lunedì 11 ottobre 2021

Purché sia di serie - Recensione Brothersong" T.J.Klune e recensione di Ludovica di "Un assassino alle porte" di Sabaa Tahir

 Buongiorno, ecco puntuale la rubrica sulle serie, nata da una mia idea e che ha come obiettivo di cercare di portarne a termine qualcuna delle millemila iniziate.

Appuntamento fisso quindi ogni 11 del mese per parlare di serie. 


Grazie a Dolci per la grafica
 
La rubrica quindi consiste nel leggere mensilmente un libro appartenente a una serie cominciata (quindi non il primo) e di parlarne sul blog, però con una recensione speciale in questo caso.
Infatti per invogliarmi ho pensato di cambiare un pochino il metodo, avvisando prima. Farò una cosa che normalmente aborro, cioè farò spoiler, sulla serie e sul libro letto. Più un delirio da fangirl, che richiama perciò i gruppi di lettura sui social, che una recensione vera e propria.


Per questo mese ho scelto il secondo libro di questa serie strepitosa, che sto leggendo insieme a Rosaria Desirée e Alessia in un piccolo gruppo di lettura, modalità ideale per questa storia complessa.
Il libro:
Autore: T.J. Klune
Titolo: Brothersong. Il canto dei fratelli
Editore: Triskell edizioni
Data di pubblicazione: 11 settembre 2021
Pagine: 518
Serie: #4 Green Creek

Trama:
Tra le rovine di Caswell, nel Maine, Carter Bennett ha appreso la verità di ciò che aveva avuto davanti agli occhi per tutto il tempo. E poi esso – lui – non c’era più.
Alla ricerca disperata di risposte, Carter si mette in cammino, abbandonando la famiglia e la sicurezza del suo branco, tutto in nome di un uomo che conosce soltanto come un lupo selvatico. Ma è lì che risiede il pericolo: i lupi sono branchi di animali, e più Carter resterà da solo, più la sua mente scivolerà verso la voragine infinita della follia degli Omega.
Ma insiste, seguendo le tracce lasciate da Gavin.
Gavin, il figlio di Robert Livingstone. Il fratellastro di Gordo Livingstone.
Ciò che Carter trova cambierà per sempre la vita dei lupi. Perché la storia di Gavin con il branco dei Bennett va ancora più indietro di quanto si possa immaginare, un segreto tenuto nascosto dal padre di Carter, Thomas Bennett.
E la conoscenza ha un prezzo: i peccati dei padri adesso ricadono sulle spalle dei figli.



di Chiara
Recensione priva di spoiler

Quarto e ultimo libro di questa serie meravigliosa, con protagonisti i lupi di Green Creek. Ma questo è anche il libro di Carter e io lo aspettavo da quando ho conosciuto questo personaggio così irriverente e dal cuore grande.
Che bello, finalmente, avere a che fare con lui, l'ho adorato!

La struttura è simile a quella dei due precedenti, con un inizio più struggente e con la componente del viaggio, per poi – per fortuna – tornare a essere completo di tutti i personaggi e con momenti più allegri.

Mi è piaciuta moltissimo l'evoluzione e la conclusione della storia, ho trovato il finale perfetto per questa serie, con tutti gli elementi necessari a renderlo tale. Non li elencherò per non fare spoiler, ma ho letto gli ultimi capitoli quasi in apnea, senza riuscire a staccarmi dal kindle.

Ho adorato come Klune abbia parlato di amore e soprattutto di quello fraterno, alla base di questo libro. I vari personaggi hanno intrecci importanti di parentele e mi è piaciuto moltissimo come questo sia stato un elemento essenziale.

Ho apprezzato anche la coppia del libro: Carter non poteva trovare un compagno più adatto a lui. Avrei gradito avere qualche informazione in più sul passato di Gavin, il libro non è certo corto e quindi ci sarebbero state bene, ma come ho detto sopra questo è il libro di Carter, lui l'io narrante, e quindi si concentra di più su lui e sul branco Bennett.

Come sempre Klune sottolinea l'importanza del nucleo familiare come scelta, in questo caso un vero e proprio branco "variegato" e anche stavolta è stato così. L'accettazione di tutti, il non giudicare, il voler bene perché si ama e non per un'appartenenza imposta, sono sempre temi molto ben trattati da questo autore e anche stavolta è stato così.

