrime agli occhi. Non è scattata la scintilla, Rocco faceva esattamente quello che mi sarei aspettata e io dovevo a tutti i costi amarlo, non era possibile fare altrimenti. L'ho mollato. Ho letto fantascienza, fantasy, romance, ho cambiato genere del tutto. Però questo fallimento mi pesava, quasi mi vergognavo del fatto che io non fossi fra gli osannatori di questo libro. Poi ho fatto pace con me stessa e ho deciso che non me lo sarei fatto piacere a tutti i costi, poteva benissimo essere un altro Zafòn, oltretutto abito isolata è difficile raggiungermi.
E quindi sabato sera l'ho ricominciato, senza aspettative, convinta di stroncarlo e ieri mattina l'ho finito. Mi ha dato fastidio persino dormire, avrei voluto fare una tirata unica. 
Questa lunga premessa per dire che poi la magia è scattata anche per me, mi unisco alle fila di chi lo ama. Si perché questo libro è Rocco, è conoscere lui, il suo personaggio così particolare e anticonformista. E sì, avevate ragione, non può non piacermi.
Una telefonata sul cellulare a quell'ora di sera era una rottura di coglioni, sicuro come una raccomandata di Equitalia.
Una volta azzerati i preconcetti sono riuscita a godermi appieno sia il protagonista che la storia. E' un giallo e devo ammettere di non aver risolto il mistero, punto decisamente a favore. E l'ambientazione è molto suggestiva, questa vallata ricoperta di neve con gli abitanti così particolari. Io abito in una valle, in Piemonte, più in basso, ma riconosco molte analogie, soprattutto sul carattere degli abitanti. In fondo siamo tutti un po' imparentati no? Mi è piaciuto, mi sono riconosciuta. E devo dire che non svelare tutto il passato di Rocco, anche se in qualche modo capibile, aumenta l'aura di fascino che questo personaggio emana. Ho apprezzato soprattutto il finale, sia lo show nello svelare il colpevole sia la reazione del vice questore.
Ma non si può toccare l'orrore senza farne parte. E lui lo sapeva. Doveva per forza infilare le mani in quella melma appiccicosa, in quello schifo di palude per catturare i coccodrilli. E per farlo doveva trasformarsi inevitabilmente anche lui in una creatura di quei posti. Doveva sporcarsi. I fango diventava casa sua. E la puzza di decomposizione, il suo deodorante.
Penso che di questo personaggio si è parlato pure troppo, è il suo momento, non mi dilungherei oltre. Nonostante la partenza è riuscito a conquistarmi, ne sono contenta. Così come sono contenta di non essermi impuntata e aver atteso, questo è stato il momento giusto. Inutile dirvi che tra le mie letture prossime ci sarà La costola di Adamo.
Ah il voto, oggi al fondo, crea più suspense 

Voi l'avete letto? Sicuramente se non l'avete ancora fatto vi avranno consigliato di farlo. Ma io vi suggerisco di aspettare il momento giusto. 


venerdì 18 novembre 2016

Chi ben comincia #11

Ciao a tutti e buon venerdì. Oggi torno con una rubrica che ho un pochino trascurato, Chi ben comincia, ideata da Alessia del blog Il profumo dei libri. Ma ho in lettura un libro molto chiacchierato in questo periodo e vorrei parlarne anche io.


REGOLE:

- Prendete un libro qualsiasi contenuto nella vostra libreria
- Copiate le prime righe del libro (possono essere 10, 15, 20 righe)
- Scrivete titolo e autore per chi fosse interessato

- Aspettate i commenti

Il libro in questione è "Pista nera" di Antonio Manzini, Sellerio editore. E' il primo della serie avente per protagonista Rocco schiavone, di cui in questi giorni è uscita anche la serie TV. Questo personaggio ha il suo perché e io devo dire che mi accodo agli "imbecilli" che lo seguono.




