giovedì 13 luglio 2017

Lettura di gruppo "Black Friars - L'ordine della Croce" di Virginia De Winter - Capitoli 50-fine


Riassunto tappe precedenti:
- Presentazione qui;
- Capitoli da 1 a 7 qui;
- Capitoli da 8 a 14 qui;
- Capitoli da 15 a 21 qui;
- Capitoli da 22 a 28 qui;
- Capitoli da 29 a 35 qui;
- Capitoli da 36 a 42 qui;
- Capitoli da 43 a 49 qui.

Autrice: Virginia De Winter
Titolo: Black Friars. L'ordine della Croce
Editore: Fazi Editore (Lain)
Data di pubblicazione: 11 luglio 2013
Pagine: 517

Trama:
La leggenda vuole che, quando anche il Settimo Cavaliere dell’Ordine della Croce si sarà risvegliato, avrà il compito di chiudere le porte di questo mondo perché sarà ormai distrutto dal male.
La Vecchia Capitale non ha pace. Scossa dai tumulti del Presidio, avvelenata dai malefici di Belladore de Lanchale, l’antica città dovrà ora affrontare un nemico senza eguali. L’ultima erede della dinastia Blackmore, garante della tregua con le creature del Presidio, è stata ritrovata, ma le malvagie entità accetteranno che sia proprio la giovane Sophia a custodire un armistizio suggellato dalla sua antenata migliaia di anni prima? Le forze del male hanno destato dal suo riposo l’Ordine della Croce e i cavalieri sono pronti a imbracciare le mitologiche spade per difendere il genere umano dalla minaccia delle nebbie demoniache. Intanto, ancora ignara del pericolo, Eloise Weiss è alle prese con il misterioso ritrovamento dello scheletro di uno studente dell’Università. Questa volta i suoi poteri di Evocatrice sono vani, ma grazie alle sole conoscenze mediche giunge a una verità inquietante: le ossa rinvenute sono le chiavi di uno scrigno che sigilla i segreti più oscuri della Vecchia Capitale, segreti di personaggi potenti disposti a tutto perché non siano svelati. Eppure, come in un labirinto di delitti e apparizioni dal passato, ogni filo di questa storia passionale e avvincente sembra destinato a ricongiungersi. Virginia de Winter chiude la serie culto Black Friars con una giostra di rocambolesche avventure cappa e spada, di potenti cavalieri e coraggiose eroine che rischieranno tutto per compiere il loro destino.


Premessa: Questo post contiene SPOILER! Non posso non raccontare cosa succede quindi se non siete ancora arrivati a questo punto fate attenzione.

Commento ai capitoli da 50 alla fine


Eccoci qui, siamo arrivati all'ultima parte dell'ultimo libro. Non volevo leggerla, non volevo
assolutamente finire questa serie.
Iniziamo subito in grande stile, con Ross e Stephen che portano a Verdenne il necromante che stavano cercando, che mette così fine alle rimostranze di Heric Stuart.
"Sono Vir Nevius, sommo sacerdote della Madre Terra, ceduto dal Granduca di Navalle al servizio di Sua Eminenza il Cardinale de Plessy con l'ordine di obbedire a ogni suo ordine".
Dalla sua testimonianza ricostruiscono l'accaduto, già scoperto dai nostri scholares. Il Granduca di Navalle aveva bisogno di insabbiare un omicidio (la scatola musicale) allora ha chiesto aiuto a de Plessy che con l'aiuto di Belladore ha usato il demone del presidio. In cambio ha ottenuto i servizi del necromante e sappiamo tutti come li ha usati.
Si preparano tutti alla guerra imminente, ma Axel non vuole portare le sue truppe nella Vecchia Capitale perché ormai è invasa dal presidio e vuole evitare una strage come è successo ai tempi della rivolta. Però non può stare lontano da Eloise quindi cede il comando a Jordan e riveste i panni del bandito. Jordan in questo libro ha sempre più il piglio regale, le sue responsabilità aumentano e lui sa benissimo come gestirle!
Sophia intanto riceve la chiamata del cardinale tramite lo scettro e si fa portare da Eloise. Sa che è l'unica che può far tornare il presidio rinchiuso, tramite la spada dei Blackmore, ma sa anche che questo può costarle la vita. E' pronta però al sacrificio.
I piccoli rampolli crescono qui, ognuno non si tira indietro di fronte alle responsabilità derivanti dal  proprio lignaggio, anzi si spingono al massimo. Che emozioni i vari abbracci fra Sophie e Gabriel, Eloise, Julian, Jerome ecc. Ognuno risponde al proprio ruolo, fa il proprio dovere.
Ogni tassello va a posto e tutti hanno un compito da portare a termine.
Ovviamente andare dai frati neri non sarà una passeggiata, ogni creatura tenta di uccidere sia Sophia che Eloise. La prima per impedire di rinchiudere il presidio ed estinguere la discendenza Blackmore, la seconda perché è l'unica con un potere sulle creature demoniache ancora maggiore di quello del Cardinale.
C'è la scena bellissima della resa dei conti fra Axel e Vargas, con spettatori Eloise e Ashton che pur di salvare la sua ragazzina umana si espone alla resa dei conti.
Intanto il male generato dallo sconfinamento del presidio ha risvegliato anche altri cavalieri della Croce: Jerome, Alexandria e Jordan che insieme a Ned, Gabriel e Julian sono arrivati a sei, il limite prima dell'apocalisse.
"Quando tutti e sette i cavalieri avranno ricevuto le armi dei Fondatori, l'ultimo chiuderà le porte su questo mondo ormai distrutto".
Sono davvero dei momenti in cui il fiato viene trattenuto, un susseguirsi di vicende che fanno stare all'erta e con ansia. Mi sono mangiata le unghie leggendo, nonostante per me questa sia una rilettura e quindi sapessi già l'esito finale.
 Sophia intanto scopre che la famosa spada è solo una metafora, Lasaire le spiega che in realtà l'antica
Dea Rose di Blackmore attraverso di lei, usata come spada, può rinchiudere il presidio.
Intanto il Cardinale con una trappola riesce a rapire Sophia e Cain e a soggiogarli al potere dello scettro. Ma la ragazza, in un momento di distrazione del suo aguzzino invoca la sua antenata che compie, di nuovo, la magia.
Si narrava infatti che quando il mondo fosse stato di nuovo in grave pericolo, Rosalienne di Blackmore, la Dea del Vento, si sarebbe risvegliata dal suo sonno eterno e di nuovo avrebbe usato la spada di Blackmore per respingere il Presidio oltre la soglia dei suoi confini.
Il Presidio quindi è di nuovo sotto controllo, ma come punizione per aver infranto la tregua, non potrà uscire dai suoi confini per mille e mille anni.
Finisce quindi la storia, con Sophia di nuovo sorridente accanto a Cain e fra le braccia di Gabriel, Bryce di nuovo in punto di morte, Gilbert che tormenta Lara e Stephen che con l'aiuto di Christabel recupera l'imitazione della spada. Tutto nella norma insomma.
E' un epilogo così perfetto che ero quasi commossa. Spero con tutto il cuore di leggere altro ambientato in questo meraviglioso mondo, anche novelle, potrei andare avanti ancora per molto. Già mi manca.