Bella anche la figura di Thomas Bennett, che scende dal piedistallo di perfezione in cui è stato messo e si rivela più umano, capace di sbagliare. Mi ha molto commossa.

Insomma un finale in sintonia con i precedenti, un cerchio che si chiude (non un uroboro eh) e una lettura bella, ricca, a tratti commovente altre volte divertente, che ho adorato.

So già che sentirò molto la mancanza di questo pazzo branco, di tutti i suoi componenti, della scrittura di questo autore che adoro sempre di più.
Grazie Green Creek per questa bellissima avventura!
Voto: 4.5*













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Ludovica ha letto:
Autrice: Sabaa Tahir
Titolo: Un assassino alle porte
Editore: Nord
Data di pubblicazione: 17 ottobre 2019
Pagine: 443
Serie: An Ember in the Ashes #3

Trama:
I venti di guerra sferzano più violenti che mai. Tra i fuochi della rivolta, una nuova minaccia sorge all'orizzonte. Per l’Impero e per l’umanità intera…
Da anni, l'Impero governa col pugno di ferro, proibendo la scrittura e punendo chiunque non si assoggetti alla sua rigida disciplina. Negli ultimi tempi, però, la morsa si è fatta ancora più opprimente. È una strategia orchestrata nell’ombra dal Signore della Notte, un essere antico e potente che si sta servendo dell'Imperatore per trovare i frammenti di un manufatto magico: la Stella, un’arma formidabile in grado di scatenare il caos nel mondo. Elias e Laia sono tra i pochi a conoscere la verità e, per sventare quel piano malvagio, sono costretti a separarsi. Laia dovrà andare a Marinn, per radunare un esercito che combatta l'Impero al fianco della resistenza, mentre Elias avrà il compito di aiutare la Traghettatrice di Anime, custode dei defunti. Da quando il Signore della Notte fomenta guerre e tumulti, infatti, gli spiriti sono inquieti e rischiano di distruggere il confine che separa il regno dei vivi da quello dei morti. E presto Elias si troverà di fronte a una scelta impossibile: accettare il suo destino e non rivedere mai più la donna che ama, o seguire il cuore e lasciare che il resto dell’umanità ne paghi le conseguenze…


 
di Ludovica
Recensione priva di spoiler

Appena finito. Ho appena chiuso un libro che giaceva sul mio comodino da due anni. Due anni. In cui lo guardavo, sentivo la necessità impellente di superare quelle venti pagine lette anni fa, ma senza mai trovare lo stimolo giusto, la spinta ad andare avanti, ad iniziarlo davvero.

 

Non era mai il momento, una volta del fantasy in generale, una volta del fantasy violento e che sapevo (sapevo!) mi avrebbe dilaniato, non facevo altro che rimandare ma poi sul mio cammino è giunto un certo Kristoff (e voi vi starete chiedendo che c’azzecchi con questo romanzo), ecco lui ha ufficialmente riaperto le porte del fantasy, quello vero, quello potente, quello che lascia segni, quello che devi leggere tutto d’un fiato, senza perdere tempo per vivere, quello che sogni di notte o le cui scene ti seguono a lavoro e rischi di chiamare i clienti con i nomi dei personaggi.

 

Ah! I Personaggi! Che personaggi stratosferici è riuscita a tirare fuori dalla sua penna Sabaa, anche stavolta. Perché diciamolo: non è semplice scrivere un terzo libro di questo livello, altissimo, se i primi due hanno fatto scintille (in tutti i sensi!), se sono stati così pieni di eventi, distruzione, suspense, perché chiedersi se sarà all’altezza dei precedenti è una domanda che ti rimbomba nella testa molto prima di aprirlo, il benedetto terzo e non ultimo (capito? Non ultimo) capitolo di questa serie. Ed invece il terzo si riempie di un’umanità, di una rete di rapporti che vanno dall’amicizia all’amore, dalla famiglia all’amor patriae, che spiazza e quasi cancella la paura che non possa essere all’altezza degli altri due. Secondo me questo terzo volume non ha niente da invidiare ai due precedenti.

