lunedì 29 giugno 2026

Recensione di Ludovica - Tu leggi? Io scelgo! - "Isola di neve" di Valentina D'Urbano

 Buongiorno lettori, oggi tocca a Ludovica, per questa rubrica che amo molto, nata dall'idea di Rosaria e ora gestita da me e Chicca. Se vi facesse piacere partecipare fatemi un fischio.


La rubrica, a cadenza mensile, consiste nel leggere un libro recensito da un altro blog partecipante. 

Questa volta ha scelto tra le recensioni di Francesca, e ha scelto questo titolo.
Il libro:
Autrice: Valentina D'Urbano
Titolo: Isola di neve
Editore: Longanesi
Data di pubblicazione: 13 settembre 2018
Pagine: 509

Trama:
2004. A ventotto anni, Manuel si sente già al capolinea: un errore imperdonabile ha distrutto la sua vita e ricominciare sembra impossibile.
L’unico suo rifugio è Novembre, l’isola dove abitavano i suoi nonni. Sperduta nel mar Tirreno insieme alla sua gemella, Santa Brigida – l’isoletta del vecchio carcere abbandonato –, Novembre sembra il posto perfetto per stare da solo. Ma i suoi piani vengono sconvolti da Edith, una giovane tedesca stravagante, giunta sull’isola per risolvere un mistero vecchio di cinquant’anni: la storia di Andreas von Berger – violinista dal talento straordinario e ultimo detenuto del carcere di Santa Brigida – e della donna che, secondo Edith, ha nascosto il suo inestimabile violino. L’unico indizio che Edith e Manuel hanno è il nome di quella donna: Tempesta.
1952. A soli diciassette anni, Neve sa già cosa le riserva il futuro: una vita aspra e miserabile sull’isola di Novembre. Figlia di un padre violento e nullafacente, Neve è l’unica in grado di provvedere alla sua famiglia. Tutto cambia quando, un giorno, nel carcere di Santa Brigida viene trasferito uno straniero. La sua cella si affaccia su una piccola spiaggia bianca e isolata su cui è proibito attraccare. È proprio lì che sbarca Neve, spinta da una curiosità divorante. Andreas è il contrario di come lo ha immaginato. È bellissimo, colto e gentile come nessun uomo dell’isola sarà mai, e conosce il mondo al di là del mare, quel mondo dove Neve non è mai stata. Separati dalle sbarre della cella, i due iniziano a conoscersi, ma fanno un patto: Neve non gli dirà mai il suo vero nome. Sarà lui a sceglierne uno per lei.
Sullo sfondo suggestivo e feroce di un’isola tanto bella quanto selvaggia, una storia indimenticabile. Con la travolgente forza espressiva che da sempre le è propria, Valentina D’Urbano intreccia passato e presente in un romanzo che esalta il valore e la potenza emotiva dei ricordi, e invita a scoprire che, per essere davvero se stessi, occorre vivere il dolore e l’amore come due facce di una stessa medaglia.



Non so come riuscirò a scrivere questa recensione, se solo per riaprire il libro e prendere spunto dalle molteplici frasi che ho sottolineato, mi sono trovata con le lacrime che mi scendevano sul viso.


Acquistato nel 2019, ma fino a quando non l’ho trovato tra le recensioni di Francesca Ostili, non avevo più avuto il coraggio di prenderlo in mano. Ultimamente subisco libri troppo lunghi (512 pagine mi sembravano infinite), storie che parlino di amori che restano attaccati al cuore, ma che devi fingere di non aver mai vissuto e anche la scrittura di Valentina D’Urbano, che ho imparato ad amare, ma anche ad assaporare a piccoli sorsi.


L’ho terminato ieri sera e mi sono imposta di scrivere le prime reazioni subito, senza darmi il tempo di metabolizzare nulla, anche se ne uscirà fuori un condensato di frasi sconnesse ed emozioni contorte.