Giovedì


Gli sciatori se n’erano andati e il sole, appena sparito dietro le cime rocciose grigio azzurre dove s’era impigliata qualche nuvola, colorava la neve di rosa. La luna aspettava il buio per poter illuminare tutta la valle fino al mattino successivo.
Gli impianti di risalita erano fermi e gli chalet in quota avevano spento le luci. Si sentiva solo il brontolio dei motori dei gatti che andavano su e giù per risistemare il fondo delle piste da sci scavate tra boschi e rocce sulle costole delle montagne.
L’indomani sarebbe cominciato il week-end e la stazione sciistica di Champoluc si sarebbe riempita di turisti pronti a mordere la neve con le lamine. Andava fatto un lavoro certosino.
Ad Amedeo Gunelli era toccata la pista più lunga. La Ostafa. Un chilometro di lunghezza per una sessantina di metri di larghezza. La pista principale di Champoluc, quella che serviva ai maestri di sci con gli allievi alle prime armi come agli sciatori esperti per provare la superconduzione. Era quella che richiedeva più lavoro, che perdeva il manto nevoso già all’ora di pranzo. Infatti era scoperta in più punti. Sassi e terra, soprattutto al centro, la deturpavano.
Amedeo aveva cominciato dall’alto. Faceva questo lavoro da soli tre mesi. Non era difficile. Bastava ricordarsi i comandi del bestione cingolato e la calma. Quella era la cosa più importante. Calma e nessuna fretta.
Aveva infilato le cuffiette dell’iPod con i successi di Ligabue e s’era acceso la canna che gli aveva regalato Luigi Bionaz, il capo dei gattisti, il suo amico più caro. Era grazie a lui se Amedeo aveva un lavoro e portava mille euro al mese a casa. Sul sedile accanto aveva appoggiato la borraccetta con la grappa e il walkie-talkie. Tutto era pronto per le ore di fatica.
Amedeo recuperava la neve dai bordi, la spalmava sui punti più scoperti, la trinciava con la fresa mentre i pettini la appiattivano rendendo la pista una tavola da biliardo. Era bravo Amedeo, solo che stare lì da solo non gli piaceva. Spesso si pensa che la gente di montagna ami la vita solitaria e un po’ forastica. Niente di più falso. O almeno, niente di più falso per Amedeo. A lui piacevano le luci, il casino, la gente e chiacchierare fino all’alba.


Allora che ve ne pare? L'avete già letto tutti o qualcuno come me sta recuperando? O non vi ispira per nulla? Fatemi sapere, intanto vi dico già che presto ci sarà anche la recensione.



venerdì 28 ottobre 2016

Recensione "Odore di chiuso" di Marco Malvaldi

Ciao, oggi inizio a smaltire le recensioni arretrate, letture fatte durante le vacanze. Di questo libro avevo già pubblicato l'incipit (qui il post)

Autore: Marco Malvaldi
Titolo: Odore di chiuso
Editore: Sellerio editore Palermo
Data di pubblicazione: 20 gennaio 2011
Pagine: 198

Trama:
In un castello della Maremma toscana vicino alla Bolgheri di Giosue Carducci, arriva un venerdì di giugno del 1895 l’ingombrante e baffuto Pellegrino Artusi. Lo precede la fama del suo celebre La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene, il brioso e colto manuale di cucina, primo del genere, con cui ha inventato la tradizione gastronomica italiana. Ma quella di gran cuoco è una notorietà che non gli giova del tutto al castello, dove dimora la famiglia del barone Romualdo Bonaiuti, gruppo tenacemente dedito al nulla. La formano i due figli maschi, Gaddo, dilettante poeta che spera sempre di incontrare Carducci, e Lapo, cacciatore di servette e contadine; la figlia Cecilia, di talento ma piegata a occupazioni donnesche; la vecchia baronessa Speranza che vigila su tutto dalla sua sedia a rotelle; la dama di compagnia che vorrebbe solo essere invisibile, e le due cugine zitelle. In più, la numerosa servitù, su cui spiccano la geniale cuoca, il maggiordomo Teodoro, e l’altera e procace cameriera Agatina. Contemporaneamente al cuoco letterato è giunto al castello il signor Ciceri, un fotografo: cosa sia venuto a fare al castello non è ben chiaro, come in verità anche l’Artusi. In questo umano e un po’ sospetto entourage, piomba gelido il delitto. Teodoro è trovato avvelenato e poco dopo una schioppettata ferisce gravemente il barone Romualdo. I sospetti seguono la strada più semplice, verso la povera Agatina. Sarà Pellegrino Artusi, grazie alla sua saggezza e alle sue originali letture, a dare al delegato di polizia le dritte per ritrovare la pista giusta.



