giovedì 6 agosto 2020

Recensione "Il morso della vipera" di Alice Basso

Autrice: Alice Basso
Titolo: Il morso della vipera
Editore: Garzanti
Data di pubblicazione: 2 luglio 2020
Pagine: 302

Trama:
«Ogni mattina Anita si accomoda alla Olivetti e digita digita digita. Le storie che deve trascrivere sono belle. Anita coi personaggi entra subito in confidenza. Tempo due racconti e le sembra di conoscerli da una vita. In ogni storia il protagonista di turno si ritrova in un agguato, in una sparatoria, in una rissa. E Anita ormai lo sa che il personaggio ne uscirà intero, o perlomeno con buone prospettive di ripresa, perché sono racconti seriali, giusto? Mica lo fai crepare, il protagonista che deve tornare ancora e ancora, ci arriverebbe anche un cretino; eppure a ogni lama di coltello che balugina nel buio di un vicolo, a ogni sguardo nero dell’occhio cavo della canna di una pistola, a ogni sagoma minacciosa che si staglia contro la porta di una bisca, Anita trasale e digita più in fretta per vedere come andrà a finire.»

Il suono metallico dei tasti risuona nella stanza. Seduta alla sua scrivania, Anita batte a macchina le storie della popolare rivista Saturnalia: racconti gialli americani, in cui detective dai lunghi cappotti, tra una sparatoria e l’altra, hanno sempre un bicchiere di whisky tra le mani. Nulla di più lontano dal suo mondo. Eppure le pagine di Hammett e Chandler, tradotte dall'affascinante scrittore Sebastiano Satta Ascona, le stanno facendo scoprire il potere delle parole. Anita ha sempre diffidato dei giornali e anche dei libri, che da anni ormai non fanno che compiacere il regime. Ma queste sono storie nuove, diverse, piene di verità. Se Anita si trova ora a fare la dattilografa la colpa è solo la sua. Perché poteva accettare la proposta del suo amato fidanzato Corrado, come avrebbe fatto qualsiasi altra giovane donna del 1935, invece di pronunciare quelle parole totalmente inaspettate: ti sposo ma voglio prima lavorare. E ora si trova con quella macchina da scrivere davanti in compagnia di racconti che però così male non sono, anzi, sembra quasi che le stiano insegnando qualcosa.
Forse per questo, quando un’anziana donna viene arrestata perché afferma che un eroe di guerra è in realtà un assassino, Anita è l’unica a crederle. Ma come rendere giustizia a qualcuno in tempi in cui di giusto non c'è niente? Quelli non sono anni in cui dare spazio ad una visione obiettiva della realtà. Il fascismo è in piena espansione. Il cattivo non viene quasi mai sconfitto. Anita deve trovare tutto il coraggio che ha e l’intuizione che le hanno insegnato i suoi amici detective per indagare e scoprire quanto la letteratura possa fare per renderci liberi.

Tutto quello che passa dalla penna di Alice Basso risplende di unicità e stile. Dopo aver creato Vani Sarca, uno dei personaggi più amati degli ultimi anni dai lettori e dalla stampa, l’autrice torna con una nuova protagonista indimenticabile: combattiva, tenace, acuta, sognatrice. Sullo sfondo di una Torino in cui si sentono i primi afflati del fascismo, una storia in cui i gialli non sono solo libri ma maestri di vita.





Ho amato tantissimo Vani Sarca, la protagonista degli altri libri di questa autrice e credo di esprimere un'opinione comune dicendo che ero terrorizzata all'idea di approcciarmi a una nuova figura. Credo che anche l'autrice lo fosse perché Anita Bo, giovane dattilografa della Torino del 1935, è proprio l'opposto di Vani: bella, solare e civettuola. A lettura finita posso dire solamente che ho amato Anita tanto quanto Vani, la magia è di nuovo riuscita.

Il morso della vipera è ambientato a Torino nel 1935, periodo difficile per tutti, particolarmente per le donne. L'autrice infatti pone l'accento, oltre che sulla sfera politica, sulla questione femminile, in un'epoca in cui la donna non aveva nessun diritto e la massima aspirazione consisteva nell'accalappiare un buon partito. Cosa tra l'altro che Anita riesce a fare benissimo, ma che, arrivata al dunque, non vuole concretizzare perché scopre di volere di più la libertà.