 

Ritroviamo tutti, da Elias divenuto ormai Traghettatore di anime, alla ricerca di equilibrio nei panni del suo nuovo, difficile ruolo; il Signore della Notte, con un maledetto fascino che via via diventa più consistente e straripante, tanto da farmi domandare se non stessi impazzendo (come posso schierarmi con il nemico?); Cuoca, con il suo bagaglio di misteri e bugie, di sete di vendetta ma anche di un gesto d’amore; Laia che riveste il suo innegabile posto da Prima donna, una Dotta nelle cui mani un intero popolo sta mettendo il proprio futuro (ed anche il passato); la Comandante davvero sempre più impregnata di sotterfugi, cattiveria, pedina di un disegno più grande, molto più grande, ma sempre responsabile di una quantità di morti senza precedenti, lei di cui ancora non sappiamo niente, lei che è quella che nasconde più di tutti gli altri personaggi; marziali, dotti, tribali, marinniani, cioè tutti popoli che si combattono tra loro, senza aver capito che il loro nemico è uno, unico ed infinitamente più grande; l’Averla Sanguinaria che io ho amato in tutta la sua forza, nelle sue lacrime, in un sentimento profondo per il suo popolo, la necessità atavica di salvarlo, un’appartenenza che non mi sarei mai aspettata di trovare in una Maschera. Non in una Maschera, ma in una Helene sì.

 

Ma poi, personaggi nuovi o quasi, come Musa ed Harper (ecco, per Harper mi sono presa proprio una cotta stratosferica), che salvano le situazioni, che si salvano in molte situazioni estreme e pericolose, loro che da quando Elias è entrato nella Foresta, perdendo molto del suo fascino, rappresentano, secondo me, la sicurezza, l’equilibrio, la giustezza.

 

Questo libro è intriso di suspense ad ogni chiusura di capitolo, sei lì con il fiato sospeso, inconsapevole dei colpi di scena che ti aspettano e che ti terranno incatenata fino al prossimo step, ma anche con la sensazione, ormai divenuta tangibile, che l’autrice abbia in serbo per te molto, ma molto di più.

 

Una scelta stilistica molto anomala, ma senz’altro azzeccata, quella della narrazione in prima persona al presente indicativo, che si addice alla perfezione ad una narrazione a tre voci, Elias, Laia ed Averla Sanguinaria, a cui si aggiungono un capitolo iniziale e finale del Signore della Notte. Il racconto dell’Averla Sanguinaria è quello che mi ha lasciato di più con il fiato sospeso, tanto che non nascondo che a volte saltavo gli altri due per andare a vedere cosa succedesse ad Helene, per poi tornare indietro e recuperare gli altri.

 

Un libro che va letto con la mente sgombra ed il cuore pronto ad ogni colpo di scena, ad ogni infausta intermittenza e brutale imprevisto. Un libro da assaporare in tutte le sue sfumature, sottigliezze e magie. 

Voto: 5*




 Passate anche a leggere gli altri blog, appuntamento al mese prossimo!

7 commenti:

  1. Entrambi da recuperare.
    Klune in lettura e la Tahir... boh quando riuscirò a incastrarla

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  2. @ Chiara: Bella recensione, ho amato libro, Carter e Gavin.Tutta la serie è bellissima i miei preferiti sono il secondo e questo...in pratica i libri dei fratelli Livingstone
    @ Ludovica: La Tahir mi manca non l'ho letta, me la stanno consigliando in vista dell'uscita dell'ultimo libro, ma ho una lista infinita e non so se riuscirò a recuperarla.

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  3. Chiara della serie Green Greek mi sono innamorata anche io da subito. Il branco, i legami ahhh come mi mancano! La tua recensione non fa che confermare le mie sensazioni ed ora devo assolutamente trovare il tempo di proseguire con la serie!
    Ludovica non conosco questa serie ma se tu ne parli così è la valuti 5 beh, va segnata!

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  4. Oh vedo che avete fatto il botto con le letture di questo mese. È stupendo quando i libri ci prendono così. Per quanto mi riguarda mi mancano entrambe le serie ma vorrei recuperare.

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  5. Chiara, ho appena finito la Casa sul mare celeste. Stando in astinenza da Klune, credo che ritorni presto al branco!

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  6. Non ho letto nessuno dei due. Di Klune vorrei leggere La casa sul mare celeste

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  7. Due libri che devo assolutamente leggere e sicuramente della Tahir rileggerò anche i primi due volumi perché è passato troppo tempo e spero di farlo preso vista l'uscita imminente del quarto volume!

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