Dopo aver letto la prima avventura del BarLume (qui la recensione) e soprattutto dopo averlo sentito presentare i suoi libri (qui il resoconto), ho iniziato questo libro piena di aspettativa ma anche di timore, in quanto è un libro storico, io e questo genere non andiamo sempre d'accordo.
Sono molte, infatti, le cose ignote sulla persona in arrivo, e che sono state equamente suddivise tra i vari gruppi di indagine a passeggio sul prato. Il carattere. Il vestito. Ma, principalmente, l'aspetto; in fondo siamo alla fine del 1800, e le persone famose sono note principalmente per quello che fanno e che dicono, e non per le loro sembianze che, solitamente, sono ignorate o quasi. Bei tempi.
E' un giallo, con tutte le componenti giuste: luogo, periodo temporale ristretto, tutti i personaggi presenti nello stesso posto ecc, ma non può essere il maggiordomo il colpevole, perché lui è la vittima! Per la sua struttura mi ha ricordato i libri di Agatha Christie, anche il periodo storico ci azzecca. Non abbiamo Hercule Poirot ma Pellegrino Artusi, anche se i baffi ci sono!
Il mistero da risolvere è molto carino e originale e devo ammettere che, di nuovo, non ho indovinato il finale, anche se gli indizi c'erano tutti. Quando capita questo sono contenta, i finali troppo prevedibili nei gialli non mi garbano.
Il linguaggio forbito e adatto al momento storico non mi ha stancata, perché l'autore è riuscito ad essere ironico e divertente anche in questo frangente. Ho riso tanto, ma proprio tanto. E' narrato in terza persona ma sembra che si rivolga direttamente al lettore e non lesina battute e frecciatine. Ho apprezzato le prese in giro alla nobiltà incapace di fare alcunché, i personaggi di Lapo e e Gaddo ne rispecchiano tutti i vizi. Viene sottolineata anche la condizione femminile, non proprio ottimale, sia con Cecilia, lei piena di virtù che non può esprimere che con le zie zitelle o la baronessa madre. E anche la contrapposizione fra Nord e Sud, nell'Italia appena unificata molto netta. 
Mi sono piaciuti tanti i riferimenti culinari. Sono tantissimi infatti mentre leggevo ero sempre affamata.
Quindi, dopo aver chiuso il libro, la mente vagante si è subito appollaiata sul pensiero del pranzo: possono venire colera, tifo, inondazioni e collere divine, ma finché si pranza a mezzogiorno e si cena alle sette il mondo, per l'Artusi, è un posto dove non ci sono preoccupazioni tali da togliere il sonno.
Ha tanti elementi questo libro, ma sono ben amalgamati. Marco Malvaldi si conferma un bravissimo autore, che riesce a divertirmi e anche a stupirmi, persino con uno storico. Grazie Eva del consiglio che giro a tutti, leggetelo se non l'avete ancora fatto.




venerdì 16 settembre 2016

Giveaway - proclamazione vincitori

Oggi torno da voi perché ieri è scaduto il giveaway e stamattina ho prontamente fatto le estrazioni. Essendo la prima volta spero di aver fatto tutto giusto, mi sono affidata a Random.org (grazie Dany per l'aiuto!)

- Primo libro: "Un terremoto a Borgo Propizio" di Loredana Limone

.... rullo di tamburi
la vincitrice è il numero 11, Rosa!

- Secondo libro: "Mia suocera beve" di Diego De Silva

... and the winner is

numero 1 Eva!

- Terzo libro: "Odore di chiuso" di Marco Malvaldi

... questa volta tocca a 

numero 5 Stefania!

Ragazze controllate le mail così riesco a fare la spedizione in fretta. Sono soddisfatta di questo primo giveaway, spero sia piaciuto anche a voi. Intanto vi ricordo che con l'iniziativa Leggere italiano Blog tour, nel post qui potete trovare un altro giveaway sempre di un libro cartaceo e con dedica! E, come si dice, rimanete sintonizzati perché le sorprese non sono finite. 
Grazie a tutti per la partecipazione.


lunedì 5 settembre 2016

Giveaway... con dedica!