E ora la domanda. Nel gruppo facebook dove abbiamo discusso man mano i vari pezzi, la fan più fedele è stata Cinzia. Mi sembra quindi doveroso fare l'ultima domanda a lei:
Domanda: Siamo arrivati alla fine della Croce, che conclude la serie. Cosa diresti a una persona che non la conosce per consigliarne la lettura?
Risposta: Vorrei premettere che non ho il dono della persuasione. Quello che mi sento di dire è di leggere questa saga quando ci si sente pronti per poterla amare come la amo io, cioè alla follia! Quindi forse potrebbe essere utile raccontare il mio approccio a Black Friars. Quando ho sentito parlare di questa saga fuori dal comune mi sono sentita “chiamata” , proprio come Ashton da Eloise. Ho seguito l’istinto e acquistato tutti i libri in cartaceo iniziando la lettura con aspettative altissime. Aspettative che, per quanto fossero elevate , sono state addirittura superate e di molto…roba da non crederci! Ho provato da subito un attaccamento morboso per lo stile di scrittura, che tutti giudicano ridondante di descrizioni, cosa che invece io ho AMATO ALLA FOLLIA. Così ho cominciato a ricercare sul web e su facebook immagini e gruppi che parlassero di BF e mi sono imbattuta nel gruppo di lettura che ancora raccoglieva adesioni. Ho dato il mio nominativo e per quando è partito l’evento avevo già terminato la mia prima lettura della Spada e mi accingevo alla rilettura immediata, che si è trasformata in terza lettura immediata, perché non sono riuscita a rispettare i paletti imposti. E così il tutto è proseguito fino ad oggi. Se penso che questo evento è ormai giunto al termine, mi intristisco, ma ora ho la possibilità di leggere altro di Virginia De Winter che ho conosciuto solo con BF e ora non vedo l’ora di approfondire la sua conoscenza con altri romanzi. Sono sicura che, come è successo per l’inizio di questa avventura, anche gli altri suoi lavori sono sublimi…ho grandi aspettative : ANCORA!!! Ma parliamo di BLACK FRIARS…sono senza parole! Nel senso più positivo del termine, perché è talmente bello che non mi so spiegare (purtroppo non sono Virginia). E’ come quando rimani incantato a osservare un paesaggio che ti cattura completamente , ma ciò che riesci a fare è soltanto rimanere a bocca aperta per lo stupore e col cuore che palpita per le emozioni che tale paesaggio ti suscita. A proposito di palpitazioni: non so dirvi quante volte ho rischiato di chiamare mio marito Axel…ed ho detto tutto!!! Questo è un romanzo che dire fantasy è riduttivo, che dire bello è un’offesa…è la storia più completa che ci possa essere: amore ,fratellanza, mistero, intrighi, suspence ,demoni, vampiri favole, luoghi e personaggi ben descritti e molto molto di più. In tutti i libri che ho letto finora MAI, e dico MAI, ho amato i personaggi secondari quasi quanto quelli principali. Tanto da desiderare di poter leggere di loro. Questa, secondo me, potrebbe essere ,autrice permettendo, una di quelle saghe lunghissime di cui io acquisterei ad occhi chiusi tutti i volumi. Alla domanda :” cosa ti è piaciuto di più?” . Io non posso che rispondere TUTTO. Posto d’onore spetta alla Spada che mi ha fatto conoscere questo mondo in cui vorrei perdermi. Una nota positiva merita lo stile poetico , che sicuramente rallenta la lettura, ma è anche quello che io ho amato. Mi sono anche posta la domanda: cosa ti piace di più la storia o questi intermezzi descrittivi? Non voglio e non posso scegliere. “ Esisteva da sempre un senso di appartenenza della notte al sogno-quella corrispondenza perfetta tra il buio e le immagini più dolci, la mente libera di riempire ciò che gli occhi non potevano vedere, e il desiderio che provavano l’uno per l’altra era il sole che inseguiva per tutto il giorno il profilo dell’orizzonte fino a perdersi dietro di esso” Ecco…ora ho vogli di rileggerlo…rinchiudetemi! Questi libri hanno e avranno sempre un posto speciale nel mio cuore e nella mia libreria. Apprezzo molto l’autrice, si percepisce che è molto riservata e mai incline ai litigi e pettegolezzi tra autrici che imperversano sui social. Mi piacerebbe tanto conoscerla. Non posso che concludere dicendo: se volete una storia fuori dal comune, una storia d’amore da batticuore, unire al piacere della lettura anche una sana lezione di italiano e soprattutto se volete DI PIU’ LEGGETE BLACK FRIARS non ve ne pentirete. Cinzia

Io vi do appuntamento il prossimo giovedì per la recensione, non riesco ad abbandonare questo giorno come Black Friars. Infatti io e Alice abbiamo altri progetti, rimanete sintonizzati.


mercoledì 12 luglio 2017

Recensione "Endora. Donne d'ombra e di spada" di Fernanda Romani

Ciao a tutti, oggi vi parlo di questo libro, secondo della serie, che ho (finalmente) letto e che mi ha tenuta incollata al kindle fino alla fine.



Autrice: Fernanda Romani
Titolo: Endora. Donne d'ombra e di spada
Data di pubblicazione: 4 giugno 2015
Pagine: 202
Serie: #2 Endora

Trama:
Endora- secondo episodio - Il reggimento guidato da Naydeia è arrivato nei territori di confine, dove le incursioni dei Qanaki si fanno sempre più sanguinose. E qui, tra agguati, battaglie e assedi, lei deve arrendersi all’idea che anche la sua vita privata non è scevra da pericoli e da scontri. Soprattutto l’unione con l'uomo che ha sempre amato, ma che non ricambia il suo amore.
Anche Killiar sta cominciando a pensare che quel matrimonio non sia stato una buona scelta. Continua a rimpiangere Izrhad, la sua prima moglie, una donna con un carattere totalmente diverso, e la sua inquietudine lo porta ad agire in maniera impulsiva e a correre rischi che potrebbero costargli molto, forse troppo.
E Daigo, infine, è inquieto. Il suo amore verso Naydeia è senza speranza, il suo astio contro Killiar cresce di giorno in giorno. Eppure l'Aldair è un uomo astuto e intelligente: sa che le sue intenzioni potrebbero fargli rischiare la forca, ma non rinuncerà a costruire le proprie trame.
Nel frattempo, a Omira, la capitale, il potente Yadosh sta per cadere in una trappola. Il suo progetto segreto per ridare dignità agli uomini di Endora ha scatenato una ferocia inestinguibile, perché chi ancora porta avanti il complotto storico che ha dato il potere alle donne non può permettere che le cose cambino. Persino un uomo furbo e senza scrupoli come lui può trovarsi avviluppato in una rete di inganni, tessuta da una nemica di grande intelligenza. 
All’orizzonte si profilano nubi nere per tutti…
A Endora il matrimonio può essere una condizione molto pericolosa. Per un uomo.

Recensione "Indegno" spin-off e prequel qui;
Recensione "Endora. Uomini sottomessi" #1 qui.