Mi è piaciuto moltissimo questo aspetto, rimarcato ma non in maniera esagerata, con "nonscialanza" (cit.).

Anita è una ragazza moderna, nonostante sia figlia del suo tempo e non possa esprimersi liberamente. Per fortuna possiede anche un'intelligenza pronta, che le permette di tirarsi fuori da situazioni difficili, oltre ad avere due amiche anch'esse speciali: Clara e Candida. Ho adorato il loro rapporto, come si sostengono e si aiutano, riuscendo ad abbattere qualche barriera.

Altro punto fondamentale è dato dal clima politico che si respirava all'epoca, in una città caratterizzata soprattutto da un pacato distacco, tipicamente sabaudo. Io sono piemontese e conosco bene Torino e i suoi abitanti e ho sorriso più volte di fronte a modi di dire e di fare tipici. La Basso ha proprio centrato questi comportamenti, senza prendere in giro, o almeno facendolo bonariamente. Ho adorato tutto.

Gli anni prima della Seconda guerra Mondiale, quando Mussolini ha consolidato il suo potere, sono stati caratterizzati da questa quasi indifferenza sociale, dettata soprattutto dall'impossibilità di ribattere e da mancanza di informazione veritiera. La propaganda ha puntato molto sul fatto, ancora presente oggi, che la gente spesso non prende posizioni o lo fa solo quando non c'è pericolo, in privato. Stiamo a vedere è stato, ed è purtroppo ancora, il motto che ha contraddistinto molti di noi, che non erano d'accordo con i comportamenti delle camicie nere, ma si giustificavano e credevano a quanto raccontato. L'autrice è stata spettacolare nel descrivere questo clima, tra l'altro facendolo senza giudizio. La scena in cui il padre di Anita le spiega la situazione è qualcosa di unico.

Non manca inoltre la parte investigativa, forse meno marcata. Ho sorriso per le improbabili avventure di Anita e Satta Coso (per me lui ormai si chiama così) e sono rimasta ammaliata dall'evoluzione del loro rapporto, dalla stima che man mano iniziano a provare e che cresce di pagina in pagina.

Non mancano neanche stavolta i riferimenti letterari, caratteristica tipica dell'autrice. Ne ho adorato ogni citazione.

Dietro questo libro c'è una ricostruzione storica accurata e fatta benissimo, scritta però con un registro moderno che ho apprezzato tantissimo. Ero preoccupata, ma facevo male ad esserlo: la Basso si è persino superata, chapeau (o meglio sciapò).

Voto:


Ringrazio la Casa Editrice per la copia digitale

Voi l'avete già letto? Cosa aspettate a farlo? Muoversi, avanti marscia







10 commenti:

  1. Bella recensione Chiara, non ho letto ancora nulla della Basso, magari inizio con questo libro che avevo già addocchiato e mi incuriosisce molto.

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    1. Sabri tu devi leggere la Basso, ma anche Vani, DEVI!

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  2. questo romanzo l'ho preso a scatola chiusa, prima ancora di leggere le recensioni degli altri blog e spero ad agosto di riuscire a leggerlo anche io.

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  3. Sono contenta che ti è piaciuto, a me purtroppo non mi è piaciuto. Mi ha insoddisfatto perché in Anita non ho visto né rievocato i bei ricordi che serbo per Vani Sarcia. Carino ma niente di più 🤗

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    1. Ho letto la tua recensione e il bello è anche questo, sensazioni diverse

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  4. Ciao Chiara, al momento sto leggendo un altro romanzo ma, appena concluso, leggerò proprio questo libro! Adoro Alice Basso e spero che pure a me questa nuova serie possa piacere come la precedente :-)

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    1. io ero terrorizzata ma Anita ha veramente sbaragliato ogni dubbio

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  5. I libri di quest'autrice mi incuriosiscono da un lato e dall'altro mi frenano un po', li ho messo nella lista dei forse da un po', devo pensarci ancora su per decidere cosa fare ma mi fa piacere che a te sono piaciuti tanto

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