Credo che questo sarà uno di quei libri che resteranno per sempre incastrati tra cuore e mente, ma se poi guardo ad ogni testo letto finora della D’Urbano, mi trovo a pensare che ogni suo romanzo è stato una coltellata allo stomaco e che, chi per un’immagine, chi per delle frasi o per uno stato d’animo, ognuno di loro ha lasciato qualcosa di significativo in me.


La storia si svolge in un arco temporale che va dal 1952, in cui conosciamo Neve e Andreas, e quello attuale, cioè il 2004, in cui i protagonisti sono invece, Edith e Manuel. Generalmente patisco un po’ i romanzi in cui le due epoche si intervallino, perché, mi sono accorta con l’esperienza, che alla fine sono quasi sempre più interessata alla storia più recente e tendo a “leggicchiare” la più lontana. Ecco. Prima grande rivoluzione operata in me dalla D’Urbano: sono rimasta incollata alle pagine e le ho vissute come se fosse un’unica storia, e per assurdo, non vedevo l’ora di entrare nel carcere e ascoltare la musica di Andreas che aveva irrimediabilmente affascinato Neve.


Come si evince agilmente dalla sinossi, la storia si articola attorno ad un mistero da risolvere: la scomparsa di un violino e l’idea strampalata che possa essere stato nascosto in una piccola isola del Tirreno. Non voglio assolutamente soffermarmi su quanto sia valido l’intreccio o quanto il mistero di un carcere abbandonato, su un’isola ancora più solitaria, possa scatenare la fantasia del lettore, vorrei, invece, gridare a gran voce quanto Valentina D’Urbano, con una scrittura asciutta e sensibile, sappia entrare nell’animo umano. Ci ha abituato a personaggi tormentati ed ostici, di quelli che poi, quando ti entrano dentro, non escono più, e non è da meno, in prima battuta, la nostra Neve, con un soprannome così etereo da ricordare i suoi capelli biondi, quasi bianchi, ma con una tempra forte come le rocce dell’isola di Santa Brigida. Neve è un personaggio che non si dimentica, non si può prescindere dalla sua tenacia nel mantenersi viva, nonostante le percosse che riceve quotidianamente dal padre, e solo perché lei non riesce ad abbassare la testa e dire quel , che la metterebbe al riparo dalla frustrazione del genitore. Neve affronta ogni tipo di pericolo, anche quello di innamorarsi, lei così giovane e insieme così matura, ma totalmente ignara di quanto l’amore possa sconvolgere una mente, un cuore, una vita. La sua.


In più parti mi ha fatto tenerezza questa indomabile ragazza, che riesce a solcare il mare in tempesta ed arrampicarsi per sentieri impervi, ma che poi diventa così vulnerabile di fronte alla musica e all’amore.

Neve porterà il ricordo, e non solo, di un amore vero e viscerale, nel profondo di se stessa, per tutta la vita, con fedeltà e costanza, insegnandoci che l’amore può tutto. Sempre. Anche quando ci siano delle barriere insormontabili, anche quando tutto sembra remare contro l’essenza stessa di un sentimento così grande, che poi non è nient’altro che l’amore.


Vorrei poter dire che questo romanzo, che mi ha davvero sconquassato in più parti, sia stata una piacevole scoperta, ma in realtà, ormai, posso dire, con assoluta tranquillità, che la D’Urbano sia diventata per me una vera certezza. So che dai suoi personaggi riceverò forza e debolezza, sensibilità e sfacciataggine, che la sua scrittura riuscirà a smuovere emozioni nascoste e segrete, che le sue storie sedimenteranno dentro di me, fino ad esplodere in ricordi ed immagini continui.


Mi conforta sapere che ci siano ancora dei libri della D’Urbano da conoscere ed esplorare, perché ormai so che la sua scrittura mi porterà a fare un viaggio dentro di me che non ha eguali.

Voto: 4.5*



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