mercoledì 30 settembre 2026

Recensione di Ludovica - Tu leggi? Io scelgo! - "Dentro soffia il vento" di Francesca Diotallevi

 Buongiorno lettori, oggi tocca a Ludovica, per questa rubrica che amo molto, nata dall'idea di Rosaria e ora gestita da me e Chicca. Se vi facesse piacere partecipare fatemi un fischio.


La rubrica, a cadenza mensile, consiste nel leggere un libro recensito da un altro blog partecipante. 

Questa volta ha scelto tra le recensioni di Erica, e ha scelto questo titolo.
Il libro:
Autrice: Francesca Diotallevi
Titolo: Dentro soffia il vento
Editore: Beat
Data di pubblicazione: 3 ottobre 2025 (riedizione)
Pagine: 224

Trama:
In una conca tra le montagne della Valle d’Aosta è adagiato il borgo di Saint-Rhémy: una striscia di case di pietra dominate da un campanile. Tra i boschi silenziosi che circondano il villaggio vive Fiamma, la ragazza dai capelli rossi davanti alla quale tutti abbassano lo sguardo. Di lei si sussurra che faccia gelare i raccolti, tolga il latte alle vacche e possa addirittura scuotere la montagna: ma è da lei che, al calare della notte, ogni anima del villaggio si reca in segreto. Come faceva sua madre, Fiamma prepara decotti per curare ogni male: infusi d’erbe che, in bocca alla gente del borgo, diventano pozioni di una strega che ha venduto l’anima al diavolo. Da quando Raphaël Rosset, il suo unico amico, è partito per la Grande Guerra senza fare ritorno, la solitudine la divora lentamente. Così, ogni sera alla stessa ora, Fiamma si spinge al limitare del bosco, a guardare da lontano la fattoria dei Rosset prima di rituffarsi nel buio della notte. Ma qualcun altro guarda lei da lontano: Yann, che non sa perdonarsi di non essere partito per il fronte insieme a suo fratello Raphaël. Finché un giorno di vento scompiglia la pace apparente, portando in paese un gruppo di nomadi: capelli d’inchiostro e sopracciglia come ali di corvo, uomini e donne con addosso l’odore di terre lontane. Hanno accenti misteriosi e, per vivere, riparano pentole. La gente li chiama zingari stagnini e a Saint-Rhémy nessuno ha dimenticato l’ultima volta che gli stranieri si sono accampati tra quelle montagne.



 Difficile commentare, consigliare o semplicemente parlare di un romanzo che in circa duecento pagine o poco più, sia riuscito a concentrare talmente tante emozioni da lasciarmi senza fiato.

Scrittrice sconosciuta per me, ed è forse proprio questo del mio approccio alla lettura che preferisco: non avere pregiudizi e farmi guidare, a volte, da un titolo o un’immagine, senza neanche sapere di cosa parli o chi sia l’autore.

La scrittura mi ha conquistato dalle primissime battute, pur trattandosi di una storia a più voci, che generalmente non amo del tutto, anzi.

Grande protagonista è la montagna, i segreti che custodisce gelosamente, i messaggi che non tutti sanno cogliere, profumi e rumori inconfondibili per chi ci è nato, ma sconosciuti e potenzialmente pericolosi per gli stranieri che ci arrivano per caso, o per vocazione, come Agape.

In pochi capitoli dedicati ad ogni personaggio, la scrittrice è riuscita, con una scrittura senza fronzoli e orpelli, a dare spessore psicologico e una voce vivida e toccante ad ognuno di loro. Impossibile restare impassibili di fronte alla titubanza di don Agape per la propria fede, al dolore di Yann per un fratello morto in guerra e un amore che non riesce a manifestare, ai sentimenti contrastanti di Raphael e alla caparbia libertà che Fiamma dimostra ai suoi concittadini, che la credono una strega di giorno, ma che di notte la cercano per permettere alle sue piante e alle sue erbe di curarli.

È solo una storia di amicizia, d’amore, di fede, di guerra, di montagna, di superstizione, di montagna? È tutto questo sì, ma anche molto di più.

È una storia di attaccamento, alle cose che contano davvero nella vita delle persone: il sentirsi a casa in un bosco, proprio ai piedi di una montagna che ti ha tradito sì, ma che è la tua casa, l’unica che vorresti abitare.

È una fede, che non si professa dal pulpito di una chiesa, ma che si manifesta nell’aiuto concreto, proprio nel momento del bisogno. È un Dio che sembra lontano, ma che poi si vede in una mano che si tende e un cuore che si apre all’amore dell’altro, dove fino a quel momento c’erano stati solo paura e pettegolezzi sterili.

È un’amicizia, nata sulla riva di un fiume tra una ragazzina dai capelli rossi, lasciata quasi sola ai confini di un paese che non la conosce ma la giudica diversa, e tra un ragazzino, vivace e buono, che in lei ha sempre visto, forse, più di una compagna di giochi e avventure.

È la guerra, la Prima Guerra Mondiale, che porta via braccia forti e necessarie alla dura vita di montagna, dove anche le persone somigliano alle Alpi: chiuse, silenziose e abituate alla fatica.

È un amore, tra due ragazzi che hanno fatto del tutto per restare lontani, chiusi ognuno nel proprio dolore, per nascondere, anche a se stessi, un sentimento ingombrante e profondo. Due persone che si erano guardate con limpidezza negli occhi, riconoscendosi, ma che per anni avevano preferito che l’odio parlasse per loro. Ma poi, come dico sempre, l’amore trova sempre il modo di farci capitolare e arrendere di fronte all’evidenza: l’Amore può tutto.

È una storia di persone semplici, che vivono di poco e con poco, ma che conservano la capacità di essere genuini, anche nella loro chiusura mentale. È una storia che arriva davvero nel profondo, anche adesso che sto rileggendo le frasi sottolineate, mi trovo ad asciugare lacrime che sono cadute, senza che neanche me ne rendessi conto.

Il potere della scrittura, secondo me, è parlare di sentimenti e persone ed eventi che segnano la vita, come la morte, il dolore, la paura, le ferite, e sapere arrivare alla parte più intima di noi stessi. Non serve sempre suspense o scene ad effetto o cliffhanger che tolgano il fiato, per scaturire l’attenzione, basta parlare al lettore in maniera schietta e sincera.

E Francesca Diotallevi lo fa con facilità e semplicità, le sue parole sono autentiche e profonde, l’intreccio che ha creato intelligente e concreto, l’ambiente giusto per sentire che “dentro soffia il vento”. Il vento soffia, l’importante è, forse, solo aprire il cuore alla sua voce.

Voto: 4.5*



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Grazie Chicca per la grafica

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