La rubrica avrà cadenza casuale e Jules darà il suo parere irriverente stroncando un libro che non le è piaciuto.
Il libro:
Lewis Ellsworth, figlio del Duca di Buccleuch, è attento a tenere i suoi incontri sessuali lontano dagli ambienti aristocratici. All’inizio del suo secondo anno a Cambridge, però, scopre che il ragazzo con cui si è intrattenuto in un pub è uno studente del suo stesso college. Intelligente, affascinante ed eccentrico, William Chase entra nella sua vita come un tornado, scuotendo certezze e intenzioni.
Due studenti privilegiati, colti e raffinati, ubriachi di arte e letteratura, ebbri di emozioni e ambizioni.
Ma in una società in cui persino al Re non è permesso scegliere di chi innamorarsi, Lewis e William vivono un amore diverso, vietato e voluto, doloroso e intenso, nascosto agli occhi del mondo.
Una storia fatta di coraggio, segreti, passione e contrasti, di crescita e conflitto alla ricerca di una Wonderland nascosta dietro specchi di ipocrisia. Due vite che si incrociano e si salvano, due anime destinate a rincorrersi e perdersi sullo sfondo dell’Europa del secolo scorso. Un’Europa controversa stuprata dalla guera, in cui l’amore crea più scandalo dell’odio, in cui credere alle favole sembra quasi impossibile, ma è l’unica via d’uscita.
Perché, forse, Wonderland non è un dove, ma un quando.
Ci rincorrevamo come sabbia in una clessidra e niente si andava a perdere mai; pieni davvero, solo se insieme
Solo che allora, stretta nei nostri corpi, la felicità pensavamo di poterla tenere con noi per sempre, marchiandocela addosso come l’amore sulla vita.
COME ANIMA MAI ovvero la storia d’amore che non vorrei
Pare che scrivere recensioni sia come andare in bicicletta: non puoi dimenticare come si faccia... vediamo se è vero.
Credo sia doveroso cominciare con un disclaimer: ho ricevuto questo libro dalla Comandante che me l’ha regalato in modo del tutto disinteressato ormai quasi cinque anni fa, più o meno quando ancora se ne parlava molto. E devo ammettere che il titolo romantico come un sospiro e la leggerezza che ispirava quell’aeroplanino di carta sulla copertina (tralasciando l’arcobaleno sgargiante sull’ala che mi ricorda tuttora le copertine inguardabili della serie di After) mi avevano attirata; d’altro canto, era un romanzo che stava avendo talmente tanta popolarità che mi era passata la voglia di leggerlo.
Evidentemente, però, era proprio destinato a me, visto in che modo mi ha raggiunta... e quando arriva un velato ordine dalla Comandante non si può non obbedire, giusto?
L’avevo letto questo mattone di romanticismo, questo tomo di cultura questo... ok, la smetto. Avrei dovuto recensirlo allora, ma ho avuto degli anni decisamente impegnativi e mi sono tenuta stretta l’intenzione di farlo appena mi fosse stato possibile. Il tempo però è passato, ora sono qui e per adempiere al mio dovere mi sono dovuta anche sobbarcare la rilettura. Non è stato facile, davvero, ma finalmente sono pronta per darvi le mie impressioni.
E, per chi durante la mia assenza se lo fosse dimenticato, ricordate che sono avvezza agli SPOILER!
Romanzo storico? Forse no
Dopo la prima lettura avrei detto che un punto a favore di questo romanzo fosse indubbiamente lo stile perché mi sembrava scritto piuttosto bene, anche se non mi sembrava si potesse definire uno storico. Oggi il mio parere in merito è cambiato e direi piuttosto che è scritto bene per essere una fanfiction visto che i congiuntivi sono tutti a posto e il linguaggio è forbito, ma resta pur sempre una fanfiction e la struttura si si percepisce. L’impressione che ho avuto passando da un capitolo all’altro è che fossero come scollegati, come se ci fosse un taglio netto tra un episodio e l’altro, come puntate di una serie tv dove intuisci la continuità della storia ma hai in mezzo le sigle che ti dicono ehi, guarda che per oggi è finita!
Tornando alla definizione di romanzo storico, direi che non sono proprio d’accordo: questo è un romanzo ambientato in un determinato periodo storico, punto. Ci sono un sacco di occasioni perse per trasformarlo in un romanzo storico, partendo dal fatto che è ambientato a Cambridge in un periodo in cui tra i corridoi si aggirava nientemeno che Alan Touring, personaggio la cui reale importanza è stata oscurata dal fatto che fosse omosessuale. Perché inserirne solo una microscopica menzione, visto che condivideva l’orientamento sessuale (e i problemi che ne derivavano in quel periodo) con i protagonisti? Forse perché non si poteva trasformarlo in un membro degli One Direction e quindi non poteva avere un ruolo in questa voluminosa fanfiction? Forse.
Per avere un assaggio di storia dobbiamo anche avere una dose di pazienza pari a poco più di 500 pagine (su 724!) dove entra in scena uno dei grandi mostri del XX secolo: la Seconda guerra mondiale, con accenni ad alcune battaglie e i campi di prigionia. Ammetto che il modo in cui è stata gestita questa parte non mi è piaciuto per niente, e aver già sperimentato contenuti simili su Wattpad e piattaforme del genere non ha diminuito lo schifo che mi ha procurato veder presentate certe situazioni come pretesto per scene romantiche o un po’ piccanti. Sarò moralista, cosa posso dirvi, d’altra parte se hanno criticato Benigni per La Vita è Bella, non vedo perché io dovrei farmi andare bene questa roba.
