Trama
Mi avevano
avvisato di procurarmi dei fazzoletti, possibilmente più di un solo pacchetto,
ed io che subodoravo che ne avrei avuto bisogno, ho aspettato ben cinque anni
per decidermi a leggerlo. Perché mi conosco. Perché so che la scrittura ha il
grande potere di sconvolgere la mia esistenza. Perché da quando sono diventata
madre, mi sono accorta di avere difficoltà a leggere storie in cui i figli si
stanno, diciamo, preparando alla separazione da un genitore.
Intanto vorrei ringraziare Chiara Ropolo, perché anni fa fu proprio lei ad ispirare l’acquisto di questo romanzo e poi la vita, che come dico sempre ultimamente, non fa mai niente per caso, mi ha assegnato il suo blog da cui scegliere.
Questo è un libro per ragazzi, e per ribadire un concetto in cui credo fermamente, lungi da me pensare che questa categoria sia “facile” o addirittura “per tutti”. Un libro per Ragazzi può essere profondo, proprio come un romanzo della grande distribuzione e può causare delle fitte di dolore proprio come qualsiasi altra categoria. Anzi, generalmente, il fatto che con bambini e ragazzi si deve essere chiari, scegliendo con ancora maggiore cura le parole che si utilizzano, permette all’autore di arrivare al punto, senza tanti giri di parole o inutili orpelli. Sarà per questo che ami tanto questa categoria?
Al centro della narrazione un tema impattante ed anche importante: la perdita e la paura della perdita. È Conor, un ragazzino di 12 anni, che ci introduce nella malattia della madre e lo fa come un ragazzino di 12 anni che ha già visto la madre soffrire per un tumore, ma che l’ha vista salvarsi e non si rende, quindi, conto di cosa possa esserci di diverso dalla volta precedente. Che le recidive, a volte, non lasciano spazio alla speranza. Ma Conor ha bisogno di mantenere un barlume di luce nella sua vita, già si trova a dover vivere senza il padre, trasferitosi in un’altra nazione con un’altra famiglia, già si vede arrivare a casa la nonna materna, che però non ha nulla della dolcezza della madre, che ha bisogno di pensare che per la madre ci sia salvezza.
E se la sua bocca continua a dirsi che la madre riuscirà a curarsi anche stavolta, il suo lato più nascosto e più vero, invece, dà libero sfogo alla sua paura di perderla. E non è che questo forte Sentimento appartenga solo ai ragazzi, ma gli adulti mettono su con gli anni, una maschera che nasconde le paure più torbide, Conor, invece, sa benissimo quale sia la sua Verità, ma permette al lettore di svelarla quando anche per lui diventa chiara.
Nelle ultime pagine sono riuscita a sciogliere tutti i nodi che mi si erano impigliati in gola: era impossibile non farsi coinvolgere dai sussulti di un ragazzino che ha sempre saputo, ma che non voleva vedere la Verità.
Ho perso una mia grande amica due anni fa, per un tumore, e quando stringo tra le braccia l’ultimo dei suoi quattro figli, che oggi ha sei anni, gli sussurro di non avere paura, che la sua mamma è rimasta accanto a lui e che ha lasciato un pezzo di sé in ognuno di loro. Ecco, in quelle ultime righe avrei voluto poter fare lo stesso con Conor.
Voto: 5*






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