Ho fatto passare troppo tempo dalla lettura del primo di questa serie. Non lo dico perché ho dimenticato qualcosa, ma perché è troppo accattivante! Difficile riassumerne la trama senza fare spoiler sul primo quindi non vi dico nulla, se non che potete trovare: amore, guerra, azione, intrighi politici, passione e ingiustizie. E credo ancora molte altre cose.
Non vuoi guai? Peccato, perché tu sei un guaio che cammina.
Forse si è già capito, ma mi è proprio piaciuto, più del primo. Anche perché conoscevo già i personaggi e qualche meccanismo di Endora, in cui tutto sembra ribaltato. Gli uomini sono sottomessi alle donne, non hanno proprio alcun diritto. L'autrice è riuscita a creare una società femminile completa, con leggi e abitudini, in cui i maschi non hanno nessun tipo di potere, sono come schiavi e solo i più fortunati e belli possono ambire a una sorte migliore, soddisfando sessualmente le donne, mentre gli altri sono relegati a meri lavoratori senza possibilità di riscatto.
La cosa che mi ha piacevolmente stupita è il modo in cui spiega ogni cosa. Fa sembrare tutto reale e possibile e fornisce spiegazioni praticamente per ogni particolare. In questo secondo capitolo poi comincia a svelarne anche il perché.

Il libro è diviso in tre blocchi: una prima parte con Naydeia, Killar e Daigo su un campo di battaglia al confine del regno, una seconda parte con Rainna e Yadosh alla capitale e poi di nuovo alla frontiera.
Vista la mia smisurata passione per Daigo ho preferito le parti più di azione, anche se quelle degli intrighi politici mi hanno tenuta col fiato sospeso e mi hanno permesso di capire molte cose.
Non esistono uomini di cui non si possa dubitare.
Lo stile dell'autrice è curato e parco di descrizioni inutili. Decisamente coinvolgente mi ha proprio tenuta incollata alla storia. Nei fantasy questa è una qualità rara, non perdersi in troppe parole, e io lo apprezzo molto anche perché questa volta non ne ho patito la brevità.

Vi consiglio proprio la lettura di questa serie, perché oltre a essere molto curata e precisa è anche una storia originale, che permette di fare profonde riflessioni. E poi i personaggi sono il massimo!
Era un predatore, e non solo a causa dei suoi antenati felini. Lo era e basta. A killiar non piaceva come lo guardava. Era consapevole di cosa significasse quello sguardo. Non voleva sentirsi la sua preda.
So di essere stata sibillina ma spero di avervi fatto capire le emozioni che ha suscitato in me, che sono state tante. Non vedo l'ora di fiondarmi sul terzo e tornare a Endora.
Voto:


lunedì 10 luglio 2017

Recensione "Niente è come te" di Sara Rattaro

Buongiorno! Avete passato una buona domenica? Io sono veramente tanto emozionata per il prossimo weekend, sarò a Pontremoli in qualità di #bancarellablogger, quando ci sarà la proclamazione del vincitore di quest'anno. In questi giorni ne sentirete parlare molto.
Rimanendo in qualche modo in tema, oggi vi lascio il mio pensiero su questo libro, vincitore del premio Bancarella nel 2015.

Autrice: Sara Rattaro
Titolo: Niente è come te
Editore: Garzanti
Data di pubblicazione: 4 settembre 2014
Pagine: 220

Trama:
Nessuno fa solo cose giuste o sbagliate. Siamo luce e ombra insieme. Due scatole colme di libri, pupazzi e tante fotografie. Tutto il mondo di Margherita è racchiuso in quelle poche cose. In spalla il suo adorato violino e tra le mani un biglietto aereo per una terra lontana: l’Italia. La terra dove è nata e che non rivede da quando è piccola. Ma ora è lì che deve tornare. Perché a quasi quindici anni Margherita ha scoperto che a volte è la vita a decidere per noi. Perché c’è qualcuno che non aspetta altro che poterle stare accanto: Francesco, suo padre. Il suono assordante dell’assenza di Margherita ha riempito i suoi giorni per dieci anni. Da quando sua moglie è scappata in Danimarca con la loro figlia senza permettergli di vederla mai più. Francesco credeva fosse solo un viaggio. Non avrebbe mai pensato di vivere l’incubo peggiore della sua vita. Eppure, ora che Margherita è di nuovo con lui, è difficile ricucire quello che tanto tempo prima si è spezzato. Francesco ha davanti a sé un’adolescente che si sente sbagliata. 
Perché a scuola è isolata dai suoi compagni e a casa passa le giornate chiusa nella sua stanza. Ma Francesco giorno dopo giorno cerca la strada per il suo cuore. Una strada fatta di piccoli ricordi comuni che riaffiorano. Perché le cose più preziose, come l’abbraccio di un padre, si possiedono senza doverle cercare. 
E quando Margherita ha bisogno di lui come non mai, Francesco le sussurra all’orecchio poche semplici parole per farle capire quanto sia speciale: «Niente, ma proprio niente, è come te, Margherita».




Non è il primo libro che leggo di questa autrice, quindi l'ho iniziato preparata, aspettandomi qualcosa di intenso. Per fortuna. Perché Niente è come te è un diretto nello stomaco e fa male. Leggerlo è stato devastante, ho provato una rabbia e un'angoscia incontenibile. 
Sono madre e per me il benessere dei miei figli viene prima di tutto. Ma chi lo sa cosa è giusto per loro? Solo perché la natura mi resa la loro madre non vuol dire che io abbia la verità in mano, o no? E' giusto tutto questo? 
Da fuori le cose sembrano molto più semplici. E' questa la differenza.
Leggendo questa vicenda mi sono fatta molte domande, alcune ancora non hanno una risposta netta. E' questa la bravura di Sara, per me. Riesce a farti interrogare su cose che non avresti mai pensato, mina i tuoi principi mettendo in discussione tutto, facendoti vedere anche gli altri punti di vista.
La storia raccontata, vera, è quella di Francesco, padre a metà, perché la sua ex moglie si è arrogata il diritto di decidere cosa fosse meglio per la loro figlia, Margherita. E così l'ha sradicata dalle sue certezze e portata in Danimarca, insegnandole tutto da capo, e proponendole nuovi padri.
"Fare il padre non è questione di coraggio. E' questione di cuore!"
Quanto ho odiato quella donna e anche se Francesco quasi la giustifica alla fine, io non riesco a farlo. Purtroppo ci sono tanti casi simili, di padri e di madri, che lo sono a metà, e questa è un'ingiustizia tremenda.
Le parole di Sara sono riuscite a entrarmi dentro, ho capito i disturbi di quella ragazza abbandonata da tutti, che non capisce, che ha paura e quindi reagisce come può.
Lo stile semplice e profondo, il fatto che i capitoli siano alternati e in prima persona da parte di Francesco e Margherita, mi hanno aiutata a farmi un quadro generale, ad avere una visione d'insieme. 
L'illusione è una distorsione della realtà. Illudersi è qualcosa di molto doloroso.
Ho provato tanta pena e affetto per tutti i personaggi che in qualche modo hanno sofferto per questa assurda decisione. Ma ho sentito anche la speranza e la voglia di vivere al meglio, nonostante tutto.
Ho avuto il piacere di sentire l'autrice dal vivo e mi è sembrata come stupita dal successo ottenuto. Leggendo questo libro ho avuto la conferma che invece è pienamente meritato, davvero.
Leggetelo, arricchirà anche voi.
Voto:



sabato 8 luglio 2017

Chi ben comincia - "Da domani mi alzo presto" di Simona Toma

Buongiorno! Come state? Io in realtà sono agitata perché la prossima settimana sarò a Pontremoli per il Premio Bancarella e sono tanto emozionata!
Oggi ho riesumato questa rubrica che mi è sempre piaciuta ma che ho trascurato tantissimo. Ma l'altro giorno ho iniziato questo libro (grazie Laura!) e ho subito pensato a Chi ben comincia, perché un inizio di libro divertente e accattivante così è raro.