Buongiorno amici! Nonostante sia lunedì oggi sono molto contenta perché finalmente è arrivato il momento del giveaway! E' la prima volta per me e così ho pensato di proporvi questo: libri con dedica. Se mi avete seguito sapete che nel mese di luglio nel paese dove lavoro indicono un festival letterario. Quest'anno ho partecipato, anche attivamente che emozione, come raccontato nei post: qui per Diego De Silva e Marco Malvaldi e qui per Loredana Limone. In quelle occasioni ho fatto autografare e dedicare tre libri apposta per questo giveaway. Ringrazio la casa editrice Salani che mi ha inviato la copia di Loredana Limone. I titoli in palio sono i seguenti:

Autrice: Loredana Limone
Titolo: Un terremoto a Borgo Propizio
Editore: Salani
Data di pubblicazione: 11 giugno 2015
Pagine: 387

Trama: 
A Borgo Propizio va in scena la vita che, si sa, è fatta di cose belle e di cose brutte. Cose belle, il borgo ne ha tante da sfoggiare da quando è risorto a nuova vita, con il Castelluccio restaurato e le imbellettate case del contado, ora affacciate sull’elegante pavé a coda di pavone della piazza del Municipio, e con l’elettrizzante fermento culturale che si respira già fuori della cinta muraria e che sicuramente fa rodere il fegato a fior di città d’arte. Ma un giorno qualcosa di molto brutto, un violento sisma, arriva inclemente a distruggere ampia parte del centro storico, gettando nella disperazione i propiziesi che tanto amano il loro paese. La villa del Comune sembra una scatola con il coperchio sfondato; il pavé è sprofondato quasi agli inferi; i lampioni, ora ciechi e senza luce, con le bocce frantumate, appaiono piegati alla catastrofe; le botteghe e le abitazioni sono squarciate, orribilmente. Felice Rondinella, appassionato sindaco, vive l’immane disastro come un fallimento personale, e Padre Tobia si sente troppo stanco per portare il peso della croce. Perché non si tratta solo del terremoto: al borgo i peccati sono diventati incontenibili e le confessioni scandalo allo stato puro. Non si capisce più nulla, tutto è sottosopra. L’unico fatto certo è che il professor Tranquillo Conforti, trovato a terra nella Viottola Scura, non ha avuto un infarto mentre scappava, spaventato dalle scosse, ma è stato ucciso. Un assassino a Borgo Propizio? La faccenda si complica…


Autore: Diego De Silva
Titolo: Mia suocera beve
Editore: Einaudi
Data di pubblicazione: 2010
Pagine: 338

Trama:
Ti fa ridere proprio tanto, e non sempre sai perché. Certo, è simpatico, ma il punto è che ti pare scemo e geniale, leggero e profondo ogni volta che parla portandoti dove vuole. E trascinandoti in un vortice di pensieri bislacchi che vanno e vengono dalla sua testa alla tua con assoluta naturalezza, spiazzandoti. Alla fine gli vuoi bene davvero, a Vincenzo Malinconico, avvocato d'insuccesso: «un uomo che sposerei non una ma due volte, sbagliando tutt'e due», ha detto qualcuna. Dall'autore di Non avevo capito niente , un altro pirotecnico romanzo costruito intorno alle divagazioni di un personaggio irresistibile.

Se volete leggere come inizia potete guardare qui


Autore: Marco Malvaldi
Titolo: Odore di chiuso
Editore: Sellerio
Data di pubblicazione: 20 gennaio 2011
Pagine: 198

Trama:
Un giallo di ambientazione ottocentesca: il castello, i delitti, la nobiltà decaduta, il maggiordomo e, un italiano memorabile, il grande letterato gourmet, studioso di storia naturale, Pellegrino Artusi. Sarà proprio il cuoco baffuto con il suo acume a fiutare il colpevole del gelido delitto piombato nella dimora del barone Bonaiuti.


