giovedì 15 giugno 2023

Recensione "Alice non è il paese delle meraviglie" di Giuditta Ross

Ringrazio ancora tantissimo Hope edizioni per avermi omaggiato al Salone del libro di questa trilogia.

Il libro:
Autrice: Giuditta Ross
Titolo: Alice non è il Paese delle Meraviglie
Editore: Hope Edizioni
Data di pubblicazione: 9 giugno 2023
Pagine:
Serie: Gli eredi della Foglia Vol.1

Trama:
Non c’è assolutamente nulla che non vada in lei, eccetto che... Alice non sa nulla del suo passato, tutto ciò che ha è un presente come cameriera nel pub dell’uomo che le ha fatto da padre negli ultimi cinque anni, un presunto vampirismo, un’amica stramba dai discutibili gusti musicali, un lupo mannaro che è per lei una specie di fidanzato in prova, e poi... lui. Alistair St. Clare è il tipo d’uomo da cui ogni ragazza si dovrebbe tenere a distanza. Oscuro, ombroso e pericolosamente sexy. In pratica, irresistibile. Adagiata in una quotidianità salda ma effimera, Alice non sa che tutto sta per cambiare. Fin quando il castello di carta che le è stato costruito attorno non inizia a crollare, la giovane non immagina che il suo passato sta per reclamarla, modellando di conseguenza il suo futuro. In un mondo che diventa, di giorno in giorno, sempre più strano, in cui nessuno è realmente quello che appare, Alice dovrà decidere da che parte stare. Divisa tra un amore a cui sembra impossibile opporsi e la scoperta di se stessa, apprende di possedere la capacità di ristabilire le sorti di un intero popolo, grazie al suo sangue. E se quel popolo non ne meritasse neppure una goccia?


Primo libro di questa trilogia riedita da Hope Edizioni, è un urban fantasy con la componente romance molto accentuata.
La storia parla di Alice, che vede sgretolarsi di colpo le sue poche certezze, con un passato che non ricorda ma che tende sempre a ritornare e rovinarle la pseudo normalità che si è costruita. Coprotagonista con lei è Alistair St.Clare, vampiro millenario dal carattere autoritario e dai modi burberi (e fin troppo retrogradi per i gusti della ragazza). Sullo sfondo un mondo fatato, lotte intestine e la ricerca di sé, di casa.

Avevo già letto un libro di questa autrice, un romance, che mi aveva colpita per la sua ironia pungente e prorompente, ero curiosa però di leggerla con questo genere e devo dire che, nonostante la sua vena ironica sia meno marcata, mi è piaciuta lo stesso molto. Giuditta Ross ha un modo leggero di scrivere, nel senso positivo del termine, ci si rilassa leggendo i suoi libri e il sottotono allegro aiuta tantissimo a immergersi nella storia, staccando nel contempo la spina dai pensieri (cosa più che mai gradita).

La trama è la classica che si può in qualche modo prevedere: ragazza un po’ ingenua che deve essere salvata, vampiro autoritario, un destino segnato, eccetera. Però ci sono dei colpi di scena che non mi aspettavo, diverse svolte che non avevo previsto e che mi hanno intrigato.
(A un certo punto mi è venuto in mente Il nome della Rosa, nel finale. Graditissimo)

Mi è piaciuto il personaggio di Alice, soprattutto per la sua irriverenza e modernità. A volte sembra un po’ svampita, cosa dovuta al suo passato, o meglio alla sua assenza di memoria riguardo, ma l’atteggiamento combattivo e la battuta pronta me l’hanno resa molto molto simpatica. Inoltre la sua evoluzione è stupenda, è un personaggio che matura tantissimo e la sua ricerca di sé è alla base del libro.
Alistair è proprio il vampiro come ce lo si aspetta in queste storie, burbero e possessivo, poco incline alla pazienza e alla mediazione. Piaciuto un sacco anche lui.

I secondari sono ben caratterizzati, alcuni più di altri in quanto fondamentali poi per i prossimi libri; ho adorato il gemello Nair (ho un debole per gli irriverenti) e pure Corinn’Dhu, la Banshee, di cui però avrei voluto saperne di più, spero nei seguiti.

Il libro si concentra molto sulla storia d’amore e sui pensieri dei personaggi, che così risultano meglio caratterizzati e la cui empatia verso di loro è più facile, a discapito però della descrizione geopolitica e del mondo fantasy. Ho avuto la sensazione di trovare lacune in questo senso, mi è mancato proprio l’assetto politico e degli intrighi, nonché la conoscenza dei vari popoli; nel glossario finale vengono integrati, ma diversi particolari scritti lì proprio non sono menzionati nel libro.
Per me questa è una carenza, forse perché adoro questa componente o forse perché amo l’epic fantasy dove tutto è molto più definito. Mentre la parte introspettiva, soprattutto a metà libro, l’ho trovata un po’ ripetitiva.

Però il libro è scritto bene e pure scorrevole, mi è piaciuta la morale e anche che il finale abbia una sorta di conclusione, non lasci così in sospeso. Allo stesso tempo sono molto molto molto curiosa di proseguire, perché questo titolo getta le basi per la storia successiva e io non vedo l’ora di cominciarla.
Voto: 4*


Alla fine di questo libro è presente la novella “Rapito dalla fata” in cui l’autrice fa un crossover tra questo titolo e “Sotto il kilt niente”, facendo incontrare i due sociopatici personaggi di Alistair e Amelia.
Una chicca, poche pagine di puro divertimento che ho amato tantissimo e che ho vissuto come un regalo dell’autrice. Grazie.



Vi ho incuriosito? Io adesso mi tuffo sul secondo della serie



4 commenti:

  1. ohh me tanto contenta che ti sia piaciuto, dopo quanto ti ho stressato per leggerlo!!! Io adoro questa serie, e mi piace un sacco come scrive Giuditta.

    RispondiElimina