Autrice: Simona Toma
Titolo: Da domani mi alzo presto
Editore: Sperling & Kupfer
Data di pubblicazione: 9 maggio 2017
Pagine: 239

Trama:
«Milano era per me quell'attimo beato e irripetibile nella vita in cui si spalanca davanti a te tutta la meraviglia del mondo… E poi, all'improvviso, mi sono ritrovata depressa in pigiama e spalmata sul divano dei miei.» Michela ha fatto il grande salto. Dalla sua Piccola Città del Sud è arrivata a Milano piena di entusiasmo e aspettative. L'ha amata da subito e, quando ha trovato impiego in una famosa agenzia pubblicitaria e anche un fidanzato, ha pensato che tutto quello che voleva era esattamente lì e in quel momento. Peccato che ora, dopo nove anni di vita nella metropoli, le tocchi fare ritorno al paesello, senza lavoro e senza fidanzato. A trentasei anni, quasi trentasette, è comprensibile che non l'abbia presa bene. E che si trascini dal letto al divano di casa dei suoi, fumando una sigaretta dietro l'altra e nutrendosi solo di Lexotan, non fa pensare che possa riprendersi in fretta dalla batosta. Per fortuna però ci sono l'inarrestabile cugina Giulia - l'unica in famiglia con uno stipendio fisso, quello che le passa l'ex marito - e una bimbetta di dieci anni sbucata un giorno sul pianerottolo. Sguardo vispo e parlantina sciolta, ma un fardello troppo grande per la sua età, Aurora vive sola con il papà, un bell'uomo schivo e dai modi un po' formali. Sarà lei a riscuotere Michela dal suo torpore e, con la saggezza dei dieci anni, a farle capire che la vita ti regala di continuo nuove occasioni. Basta saperle cogliere.


REGOLE:

- Prendete un libro qualsiasi contenuto nella vostra libreria
- Copiate le prime righe del libro (possono essere 10, 15, 20 righe)
- Scrivete titolo e autore per chi fosse interessato
- Aspettate i commenti


Prologo

Cara persona che sarò, 
non riesco neanche a immaginarti, in questo momento.
Diciamo che anche tu, se mi incontrassi ora, non avresti voglia di frequentarmi, ma ti assicuro che è molto difficile essere la me del presente, cara persona che sarò.
Sai quando sei a una festa e non conosci nessuno, hai sbagliato vestito, sei a dieta e non puoi né bere né mangiare? Hai presente quando tutti intorno a te sembrano divertirsi tanto, sembrano tutti al posto giusto nel momento giusto con la cosa giusta da dire e tu invece sei andata a fare pipì e la gonna ti è rimasta impigliata nei collant, hai presente?
Ecco, è così che mi sento, qui, da sola, nella stanzetta in cui dormivo quando andavo al liceo.
Vado a letto indossando solo cinque gocce di sudore, per togliermi il pigiama dovrebbero farmi uno scrub, anche al cuore dovrebbero farmelo, lo scrub, giusto per rimuovere quello zoccolo di cellule morte che si è depositato nel tempo.
La mia alimentazione si basa per lo più su Lexotan, unghie, birra e sigarette. Ah sì, ho ripreso a fumare dopo cinque anni, spero che tu riuscirai a liberarti da questo vizio che in verità, al momento, è l'unico piacere che io abbia.
Non ho un soldo, non ho una casa, non ho un lavoro, non ho un uomo però, per quanto riguarda quest'ultima mancanza, forse è meglio, visto che attiro solo stronzi.
Cara persona che sarò, non so se tu avrai risolto questo piccolo problema con le relazioni, ma se ci sarai riuscita forse non sarò più nemmeno io.
Cara me stessa che sarò, non ho più pensieri, li ho finiti, è questa la novità.



Non vi viene voglia di proseguire? A breve vi farò sapere il mio pensiero.


venerdì 7 luglio 2017

Review Party "Il tuo sorriso controvento" di Elle Eloise


Buongiorno! Vi avevo già parlato di questo libro, in occasione del cover reveal (qui il post), dove avevamo già sbirciato qualche estratto. Oggi vi lascio il mio pensiero.

Autrice: Elle Eloise
Titolo: Il tuo sorriso controvento
Editore: Delrai Edizioni
Data di pubblicazione: 4 luglio 2017
Pagine: 550
Serie: How to Disappear Completely #3

Trama:
Francesco Marras è affascinante, irresistibile e arrogante, il tipico ragazzo da cui una come Olivia Rocca dovrebbe stare lontana, ma è impossibile per lei evitare di incontrarlo: è il suo vicino di casa, dirimpettaio fastidioso e ingombrante. Lei non ha mai avuto una relazione, a malapena riesce a sostenerne lo sguardo di un uomo perché la mette a disagio, ma gli occhi di Francesco le parlano di malizia e desiderio, la fanno sentire donna quando non ha mai provato sensazioni simili, troppo timida per poter rispondere all’interesse maschile. Il sorriso e la confidenza di Francesco fanno breccia nel cuore di Olivia, già colpito da esperienze difficili, e la convincono a iniziare un viaggio incredibile alla scoperta dell’amore e di legami indelebili che segnano la vita passata e presente. Un On The Road per gli USA che la sconvolgerà e le farà capire che anche un ragazzo perfetto come Francesco può nascondere segreti e bugie.



Inizio col dire subito che è il primo libro che leggo di questa autrice. Anche se è il terzo di una serie, è leggibile anche da solo, perché riassume le cose avvenute nei precedenti volumi, ciò che serve sapere. Ho capito che Francesco, il protagonista, è stato il cattivo della situazione della scorsa volta. Infatti anche se è pentito delle sue azioni la sua ragazza l'ha (giustamente) lasciato. La sua storia comincia quindi con lui in crisi, sia per questa rottura che, soprattutto, per la scomparsa della sorella gemella, che ha fatto perdere le sue tracce e di cui sembra importare solo a lui.
Come alleata nella ricerca potrà contare solo sulla sua strana vicina di casa, una vecchia conoscenza che in questo periodo ha molte cose in comune con lui e con la quale sembra esserci un'affinità difficile da spiegare.
Mi stupisco di quanti pochi problemi si faccia a chiedermi queste cose, ma in fondo sono anche sollevata. Voglio provare a fidarmi, voglio credere che, anche se gli racconterò la verità, non lo perderò.
Devo dire che Francesco non parte bene. Trovo coraggiosa l'idea dell'autrice di costruire una storia su un personaggio negativo, cercando di capire anche le sue scelte. Di norma io adoro tutto questo anche perché ho da sempre un debole per i bad boy. Però Francesco più che questo l'ho trovato all'inizio solo un ragazzotto troppo viziato e fastidioso. Man mano che andavo avanti nella lettura un pochino l'ho rivalutato anche perché subisce una crescita interiore notevole, ma comunque non sono riuscita a farmelo piacere del tutto.
Diversa opinione per Olivia. Lei ha un background difficile e ne paga le conseguenze. Soffre di manie ossessive/compulsive e ai miei occhi questo la rende già simpatica. In più usa l'ironia come arma di difesa e quindi per me è il massimo.
L'obiettivo principale della mia vita è evitare le persone e sto diventando parecchio brava in questo.
Questo è uno dei pochi casi in cui ho adorato la protagonista femminile mentre non ho sopportato quello maschile, cosa che non mi capita quasi mai.

