sabato 31 ottobre 2026

Recensione di Ludovica - Tu leggi? Io scelgo! - "Il canto di Penelope" di Margaret Atwood

Buongiorno lettori, oggi tocca a Ludovica, per questa rubrica che amo molto, nata dall'idea di Rosaria e ora gestita da me e Chicca. Se vi facesse piacere partecipare fatemi un fischio.


La rubrica, a cadenza mensile, consiste nel leggere un libro recensito da un altro blog partecipante. 

Questa volta ha scelto tra le recensioni di Chicca, e ha scelto questo titolo.
Il libro:
Autrice: Margaret Atwood
Titolo: Il canto di Penelope
Editore: Ponte alle Grazie
Data di pubblicazione: 8 novembre 2018
Pagine: 153

Trama:
Fedele e saggia, Penelope ha atteso per vent'anni il ritorno del marito che, dopo aver vinto la guerra di Troia, ha vagato per il Mar Mediterraneo sconfiggendo mostri e amoreggiando con ninfe, principesse e dee, facendo sfoggio di grande astuzia, coraggio, possanza e notevole fascino, guadagnandosi così una fama imperitura di eroe. E intanto che cosa faceva Penelope, chiusa in silenzio nella sua reggia? Sappiamo che piangeva e pregava per il ritorno del marito, che cercava di tenere a bada l'impulsività del figlio adolescente, che si barcamenava per respingere le proposte dei Proci e conservare così il regno. Ma cosa le passava veramente per la testa? Dopo essere morta e finita nell'Ade, Penelope non teme più la vendetta degli dei e desidera raccontare la verità, anche per mettere a tacere certe voci spiacevoli che ha sentito sul suo conto. La sua versione della storia è ricca di colpi di scena, dipana dubbi antichi e suggerisce nuovi interrogativi, mettendo in luce la sua natura tormentata, in contrasto con la sua abituale immagine di equilibrio e pacatezza. L'autrice di culto Margaret Atwood, con la sua scrittura poetica, ironica e anticonvenzionale, dà voce a un personaggio femminile di grande fascino, protagonista di uno dei racconti più amati della Storia occidentale. 




Come mi capita sempre, nel blog di Francesca è impossibile non trovare qualche titolo che

mi incuriosisca o qualche recensione che mi colpisca talmente tanto da non poter più

rimandare. Aspetto che arrivi “il momento” della Atwood da anni. In realtà io e “Il racconto

dell’ancella” ci guardiamo da lontano da parecchio, ma confesso che finora mi mancava il

coraggio di affrontare un tema così impegnativo, così, non sentendomi ancora pronta, ho

pensato di avvicinarmi a questa autrice con una versione originale dell’Odissea, Il Canto di

Penelope.

Nell’anno in cui è uscita al cinema l’Odissea di Nolan, c’è stato un gran parlare di

quest’opera di cui tutti, anche bambini delle elementari, conoscono a grandi linee la trama,

ma che pochi, pochissimi, possono dire di aver letto dal primo all’ultimo verso. Io sono una

di queste che, pur avendo studiato greco al liceo e pur avendo una figlia che si chiami

Penelope, non ho mai avuto il coraggio di iniziarne una lettura totale. Eppure, dopo aver

visto il film, anche in me è scoppiata la voglia di approfondire un tema che ho sempre

sentito molto vicino ed anche molto mio.

Penelope. Quanti anni ho impiegato a maledirla e amarla contemporaneamente, a

cercare di capire cosa si celasse dietro una figura così pragmatica, ma allo stesso tempo

anche romantica! Detestavo questa donna che per vent’anni aspetta il ritorno del suo

uomo, nonostante aedi e rapsodi insinuassero, come sappiamo a ragione, le molteplici vite

che Odisseo viveva. Con l’età, la mia che avanza, e anche grazie a libri di recente lettura,

ho invece imparato a capire la grande intelligenza dimostrata da Penelope, e non parlo

solo dell’astuzia con cui architetta un piano (fare e disfare la tela) con cui rimandare il

momento della scelta di un pretendente che possa rimpiazzare la figura di Odisseo, da

molti ritenuto morto, mi riferisco in realtà soprattutto alla forza e alla tenacia da lei

dimostrate, per tenere e mantenere saldo il potere.

L’originalità di cui dobbiamo ringraziare la Atwood è senz’altro aver dato voce ad una

figura che per secoli era stata lasciata sul fondo di un racconto, come è successo ad ogni

figura femminile della mitologia, in realtà. Attraverso le sue parole, espresse con ironia e

sagacia, troviamo l’affermazione, invece, di una figura che sa andare molto al di là della

donna fedele che aspetta il ritorno dalla guerra del marito. La Penelope che ci presenta la

Atwood risente inevitabilmente di una visione femminista del personaggio, emerge

un’acredine nei confronti del mondo maschile che a me è sembrata, in alcuni passi, più

una forzatura contemporanea che una lettura reale di un’epoca in cui, malauguratamente,

una donna aveva poca voce in capitolo per qualsiasi tipo di scelta, soprattutto nello

scegliersi il marito!

Il coro delle dodici ancelle, uccise da Odisseo e Telemaco, con cui la Atwood intervalla i

capitoli, mi hanno colpito molto per la violenza e la brutalità delle parole, ma sono

sicuramente lo specchio più reale e silenzioso di voci inascoltate e messe a tacere.

Voto: 3*

L'avete letto?
Le altre recensioni
Grazie Chicca per la grafica

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