Buongiorno lettori, appuntamento con la rubrica nata da un'idea di Rosaria, gestita da me e Chicca, che adoro sempre di più.
La rubrica, a cadenza mensile, consiste nel leggere un libro recensito da un altro blog partecipante.
L'ordine di scelta è casuale, abbiamo usato random.org e questa volta mi è capitata Ludovica.
Tra i suoi libri ho scelto questo, curiosa di uscire un po' dalla mia comfort zone.
Il libro:
Autore: Daniele Mencarelli
Titolo: Tutto chiede salvezza
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 10 ottobre 2023
Pagine: 204
Trama:
Ha vent'anni Daniele quando, in seguito a una violenta esplosione di rabbia, viene sottoposto a un TSO: trattamento sanitario obbligatorio. È il giugno del 1994, un'estate di Mondiali.
Al suo fianco, i compagni di stanza del reparto psichiatria che passeranno con lui la settimana di internamento coatto: cinque uomini ai margini del mondo. Personaggi inquietanti e teneri, sconclusionati eppure saggi, travolti dalla vita esattamente come lui. Come lui incapaci di non soffrire, e di non amare a dismisura.
Dagli occhi senza pace di Madonnina alla foto in bianco e nero della madre di Giorgio, dalla gioia feroce di Gianluca all'uccellino resuscitato di Mario. Sino al nulla spinto a forza dentro Alessandro.
Accomunati dal ricovero e dal caldo asfissiante, interrogati da medici indifferenti, maneggiati da infermieri spaventati, Daniele e gli altri sentono nascere giorno dopo giorno un senso di fratellanza e un bisogno di sostegno reciproco mai provati. Nei precipizi della follia brilla un'umanità creaturale, a cui Mencarelli sa dare voce con una delicatezza e una potenza uniche.
Dopo l'eccezionale vicenda editoriale del suo libro di esordio - otto edizioni e una straordinaria accoglienza critica (premio Volponi, premio Severino Cesari opera prima, premio John Fante opera prima) -, Daniele Mencarelli torna con una intensa storia di sofferenza e speranza, interrogativi brucianti e luminosa scoperta. E mette in scena la disperata, rabbiosa ricerca di senso di un ragazzo che implora salvezza: "Salvezza. Per me. Per mia madre all'altro capo del telefono. Per tutti i figli e tutte le madri. E i padri. E tutti i fratelli di tutti i tempi passati e futuri. La mia malattia si chiama salvezza".
Tutto molto bello davvero, tutto giusto, ma mi sembrava di guardare uno show, un elenco di come è la realtà e di come invece non dovrebbe essere. Troppa retorica, io la soffro un po’.
Quando si parla di salute mentale è sempre difficile non cadere in queste dinamiche, immagino che non sia facile, ma a me tutta questa compassione, mascherata da aiuto, non è piaciuta.
Non mi è piaciuto il libro, forse ho un’altra visione di come si dovrebbe parlare di disagio mentale, forse non ne so abbastanza e quindi non capisco, ma ho trovato noiosa ed esagerata questa storia, non mi ha regalato le emozioni di cui ho letto nelle recensioni, ma ho trovato soprattutto fastidio per l’abilismo presente praticamente in ogni pagina. L’ambientazione al passato credo che in questo non abbia aiutato, in effetti nel giro di poco più di dieci anni le cose sono, per fortuna, un pochino cambiate.
Anche le espressioni dialettali non mi hanno facilitato il compito, ma capisco che questo sia un mio di limite.
Per fortuna è corto, ora guarderò la serie Netflix (mi serve per una challenge) così potrò capire se sia un problema di storia (come credo) o di scrittura.
Per fortuna è corto, ora guarderò la serie Netflix (mi serve per una challenge) così potrò capire se sia un problema di storia (come credo) o di scrittura.
Grazie a Chicca per la grafica





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