L'inizio lo potete trovare qui



Cosa ne dite? Tre bravissimi autori, tre titoli veramente interessanti vero? Adesso passiamo alle regole:
- Commentare il post qui sotto, specificando per quale libro si partecipa (tutti, uno o due come si vuole, la vincita però è di un libro massimo a testa) e lasciando un indirizzo mail nel quale essere contattati in caso di vincita;
- Iscriversi fra i lettori fissi del blog (cliccando il pulsante segui a destra);
- Mettere Mi piace sulla pagina facebook del blog;
- Condividere sui social.

Scadenza 15 settembre 2016


mercoledì 24 agosto 2016

Chi ben comincia #8

Ciao, oggi nuova puntata di questa rubrica ideata dal blog Il profumo dei libri.


REGOLE:

- Prendete un libro qualsiasi contenuto nella vostra libreria
- Copiate le prime righe del libro (possono essere 10, 15, 20 righe)
- Scrivete titolo e autore per chi fosse interessato

- Aspettate i commenti


Oggi ho pensato di lasciarvi l'incipit di questo libro, che mi è stato consigliato e di un autore che ho avuto la fortuna di sentire dal vivo, che è simpatico e divertente quanto i suoi libri. "Odore di chiuso" di Marco Malvaldi, Sellerio editore. Spero che vi incuriosisca perché a breve sul blog ci sarà una sorpresa legata a questo.





L'aspetto della collina di San Carlo dipende principalmente dall'ora della giornata.
Di mattina, il sole si alza alle spalle del colle; e poiché il castello è stato costruito un po' sotto la sommità, i suoi raggi diretti non arrivano a penetrare nelle finestre delle camere dove riposano il settimo barone di Roccapendente, i suoi familiari e i suoi (solitamente molti) ospiti, che così possono tranquillamente dormire fino a tardi. 
Nel primo pomeriggio, i raggi solari puntano impietosamente sul castello, sui suoi giardini e sulla tenuta circostante, e costringono chiunque si trovi fuori a sopportare una calura micidiale, resa ancora più spietata dall'umidità delle vicine paludi; ma, a quell'ora, il barone e i suoi familiari solitamente si trovano all'interno del castello, nelle cui stanzone dai soffitti a volta si gode una frescura piacevole e confortante, che aiuta le menti a concentrarsi nel gioco delle carte, nella lettura e nel ricamo di difficili intarsi. Fuori, sotto il sole che picchia, rimangono solo i braccianti, il fattore e gli addetti alle stalle e al giardino, che d'altronde al caldo ci sono abituati.




Come vi sembra l'inizio? Mi sembra di vederlo il castello, immerso nella maremma. Questo libro è uno storico, quindi una sfida per me che di solito non li leggo. Però sono curiosa. E voi?



giovedì 7 luglio 2016

Recensione "La briscola in cinque" di Marco Malvaldi

Ciao a tutti, caldo? Dove abito io non dura mai molto, quindi cerco sempre di non lamentarmi troppo. Oggi vi propongo una nuova recensione, finalmente ho letto anche io questo libro!


Autore: Marco Malvaldi
Titolo: La briscola in cinque
Editore: Sellerio editore Palermo
Data di pubblicazione: 5 luglio 2007
Pagine: 163

Trama:
La rivalsa dei pensionati. Da un cassonetto dell'immondizia in un parcheggio periferico, sporge il cadavere di una ragazza giovanissima. Siamo in un paese della costa intorno a Livorno, l'immaginaria Pineta, "diventata località balneare di moda a tutti gli effetti, e quindi la Pro Loco sta inesorabilmente estinguendo le categorie dei vecchietti rivoltandogli contro l'architettura del paese: dove c'era il bar con le bocce hanno messo un discopub all'aperto, in pineta al posto del parco giochi per i nipoti si è materializzata una palestra da body-building all'aperto, e non si trova più una panchina, solo rastrelliere per le moto". L'omicidio ha l'ovvio aspetto di un brutto affare tra droga e sesso, anche a causa della licenziosa condotta che teneva la vittima, viziata figlia di buona famiglia. E i sospetti cadono su due amici della ragazzina nel giro delle discoteche. Ma caso vuole che, per amor di maldicenza e per ammazzare il tempo, sul delitto cominci a chiacchierare, discutere, contendere, litigare e infine indagare il gruppo dei vecchietti del BarLume e il suo barista. In realtà è quest'ultimo il vero svogliato investigatore. I pensionati fanno da apparato all'indagine, la discutono, la spogliano, la raffinano, passandola a un comico setaccio di irriverenze. Sicché, sotto all'intrigo giallo, spunta la vita di una provincia ricca, civile, dai modi spicci e dallo spirito iperbolico, che sopravvive testarda alla devastazione del consumismo turistico modellato dalla televisione.