La storia è molto articolata e affronta sia il presente, con un viaggio on the road degno di rispetto, che il passato, tirando fuori situazioni che hanno determinato il carattere dei personaggi.
Mi viene però da dire: problemi ne abbiamo? Sì perché è veramente pesante il bagaglio emotivo che si portano dietro sia Francesco che Olivia. Un po' io l'ho patito, forse in questo periodo tutte queste complicazioni mi sembrano eccessive.

Lo stile dell'autrice è molto ricco e descrittivo, cosa che fa entrare benissimo dentro il contesto ma che penalizza la scorrevolezza della lettura. Avrei preferito un po' di parole in meno, soprattutto quando non indispensabili.

La cover fa intuire una lettura leggera e allegra e vi dico subito che non lo è. E' profonda e riflessiva, lascia molto su cui riflettere. 
Voto:

Vi lascio il calendario di questo review party, se volete leggere anche altre opinioni.




giovedì 6 luglio 2017

Blogtour e Giveaway "Nyctophobia 2. Il cuore della notte" di Carlo Vicenzi. Intervista all'autore


Buongiorno! Lunedì vi ho parlato di questo libro (qui il post), oggi invece voglio farvi conoscere meglio l'autore, che ho intervistato e che è stato molto gentile e disponibile (e ha pure portato pazienza nonostante le mie scarse competenze informatiche).

Vi ricordo che legato a questo blogtour c'è anche un giveaway per poter vincere una copia di questa meraviglia di libro. La mia recensione arriverà a breve.


a Rafflecopter giveaway

Il libro:
Autore: Carlo Vicenzi
Titolo: Nyctophobia 2. Il cuore della notte
Editrice: Dunwich Edizioni
Data di pubblicazione: 3 luglio 2017
Pagine: 231
Serie: #2 Nyctophobia

Trama:
Sono passati anni da quando Eliana e la dottoressa hanno riportato la luce del sole. Ma il Buio, quell’entità viva e incomprensibile che aveva ridipinto il mondo a tinte abissali, ora è tornato e i suoi incubi sono a caccia.
Licia, la figlia adottiva di Eliana, bussa alla porta di Selene, l’unica ragazza che non ha paura di camminare sola durante la notte. Il Rifugio, la comunità fondata da Eliana nelle rovine di un vecchio castello, ha bisogno di lei e in fretta, perché il tramonto scende inesorabile e con esso torna l’Oscurità.



Recensione primo libro qui (sul blog La biblioteca del libraio, col quale collaboro)





D: Ciao Carlo, benvenuto. E’ passato un anno e mezzo dal primo libro e stiamo tutti aspettando questo secondo capitolo. Avevi già l’idea di questo libro prima di iniziare questa serie o ti è venuta scrivendo il primo?

R: Ciao! Sì è passato un bel po’ dal primo capitolo di Nyctophobia e devo ammettere che aspettavo con ansia l’uscita di “Cuore della Notte” perché aiuterà a mettere in prospettiva la situazione del mondo e dei personaggi, oltre che espandere il tutto su diversi livelli.
Quando ho iniziato a lavorare al progetto “Lunga Notte” non avevo in mente di cercare la serializzazione, ma a mano a mano che delineavo il mondo nel Buio e i suoi abitanti ho capito che il tutto stava diventando troppo grande e complesso per essere contenuto in una sola storia. Così ho cominciato a tracciare un grande arco narrativo, spezzato in diverse unità, ognuna con il suo inizio e la sua fine. Sempre che i lettori (che sono sempre i giudici più importanti) mi consentano di proseguire, s’intende.


D: Com’è nata l’idea di un mondo senza luce? Quanto è stato difficile creare l’ambientazione?

R: L’idea è nata mentre io e la mia fidanzata stavamo guardando una brutta e banale serie tv fantasy. C’era una scena in cui il prescelto di turno veniva colpito dal cliché tipico del genere, ossia la visione di come sarebbe stato il mondo se lui non fosse riuscito a completare la sua quest: “Il mondo verrà avvolto dalle tenebre!” (E ti pareva…)
Il problema di quelle tenebre era che pareva che in regia avessero solo applicato un filtro verde alla luce, tipo Instagram. A quel punto ho cominciato a farmi domande tipo: perché qualcuno dovrebbe volere un’oscurità perpetua? E come dovrebbe essere un mondo privo della luce del sole? Come potrebbe evolversi la vita per poter continuare? Da lì in poi il resto è stato facile (non semplice, distinguiamo.) ma ha richiesto un po’ di ricerca nella biologia delle creature abissali e qualche domanda sugli acceleratori di particelle fatta a professori di fisica all’università di Padova.


D: Oltre a quella che ti ha dato l'idea, ti sei ispirato a qualcosa, libri, film, serie? (C’è un particolare che mi ricorda I guerrieri della notte)

R: A parte la prova che anche il guardare robaccia a volte può risultare utile, direi che il numero di opere a cui un autore trae ispirazione è in realtà praticamente incalcolabile: credo che, proprio come con il cibo, tutto quello che leggiamo o che vediamo su schermo viene digerito dal nostro cervello, scomposto e riutilizzato in nuovi modi. Credo anche che le storie con cui veniamo in contatto da ragazzini ci influenzino in particolar modo, per esempio io sono sempre stato ghiotto dei cartoni animati passati sulle reti minori negli anni ’90, e infatti quando scrivo prediligo uno scenario post-apocalittico.


D: E’ difficile inquadrare questi libri in un genere specifico: ho trovato tratti che per me lo collocano come distopico, di fantascienza ma è anche epico. La parola phobia fa pensare a un thriller, ho visto commenti simili. Tu come lo definiresti? E leggi questo tipo di libri?

R: Leggo tutti i tipi di libro, perché quando una storia brilla lo fa indipendentemente dal suo “genere”. Hanno identificato Nyctophpbia anche col fantasy e con un mucchio di altre etichette, se è per questo. Certe volte è buffo vedere come a molti libri vengano affibbiate categorie improbabili, a volte dagli stessi autori, cercando di incorniciarne ogni minima sfumatura: ho assistito a nomenclature come “Cyber-dark-epic-lowfantasy-romance-punk”. Credo che il cercare di classificare sempre tutto sia un istinto comprensibile (anche perché altrimenti le librerie sarebbero solo in ordine alfabetico e sarebbe un inferno) ma non credo dovremmo esagerare: per cogliere le sfumature di un libro esistono le recensioni, no? E i consigli delle amiche.


D: Giusto! Quali sono i tuoi autori preferiti?