La Nobiltà
Se penso a un nobile inglese, il primo che mi viene in mente è il signor Darcy. Se penso a un nobile inglese “volgare” penso a Lord Henry Wotton (prendo atto che oggi ho una fissa per i personaggi interpretati da Colin Firth...). I giovani nobili presentati qui devono essere usciti da un universo storico parallelo, dove la crema della società è costituita da individui con l’eleganza verbale di uno scaricatore di porto ubriaco perso e pruriti da adolescenti ormonizzati. Immagino che la colpa sia da attribuire alla repressione imposta dalle regole sociali e alla ribellione tipica degli adolescemi (anche se credo che in questo caso, almeno anagraficamente, i protagonisti dovrebbero aver già superato l’adolescenza).
Possiamo dare un’occhiata più da vicino ai rappresentanti di questa raffinata élite, nonché protagonisti del romanzo?
Lewis è il primo, voce narrante della storia e una vera e propria principessa sul pisello: dovunque sia, trova un motivo per stare scomodo e guastare la giornata a chiunque. Viziato, egoista, egocentrico ed egoriferito, mai in pace con sé stesso e per questo sempre pronto a mettere in difficoltà chi gli sta più vicino. Ha anche una passione per chi parla francese: quando lo fa Will lui reagisce come Jamie Lee Curtis in Un Pesce di Nome Wanda. E se non vi bastano le belle qualità elencate fin qui, aggiungiamone un altro paio. Tipo la gelosia. Potrebbe mancare la gelosia in una meravigliosa storia d’amore come questa? Certo che no!
Inoltre, secondo me, Lewis è profondamente misogino: lo si nota nel suo odio viscerale nei confronti della fidanzata nei cui confronti ha atteggiamenti che mi hanno fatto talmente tanto schifo da farmi venire la nausea.
Will l’ineffabile è l’altro protagonista. Lui sembra la perfezione incarnata, nominate una cosa (da nobile) e lui la sa fare. Giovane, alto, bei capelli, begli occhi (su questi ci torniamo più tardi, mettetevi un appunto), bel fondoschiena (è ribadito in diverse occasioni). Misterioso, schivo, molto intelligente, sa dibattere di filosofia, politica e chissà che altro, sa leggere il labiale, suona divinamente il pianoforte, ha una grande cultura e ha carisma... il che compensa la pressoché totale mancanza di queste caratteristiche in Lewis. Will ha anche un albero genealogico più intricato di quello di Keanu Reeves e ammetto che a un certo punto ho smesso di cercare una logica o provare a ricordare chi venisse da dove: America, Francia, Germania, Gran Bretagna, India...
Ci sono anche alcuni amici che compaiono molto marginali rispetto a questi due e davvero poco rilevanti nell’economia della storia, comparse messe lì solo per dare una particina anche agli altri membri del gruppo.
Ci vorrebbe un esorcismo
Come ho già accennato sopra, questo libro nasce da una fanfiction che ha come protagonisti i membri degli One Direction. Io ho dovuto fare un giro sul profilo Instagram dell’autrice per averne la conferma, ma l’avevo sospettato quando la suggestione di certe dinamiche ha cominciato ad essere troppo familiare: ben presto mi sono trovata a pensare, con orrore, “Hardin Scott, esci da questo libro!”
Non posso fare a meno di domandarmi, come già era successo con After, cosa ci sia di romantico in queste dinamiche tossiche, nella gelosia opprimente e spesso ingiustificata, nelle ripicche fatte apposta per “punire” qualcosa che l’altro potrebbe aver fatto. Al confronto, Romeo e Giulietta comincia a sembrarmi davvero una storia romantica.
Gran parte del libro è costituita da litigi e riconciliazioni, che non ho avuto l’impressione riflettessero una crescita dei personaggi, solo un baloccarsi con qualche dramma per poi descrivere le bollenti riconciliazioni.
Un altro aspetto che mi ha lasciata perplessa è la quantità abnorme di citazioni, partendo dalla faccenda di Wonderland (giuro, più ci penso, più mi sembra che mi sfugga il senso), per arrivare alle citazioni letterarie utilizzate come messaggi d’amore scambiati dai due attraverso i libri; questa scelta mi ha rimandato un’immagine mentale piuttosto precisa: le Smemo straripanti dei tempi del liceo, quelle che a fine anno non contenevano più compiti, ma colori, ricordi, collage di foto e immagini, frasi strappalacrime e, magari, qualche insulto più o meno velato ai professori.
So di non avere raccontato molto della trama ma, onestamente, non ho trovato qualcosa che valga davvero la pena di essere raccontato. So che il libro ha avuto talmente tanto successo da essere stato addirittura ripubblicato da Mondadori con un’edizione speciale illustrata e rilegata, immagino che ad oggi abbia ancora moltissime persone che lo amano e lo citano e sognano nuove avventure per i protagonisti.
Nonostante non mi sia piaciuto, però, lo scorso anno ho voluto dare una seconda occasione all’autrice e ho letto anche la sua più recente opera, Hamartia. Bhe, magari ne parliamo in un’altra occasione, se vi va.
Prima di salutarci, avevamo lasciato una cosa in sospeso: vi ricordate l’appunto che vi avevo chiesto di prendere riguardo gli occhi di Will? Bene, vorrei che prendeste il catalogo Pantone per cercare a cosa corrisponda il colore del sesso, perché pare che gli occhi di Will abbiano proprio quel colore. Se riuscite a trovarlo, fatemelo sapere nei commenti qui sotto, perché per me è ancora un mistero.




Adoro. Adoro. Adoro. Mi sei mancata Jules.
RispondiEliminaGrazie, Chicca! ❤️
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