Un po’ di tempo fa mia cognata mi diede un libriccino dicendomi che a lei era piaciuto molto. In quel periodo avevo molte letture programmate e lo misi in libreria. Recentemente mi è tornato in mente e, complice anche Il Salone del libro e una figuraccia, mi ci sono buttata.
Posso dire che non me l’aspettavo così? Partivo forse prevenuta, credevo fosse noioso o esageratamente intellettuale, chissà poi perché. Invece questo libro ha la caratteristica che forse adoro di più in un libro: è ironico. Ho riso e sorriso con i quattro vecchietti e devo anche confessare che non ci ero arrivata alla soluzione del mistero. Perché questo libro è anche un giallo.
Siamo in Toscana, in un paese che d’estate si popola di turisti. C’è un bar e un barrista (non è un errore, è proprio chiamato così). C’è il nonno di Massimo, il barrista, e ci sono i suoi tre amici che passano le giornate a giocare a carte e a parlare e sparlare di tutto e di tutti. E qui subito interviene il mio cuore di fan di Fabrizio De André citando un pezzo di una canzone che mi è rimasto in testa per tutta la lettura e che spiega al meglio il gruppetto :”Li troverai là col tempo che fa estate e inverno, a stratracannare a stramaledire le donne il tempo ed il governo”.
Quindi i classici vecchietti da bar che si lamentano dei giovani d’oggi, che ricordano i bei tempi andati, quelli che quando ero giovane io…, mi hanno subito conquistata. Perché l’autore te li fa conoscere ma con ironia appunto, li prende in giro quando non ci pensa Massimo. Personaggio strano lui  che non sopporta nessuno e da consigli a tutti. Si lamenta ma poi li cerca.

Da allora, ogni tanto, quando la clientela e i presenti lo permettevano, giocava a briscola in cinque e si divertiva come uno scemo.

Io sono rimasta incantata da lui. Una mente perspicace dietro un carattere burbero. Un barista che si rifiuta di fare caffè e cappuccini. Ma per fortuna che c’è lui che pensa al caso, altrimenti lasciato in mano al Dottor Commissario Fusco chissà cosa ne sarebbe uscito.
La ragazza uccisa e il mistero che ruota attorno all’omicidio fa da completamento a questa bella storia, a questa immagine di un cantuccio d’Italia. Come ho detto non ci ero arrivata alla soluzione e anche questo mi è piaciuto.

Altra regola fondamentale, nel farsi gli affari di persone mai viste né conosciute, è la documentazione delle proprie asserzioni con precisi riferimenti a persone, o ancor meglio a parenti di persone, la cui competenza in materia sia assicurata da una qualsivoglia analogia con la persona in questione; ciò conferisce anche al più ardito sproloquio la struttura rassicurante di un sillogismo.

L’unica cosa che non è stata di mio gradimento è il dialetto. Mi piace sentir parlare con accento toscano, lo trovo simpatico, ma leggerlo mi ha affaticato e secondo me era troppo. C’è da considerare che io non leggo Camilleri per lo stesso motivo, credo sia un mio limite. Troppi pezzi in dialetto da tradurmi nella mente per far girare bene la frase e troppi modi di dire locali. Nonostante questo però continuerò la lettura delle avventure di questi vecchietti brontoloni, spero di abituarmi un po’.
Una lettura bella e divertente, ideale per l’estate secondo me, sia per il periodo in cui è ambientato che è appunto questo, sia per quella nota di mistero che accompagna spesso le letture estive. Grazie a chi me l’ha fatta leggere, cognata e amiche.