R: Oooooh. Sei sicura di voler intraprendere questa conversazione? Perché la cosa potrebbe sfuggirmi di mano e diventare un lungo e tedioso libro di testo su autori vari e i loro punti di forza… Ma se proprio insisti: di certo il primo che mi viene in mente è Jim Butcher, che purtroppo in Italia non è tradotto. Scrive principalmente Urban Fantasy nella sua declinazione più pura, diversa dal concetto che ne abbiamo qui, che è confuso col Paranormal Romance. Lo adoro perché dai suoi libri si può imparare molto su come strutturare una storia, ma soprattutto una serie di storie mantenendone la coerenza (a differenza di Laurell K. Hamilton che con il suo UF si è persa per strada…). Subito dopo per me vengono Patrick Rothfuss di cui adoro la prosa musicale (e che per me può prendersi tutto il tempo che gli serve, se la qualità del prodotto è quella che ci ha mostrato) e Brandon Sanderson, di cui ammiro sia la produttività che l’ampiezza della creazione, che il termine “Enorme” non inizia nemmeno a darne l’idea (per chi non conoscesse, cercate il termine “Cosmere” su Google). Poi Neil Gaiman. Perché? È Gaiman, punto.
Non cito nemmeno un autore classico perché A) non hanno bisogno di citazioni, altrimenti non sarebbero classici e B) la letteratura è in costate evoluzione e credo che i migliori di oggi siano la materia da studiare per poter migliorare. E se devo dire la verità, i signori che ho citato pubblicano regolarmente su internet materiale di insegnamento sul mestiere di scrittore, o tengono videoconferenze estremamente interessanti a riguardo, senza chiedere un centesimo. 


D: Come costruisci le personalità dei vari personaggi? Quanto c'è di te in loro?

R: La cosa che a volte si dimentica è che non si dovrebbe costruire un personaggio, ma una PERSONA: questo è l’unico modo che si ha per poter dare davvero uno spessore a chi vive nel mondo di cui un autore scrive.
Quanto c’è di me? Non saprei dire. È inevitabile che ogni modo di ragionare di ogni abitante delle mie storie sia contaminato dal mio, ma una delle cose più belle della scrittura è proprio il potersi calare in idee che non sono nostre, il vedere il mondo con altri occhi e trarre conclusioni che non mi sognerei neppure, nella norma. Quindi la risposta alla domanda dovrebbe essere “il meno possibile”.


D: Sia per il primo che per il secondo libro della serie Nyctophobia le protagoniste sono ragazze giovani. E’ voluto? Perché?

R: Certo, ho scelto di proposito questo tipo di persona: quando si passa quel periodo che va dai quattordici ai vent’anni, la vita è fatta di assoluti, le emozioni sono intense come scariche elettriche, gli amici sono per sempre, le piccole umiliazioni sono marchi a vita e le paure sono terrori insormontabili. Volevo parlare a queste persone per mostrare che un po’ alla volta, lottando ogni giorno con le proprie paure e le proprie debolezze per mostrare loro che è possibile superare ogni cosa. Credo al 100% in quello che ha scritto Neil Gaiman: “le fiabe sono più che vere, perché non ci dicono solo che i Draghi esistono, ma ci mostrano che i Draghi possono essere sconfitti”. E io credo che tutti noi abbiamo il nostro Drago personale da sconfiggere.


D: Scrivere è sempre stato il tuo sogno nel cassetto o la passione è nata per caso?

R: Da sempre, anche se me ne sono reso conto solo attorno ai 22 anni, grazie a mia moglie Federica. Ho sempre scritto storie lunghe e corte sin dalle scuole elementari, ma prima questa parte di me la vedevo solo come una componente del mio carattere. Ora invece credo di ave messo le cose nella giusta prospettiva e lo scrivere come professione è diventato un obiettivo che influenza ogni mia scelta. E poi io nella vita so fare 2 cose: cucinare e inventare storie strampalate, quindi in realtà non posso fare altro che questo. E ingrassare.


D: Qual è l’aspetto che ami maggiormente del “mestiere” dello scrittore e quale invece proprio non sopporti?

R: L’aspetto che amo di più dello scrivere è che parte integrante di questo lavoro è il dover leggere. Sono uno di quelli si mangia 30 libri all’anno e il fatto che sia necessario per poter scrivere al meglio mi da la scusa per spendere i miei pochi soldi in volumi su volumi. E audiolibri. Un sacco di audiolibri. La cosa che detesto sono le riletture. Non è che odio rileggere le cose che scrivo, è che sono mostruosamente pigro. Sì, lo so che sono fondamentali, infatti le faccio comunque, ma piango e sbuffo tutto il tempo.


D: Progetti futuri?

R: Sto progettando una piccola serie a fumetti da portare sulla rivista Il Lettore di Fantasia, sarà un prosieguo di un racconto che ho pubblicato su di essa dal titolo “Il Confine della Perfezione”. Poi sto cercando di trasformare Nyctophobia in una graphic novel, con l’aiuto di una disegnatrice bravissima, DiaXYZ, che sta cogliendo lo spirito della storia alla perfezione con i suoi disegni. Per il resto, sono anche al lavoro sul sequel di Madre della Notte. E ho pure terminato la prima stesura di un romanzo Romance, dovrei iniziare la rilettura (vedi il punto precedente sul perché non ho ancora cominciato) Ho un sacco di cose da fare. Caspita elencarle tutte mi sta facendo venire l’ansia.

Uh voglio la graphic novel, voglio vedere le creature! E naturalmente leggere tutto il resto.
Grazie Carlo, un pochino mi sembra di conoscerti meglio.

Vi lascio il calendario con le varie tappe:


I blog che partecipano:


Mi raccomando, leggete questi libri e seguite il blogtour, questa serie merita davvero e ogni libro ha una sua conclusione, non lascia con il nervoso.

mercoledì 5 luglio 2017

Recensione "Amore senza paura" di Jay Crownover


Autrice: Jay Crownover
Titolo: Amore senza paura
Editore: HarperCollins Italia (collana eLit)
Data di pubblicazione: 31 maggio 2016
Pagine: 157
Serie: #0.5 Saints of Denver


Trama:
Orlando Frederick conosce perfettamente la sensazione di essere annientato dal dolore, per questo ha deciso di dedicare la vita ad aiutare gli altri e ora lavora come richiestissimo fisioterapista. Il giorno in cui entra nel suo studio Dom, un aitante poliziotto reduce da un terribile incidente, Lando capisce subito che quell'uomo non è sofferente solo nel fisico ma anche nell'animo e sente l'urgenza di sanare tutte le sue ferite. La paura di perdere, per la seconda volta, una persona a cui tiene lo frena e la tentazione di rimanere chiuso nel suo guscio, solo ma almeno ben protetto, è forte. Dom, però, non ha alcuna intenzione di essere messo da parte in quel modo, soprattutto dopo aver scorto negli occhi di Lando la stessa passione che brucia nei suoi.



