Non so come riuscirò a scrivere questa recensione, se solo per riaprire il libro e prendere spunto dalle molteplici frasi che ho sottolineato, mi sono trovata con le lacrime che mi scendevano sul viso.
Acquistato nel 2019, ma fino a quando non l’ho trovato tra le recensioni di Francesca Ostili, non avevo più avuto il coraggio di prenderlo in mano. Ultimamente subisco libri troppo lunghi (512 pagine mi sembravano infinite), storie che parlino di amori che restano attaccati al cuore, ma che devi fingere di non aver mai vissuto e anche la scrittura di Valentina D’Urbano, che ho imparato ad amare, ma anche ad assaporare a piccoli sorsi.
L’ho terminato ieri sera e mi sono imposta di scrivere le prime reazioni subito, senza darmi il tempo di metabolizzare nulla, anche se ne uscirà fuori un condensato di frasi sconnesse ed emozioni contorte.
Credo che questo sarà uno di quei libri che resteranno per sempre incastrati tra cuore e mente, ma se poi guardo ad ogni testo letto finora della D’Urbano, mi trovo a pensare che ogni suo romanzo è stato una coltellata allo stomaco e che, chi per un’immagine, chi per delle frasi o per uno stato d’animo, ognuno di loro ha lasciato qualcosa di significativo in me.
La storia si svolge in un arco temporale che va dal 1952, in cui conosciamo Neve e Andreas, e quello attuale, cioè il 2004, in cui i protagonisti sono invece, Edith e Manuel. Generalmente patisco un po’ i romanzi in cui le due epoche si intervallino, perché, mi sono accorta con l’esperienza, che alla fine sono quasi sempre più interessata alla storia più recente e tendo a “leggicchiare” la più lontana. Ecco. Prima grande rivoluzione operata in me dalla D’Urbano: sono rimasta incollata alle pagine e le ho vissute come se fosse un’unica storia, e per assurdo, non vedevo l’ora di entrare nel carcere e ascoltare la musica di Andreas che aveva irrimediabilmente affascinato Neve.
Come si evince agilmente dalla sinossi, la storia si articola attorno ad un mistero da risolvere: la scomparsa di un violino e l’idea strampalata che possa essere stato nascosto in una piccola isola del Tirreno. Non voglio assolutamente soffermarmi su quanto sia valido l’intreccio o quanto il mistero di un carcere abbandonato, su un’isola ancora più solitaria, possa scatenare la fantasia del lettore, vorrei, invece, gridare a gran voce quanto Valentina D’Urbano, con una scrittura asciutta e sensibile, sappia entrare nell’animo umano. Ci ha abituato a personaggi tormentati ed ostici, di quelli che poi, quando ti entrano dentro, non escono più, e non è da meno, in prima battuta, la nostra Neve, con un soprannome così etereo da ricordare i suoi capelli biondi, quasi bianchi, ma con una tempra forte come le rocce dell’isola di Santa Brigida. Neve è un personaggio che non si dimentica, non si può prescindere dalla sua tenacia nel mantenersi viva, nonostante le percosse che riceve quotidianamente dal padre, e solo perché lei non riesce ad abbassare la testa e dire quel sì, che la metterebbe al riparo dalla frustrazione del genitore. Neve affronta ogni tipo di pericolo, anche quello di innamorarsi, lei così giovane e insieme così matura, ma totalmente ignara di quanto l’amore possa sconvolgere una mente, un cuore, una vita. La sua.
In più parti mi ha fatto tenerezza questa indomabile ragazza, che riesce a solcare il mare in tempesta ed arrampicarsi per sentieri impervi, ma che poi diventa così vulnerabile di fronte alla musica e all’amore.
Neve porterà il ricordo, e non solo, di un amore vero e viscerale, nel profondo di se stessa, per tutta la vita, con fedeltà e costanza, insegnandoci che l’amore può tutto. Sempre. Anche quando ci siano delle barriere insormontabili, anche quando tutto sembra remare contro l’essenza stessa di un sentimento così grande, che poi non è nient’altro che l’amore.
Vorrei poter dire che questo romanzo, che mi ha davvero sconquassato in più parti, sia stata una piacevole scoperta, ma in realtà, ormai, posso dire, con assoluta tranquillità, che la D’Urbano sia diventata per me una vera certezza. So che dai suoi personaggi riceverò forza e debolezza, sensibilità e sfacciataggine, che la sua scrittura riuscirà a smuovere emozioni nascoste e segrete, che le sue storie sedimenteranno dentro di me, fino ad esplodere in ricordi ed immagini continui.
Mi conforta sapere che ci siano ancora dei libri della D’Urbano da conoscere ed esplorare, perché ormai so che la sua scrittura mi porterà a fare un viaggio dentro di me che non ha eguali.
Voto: 4.5*






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