Qualche tempo fa, mentre ero in macchina con
mio figlio, tornando da una partita di calcio e parlando del più e del meno (ma
quando mai con i figli si riesce a parlare del più e del meno?) se ne esce
dicendomi: “sei una femminista!” Ho cercato di spiegargli che per me non era
assolutamente un’offesa, al più un complimento, ma che difendere i diritti
delle donne, basandomi su ingiustizie che da secoli hanno caratterizzato le
loro vite, le nostre vite, doveva essere un principio per tutti, e di qualsiasi
genere.
Ecco. Questo libro è proprio il manifesto con
cui questa autrice, con ironia ed intelligenza, racconta la storia di una
donna, una scienziata degli anni ‘50, sì, lo so, già ad accostare questi due
termini si sente lo stridio che produce sulle
nostre coscienze, che per tentare di fare il suo mestiere, niente più che
la chimica, subisce chiacchiere e maldicenze e soprusi fisici e mentali, fino a
dover lasciare un posto di lavoro che per antonomasia dovrebbe incentivare l’uso
del cervello e non mortificarlo!
La prima qualità che ho indiscutibilmente apprezzato è il tono, spesso ilare e disincantato, con cui si affrontano temi importanti, dal lavoro di una donna ad una figlia fuori dal matrimonio, dall’utilizzo di semplici pantaloni al piacere di vogare. Elizabeth Zott è senz’altro una donna sopra le righe, che non teme di essere se stessa, in un mondo lavorativo gestito da uomini gretti e di limitata apertura e in una vita quotidiana che, per quanto lei si sforzi di combattere o la maggior parte delle volte di cui cerca di fregarsene, non la vede di buon occhio e mina il terreno attorno a lei. Ma, pur vivendo lei delle situazioni difficili e anche di complicata comprensione, non appesantisce mai le sue piccole lotte e conseguenti vittorie, sembra quasi che non la tocchino gli sguardi dei colleghi di lavoro, che la temono, ma che la fanno sentire solo e sempre inadeguata, eppure lei non si ferma mai, se non quando non ne possa davvero fare a meno!
Elizabeth è una donna che davanti ai suoi
diritti calpestati e a meriti non riconosciuti, invece di buttare la spugna si
reinventa, prima costruendo un laboratorio chimico dentro casa per portare
avanti la sua ricerca ed infine trasformando la sua professione, ed anche
vocazione, di chimico in un lavoro in televisione con un programma di cucina! E
di questo personaggio non mi è piaciuta solo la capacità di ricominciare quasi
da zero, che anche nel mondo contemporaneo e moderno, che ancora non ha
imparato ad offrire le stesse opportunità a uomini e donne, purtroppo avviene
spesso, ma ho apprezzato la sua capacità di non perdere se stessa, nel
linguaggio chimico come nel suo approccio scientifico agli alimenti, agli
strumenti, a tutto ciò di sé che riesce a portare in una cucina di un set
televisivo!
Il potere più grande di Elizabeth è che, anche
con parole che inizialmente sembrano incomprensibili, riesce a parlare ad un
pubblico femminile, a superare le ostilità di un produttore di genere maschile
e ad entrare nelle coscienze di donne che non pensavano neanche di poter avere
delle ambizioni o di potersi sentire realizzate al di fuori della loro casa!
Pur essendo un tomo abbastanza voluminoso, la
lettura è stata piacevole perché la scrittura non solo era scorrevole ma ha
saputo dosare parti più leggere ad altre più impegnative senza che ci fossero
cambi di registro o grandi scossoni! Si piange si ride e si riflette anche
nella stessa pagina, insomma!






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