Inizio subito col dire che questa novella è un m/m, cosa nuova per quest'autrice. Ed è il collegamento fra la precedente serie dell'autrice (The Tattoo series) e quella nuova (Saints of Denver). Questa cosa, cioè di concludere un ciclo e iniziarne uno creando un ponte fra loro, la trovo molto bella e un accorgimento gentile nei confronti del lettore.
Non ero mai stato baciato come se le mie labbra fossero la risposta a ogni problema del mondo e devo ammettere che era una sensazione inebriante.
I due protagonisti li conosciamo già, sono Lando (Orlando) il ragazzo segreto di Remy, gemello di Rule, e Dom, poliziotto collega di Royal, protagonista dell'ultimo romanzo della precedente serie.
Lando è un fisioterapista, la sua missione nella vita è aggiustare gli altri anche per espiare la colpa di non essere riuscito a farlo con Remy.
Dom ha avuto un bruttissimo incidente sul lavoro che può pregiudicare la sua futura carriera e ha bisogno di una riabilitazione, ma ha poche speranze. Lando gliele fornisce e lui si butta a capofitto sulla fisioterapia, cercando di tenere a bada l'attrazione immediata per il suo medico, completamente ricambiata.
Non mi era mai capitato di provare un istinto così potente verso qualcuno, mi sentivo imprevedibile. Dovevo controllarmi e farmi aiutare da lui, così sarei potuto tornare al lavoro. Era tutto ciò che contava.
Questo libro parla di coraggio e di seconde occasioni. Mi è piaciuto molto, soprattutto per il messaggio che vuole trasmettere. Non bisogna vergognarsi di ciò che si è ed è necessario continuare a vivere anche dopo un enorme trauma. Qualcosa di simile si poteva trovare nella serie Tattoo, ma ero già un pochino stufa, mi sembravano alla fine troppo simili. Questo cambiamento, non esagerato ma presente, è stata una boccata d'aria e io l'ho veramente apprezzato.
Le cose brutte accadono, è come affrontiamo quello che viene dopo che definisce la nostra nuova realtà.
Lo stile dell'autrice mi piace sempre molto, è scorrevole, moderno senza essere eccessivo. Tratta argomenti forti con molto tatto e sentimento. Il suo punto forte sono i personaggi, la loro caratterizzazione. Pur essendo tutti tanto belli non sono assolutamente perfetti, lei parte proprio da questo presupposto. Cosa che io adoro. La storia è corta ma completa e le scene di sesso sono poche e non volgari. Credo sia il suo primo m/m, di certo il primo suo che leggo, e non ho trovato differenze con i precedenti, altro punto a suo favore.
Sono curiosa di scoprire come sarà questa nuova saga, non vedo l'ora di leggere Amore senza limite, i protagonisti si capiscono già leggendo questo.
Una brava autrice che io apprezzo molto, che ha avuto il coraggio di cimentarsi in qualcosa di diverso, riuscendo secondo me proprio bene.
Voto:

Conoscete l'autrice? Avete letto la serie Tattoo?



martedì 4 luglio 2017

Blog Tour & Giveaway "Schegge di ricordi" di Monica Lombardi. Intervista all'autrice

Buongiorno, oggi vi parlo di Monica Lombardi, perché c'è la mia tappa del blog tour di "Schegge di ricordi" il seguito di Schegge di verità (recensione qui)


Sono felicissima di far parte del gruppo di questo blogtour, ho spinto per farlo e per esserci. Ho adorato Schegge di verità, tanto, e nella giornata milanese con Monica ho ascoltato il prologo di Ricordi. L'avete letto anche voi nelle prime tappe quindi capite bene il mio entusiasmo.
Le tappe già passate:

Ora invece facciamoci una chiacchierata con Monica, che oltre a scrivere benissimo è pure molto molto simpatica!



D: Ciao Monica, benvenuta. E’ passato un anno da Schegge di verità e stiamo tutti aspettando questo secondo capitolo. Avevi già l’idea di questo libro prima di iniziare questa serie o ti è venuta scrivendo il primo?

R: Ciao Chiara! Grazie a te per aver aderito subito al Blog Tour e per questo spazio. È vero, Schegge di verità ha appena compiuto un anno e sono stati dodici mesi meravigliosi, grazie ad Amazon Publishing e a tutti voi.
Capita che, quando inizio a lavorare a un nuovo progetto, io sappia già che la storia non si esaurirà in un solo libro. Questa volta, invece, sono partita pensando che si trattasse di un romanzo “stand-alone”, come si è soliti chiamarli. Poi, strada facendo, ho capito che la storia che stavo raccontando non si sarebbe esaurita alla fine di quello che stava diventando il “primo” libro. E la colpa è soprattutto di Livia, una delle due protagoniste. Alla fine di Schegge di verità, Livia si trova in una situazione tale per cui… non potevo lasciarla così. Ha vissuto un’esperienza tremenda ma, già in quel primo romanzo, abbiamo intravisto la sua incredibile forza. Volevo raccontare come si sarebbe rialzata dopo la bastonata che ha ricevuto. Glielo dovevo.


D: Com’è nata l’idea di Schegge?

R: In un bosco, non sto scherzando. Ero vicino a Chiavenna, a casa di un’amica. Con i nostri figli, che sono amici da sempre, abbiamo fatto un giro nel bosco dietro casa sua, alle Cascate dell’Acqua Fraggia. A un certo punto ho immaginato una donna che correva in quel bosco e mi sono chiesta: da che cosa sta scappando? Poi mi sono detta: e se non lo sapesse neanche lei? L‘idea di Schegge è nata così.


D: Livia è ferita, nel corpo e nell’anima. Come ti sei approcciata a questo? Hai fatto ricerche, esperienze, conoscenze?

R: Esperienze no, per fortuna. Purtroppo ci basta ascoltare il telegiornale o leggere le notizie su Internet per sentire storie di violenza sulle donne e femminicidi. Certi uomini non riescono a non prevaricare e questo, sebbene per farlo sfruttino la loro maggiore forza fisica, è un segno di debolezza. Schiacciano, feriscono, picchiano per sentirsi forti. Le donne oggi rappresentano una minaccia per l’uomo maschilista e misogino molto più di un tempo. È un tema complesso e sfaccettato e io non sono una psicologa né una sociologa. Ma rifletto e rimugino, e provo molta rabbia. Raccontare la storia di una donna che viene mandata al tappeto ma si rialza, raccontare non solo l’uomo bestia che ha incontrato sulla sua strada ma anche gli uomini che la rispettano, la sostengono, la amano, è il mio piccolo contributo a questo tema. L’uomo forte non si sente minacciato da una donna forte e non ha bisogno di prevaricare.

D: Un elemento fondamentale di questa serie è l’amicizia: quanto è importante per te? 

R: Direi che è fondamentale. Sono una persona estroversa, mi piace chiacchierare con i miei amici di tante cose, confrontarmi, ascoltare le loro storie e sì, anche parlare loro delle mie, reali e inventate. Soprattutto, ho bisogno di parlare con i miei amici, con le mie amiche, quando sono giù di corda, quando sono arrabbiata o quando ho qualche problema che mi assilla. E cerco di esserci per loro quando sono loro ad averne bisogno.


D: Una cosa che mi ha sempre incuriosita: i tuoi personaggi negativi sono caratterizzati alla perfezione e traspare una sorta di affetto da parte tua. Quanto ti piace crearli? E preferisci inventare loro o i buoni? (Qua si capisce il mio debole per i cattivi)

R: No, io sono tutta per gli eroi! Team Thor, per intenderci. Sono persino Team Superman, ecco. Però l’antagonista deve essere all’altezza, o non c’è storia. Come mi piace entrare nella testa dei miei protagonisti, renderli personaggi a tutto tondo e sempre diversi, così mi piace che anche gli antagonisti siano credibili. Al mio primo giallo, Scatole cinesi, ho avuto grossi problemi a immaginarmi che cosa possa spingere qualcuno a uccidere. Col tempo ho esplorato diversi scenari. Il “re nero” che sfida il “re bianco” David Langdon nella serie GD Team, per esempio, ha motivi molto personali, in parte posso perfino capirlo. Ma capisco anche come abbia mentito a se stesso per anni per non dover ammettere e portare la sua colpa. In Schegge abbiamo diversi livelli di cattiveria e di responsabilità. L’antagonista principale è un sociopatico. Ed è fuori come un balcone! Ma è anche tremendamente lucido, tagliente come una lama affilata. Non è affetto, il mio: lui è l’uomo nero, il nemico da abbattere. Ma dobbiamo capire il perché delle sue azioni o sarebbe solo un pupazzo, una marionetta funzionale alla storia che l’autore, l’autrice in questo caso, fa muovere a suo piacimento. I personaggi devono essere in grado di muoversi da soli.


D: Quando crei i personaggi prendi spunto da persone che conosci? Quanto c’è di te in loro?

R: Di me, poco. Del mio modo di vedere il mondo, parecchio. Il resto sono mattoncini che ho accumulato, assorbito in anni di letture, studi, passione per i film e i telefilm, con archetipi che si sono ormai radicati nella mia mente e nel mio modo di tessere le storie. I miei personaggi nascono da mille stimoli diversi. Il commissario Arco, per esempio, è ispirato a un mio amico che non fa il poliziotto: significa che c’è qualcosa di lui e qualcosa di altri. Come per le trame, anche per i personaggi noi autori abbiamo degli ingredienti a disposizione e li mescoliamo. Imparare a conoscere un personaggio, per un autore, non è molto diverso dall’imparare a conoscere una persona nella vita reale. Ci sono le apparenze, gli strati più superficiali, quelli più profondi. Si scava. Li si osserva, li si ascolta. I personaggi più riusciti sono quelli che, dopo un po’, si scrivono da soli. Parlano da soli. E le lettrici che mi seguono sul mio gruppo sanno chi è quello che più di tutti fa sempre quello che gli pare! (Lo adoro, il mio ragazzaccio!)


D: Qual è il tuo personaggio preferito di questa serie?

R: Domanda difficilissima. Non riescono a menzionarne solo uno. Sono innamorata di Claudio Sereni, poliziotto rude eppure intuitivo e sensibile nei momenti in cui serve. Sono molto legata a Livia, con il suo essere fragile e forte insieme; sono molto orgogliosa di lei. Ilaria è nata da non so dove e non so come, lei e Drago insieme, e come si può non amarli? CJ è l’amico che tutti vorremmo e Andrea è una roccia, è il “Benjamin Buckler” di questa serie. Una roccia ci vuole. Credo che questi siano i miei preferiti.


D: Tu sei un’autrice che spazia fra diversi generi, ma quale preferisci leggere?

R: Questa è più facile. Thriller, meglio se non troppo macabri e con una forte impronta psicologica; romantic suspense, urban fantasy, fantascienza distopica. Qualche romance brillante ogni tanto. E poi quei romance che sono in realtà storie di donne o di famiglie, sto pensando a Paradise della McNaught e a Il diavolo ha gli occhi azzurri della Kleypas, romanzi a tutto tondo che vanno “oltre” il loro genere. Con poche eccezioni in genere sono aperta a tutto: basta che siano buone storie scritte bene.


D: Domanda odiosissima: libro preferito o quello che è importante per te. Sono buona, ti concedo tre titoli

R: Tre sono pochi! Questa è la domanda in cui gli autori possono cadere nella tentazione di “colpire” sparando qualche grosso nome, qualche titolo “importante”. Io ho alle spalle studi letterari quindi di classici ne ho letti tanti, ma sono una story-teller e amo tutti i tipi di storie. Tra l’altro, mi piace sempre ricordare come molti titoli che oggi consideriamo “classici”, Shakespeare in primis, nacquero come intrattenimento popolare. Fine della digressione, veniamo al dunque. Primo titolo: Il dio del fiume di Wilbur Smith. Magari oggi non mi farebbe lo stesso effetto ma quando lo lessi, molti anni fa, non riuscivo ad andare avanti da tanto stavo male per i protagonisti. Il secondo direi I pilastri della terra di Ken Follett, una finestra incredibile sul Medioevo. Il terzo… te ne menziono tre a pari merito così ti frego! (E anche così ne ho lasciati fuori tantissimi!) La valle dell’Eden di Steinbeck, Caino e Abele revisited; Un’aquila nel cielo sempre di Smith, una delle più belle storie d’amore che ho letto, e per finire un classico del romance: Rosa d’inverno della Woodiwiss, l’ho sfasciato a forza di rileggerlo. Le mie lettrici mi chiameranno anche “Crudelia” ma ho un animo molto romantico!


D: Qual è il complimento migliore che ti hanno fatto? E la critica peggiore?

R: Le critiche sono di diverso tipo: ci sono quelle che non capisci da dove arrivano e sembrano piuttosto delle offese personali, non perché sei Mrs Perfection ma perché ci sono persone che hanno lavorato con te al tuo romanzo e hanno deciso di pubblicarlo. Sto pensando per esempio a una tipa che, commentando Sam Bolton su Amazon, scrisse che sua nipote alle elementari scriveva meglio. Poi, i gusti sono diversissimi quindi lo stesso romanzo comunica cose diverse a persone diverse, e non tutti si sentono coinvolti o soddisfatti allo stesso modo, questo è normale. Di recente qualcuno ha scritto “noioso”, proprio di Schegge di verità, e mi è dispiaciuto. 
I complimenti fanno tutti bene al cuore. Dal semplice “mi sono innamorata del GD Team” alla lettrice che, leggendo il quarto libro della serie, mi ha scritto che era “come tornare a casa”. Su Schegge, in molti hanno parlato di coinvolgimento, di personaggi reali, di emozioni sentite sulla loro pelle. Credo che riuscire a “far vivere” la storia al lettore sia la soddisfazione più grande, per un autore. E lasciare ricordi forti, vivi: sapere che una storia che hai scritto per un lettore è diventata quasi “un’esperienza” che ha vissuto. A questo proposito ti racconto un aneddoto, una cosa meravigliosa che ha scritto una lettrice sul mio gruppo tempo fa. Era a un concerto dei Linkin Park e, quando hanno attaccato Castle of Glass, che è un brano assolutamente magnifico, si è immaginata gli elicotteri che volavano sopra il Mediterraneo, perché è la scena di Free fall che io ho abbinato a quella canzone. Sono un’autrice fortunata: i miei lettori, le mie lettrici mi regalano tante pillole di felicità come queste. 


D: Come ti rapporti con le critiche negative? 

R: Le mando giù. Non fanno piacere a nessuno , credo, ma non si può piacere a tutti.


A me piaci tanto, e ho adorato leggere le tue risposte!
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